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Diano d’Alba, l’orgogliosa cenerentola delle Langhe


p011_campanileIn un territorio in cui regna incontrastato il nebbiolo, a Diano d’Alba è il dolcetto il vero protagonista.

Diano d’Alba è un vero paesino langarolo, con la piazza centrale, la chiesa col campanile i cui rintocchi scandiscono un tempo che qui sembra essersi fermato; ci sono le trattorie tipiche che profumano di brasato e tartufo, le piccole drogherie dove acquistare qualsiasi genere alimentare e, tutto intorno, i vigneti, ma non di nebbiolo e barbera, come avviene nei comuni limitrofi, a Diano d’Alba il vitigno principe è il dolcetto.


Il piccolo borgo s’adagia su una collina (Bric), domina Alba da un lato e dall’altro le colline circostanti da cui s’intravedono in lontananza la pianura ed il fiume Tanaro. Dall’alto del sagrato della Chiesa settecentesca di San Giovanni Battista, in stile barocco piemontese, si gode di un bellissimo panorama che spazia in tutte le direzioni. Il nome del paese deriva probabilmente dall’antica dea della caccia Diana, alla quale i coloni romani, giunti su questi colli, consacrarono l’insediamento originario.


A Diano d’Alba le arenarie bianche caratterizzanti il suolo del territorio albese, le forti escursioni termiche e i ripidi pendii soleggiati che garantiscono l’esposizione ideale per una perfetta maturazione, fanno sì che il vitigno dolcetto riesca ad esprimersi con caratteri unici e di particolare pregio. A questo vitigno autoctono piemontese è dedicato ben il 60% dei 473 ettari vitati del Comune e la sua storia è secolare. I viticoltori dianesi hanno sempre saputo quali fossero i luoghi più adatti alla sua coltivazione, al punto che, a metà degli anni Ottanta, le zone del territorio comunale vennero mappate e catalogate. Il 27 settembre 1986, l’allora Sindaco, Lorenzo de Stefanis, affisse un pubblico avviso per comunicare alla popolazione la creazione di una mappa delle aree del Comune vocate alla viticoltura: era la prima volta in Italia che una comunità si dotava di uno strumento urbanistico all’avanguardia in materia agricola. Attualmente esistono 76 Sörì, che in dialetto langarolo significa “luogo solatio”, cioè soleggiato, ad indicare le aree del territorio più adatte alla viticoltura per suolo, esposizione e microclima. I diversi Sörì compaiono nelle etichette del Dolcetto di Diano d’Alba come menzioni geografiche aggiuntive e, dal 1996, sono raggruppati in 16 sottozone: “Bric Majolica”, “Pittatori”, “Biria”, “Abelloni”, “Romino”, “Parisio”, “Madonnina”, ”Bartu”, “Santa Croce”, “Rabino”, “Gerlotto”, “Bertinetti”, “Montagrillo”, “Gallaretto”, “Farinetti”, “Carzello”.


Dopo la DOC ottenuta negli anni settanta, dal 2010 il Dolcetto di Diano d’Alba può fregiarsip011_panorama anche della DOCG. Questo importante riconoscimento ha premiato i viticoltori virtuosi che, riuniti nell’Associazione I Sörì di Diano”, stanno portando avanti una politica di qualità e territorialità sul vitigno dolcetto, poco considerato nel panorama enologico italiano. Certamente la doppia denominazione “Diano d’Alba Docg” o “Dolcetto di Diano d’Alba Docg” non facilita la comprensione da parte del consumatore, poiché va ad identificare la medesima tipologia di vino. Nel bicchiere il Dolcetto di Diano d’Alba è invece tipico e caratteristico: il rosso rubino-porpora è preludio di profumi di frutta scura come more, prugne ma anche di amarene mature ed erbe aromatiche; in bocca la struttura s’accompagna ad un’ottima bevibilità, il tannino è fine e setoso e le morbidezze lo addolciscono ulteriormente, nel finale si può apprezzare anche il tipico aroma ammandorlato. Queste caratteristiche si esaltano nella tipologia “Superiore” che, dopo un invecchiamento in legno di almeno 18 mesi, esprime anche profumi di cacao, polvere di caffè, soffi balsamici ed una struttura e complessità ancor maggiori. Entrambe le tipologie accompagnano piatti del territorio come tajarin al sugo d’arrosto, agnolotti del plin, cardi gobbi, peperoni e topinambur in bagna caòda e coniglio coi peperoni di Carmagnola.


Se il dolcetto è il protagonista, il nebbiolo a Diano d’Alba non è solo una comparsa. Il paese può vantare anche tre menzioni geografiche aggiuntive (Cru) di Barolo: Gallaretto, esposto a nord-est confina con Fontanafredda, e i più noti La Vigna e Sorano, quest’ultimo diviso con il comune di Serralunga d’Alba, entrambi con esposizione a sud-est. I Barolo prodotti col nebbiolo di Diano sono simili a quelli di Serralunga; grande struttura e tannino importante permettono loro d’invecchiare a lungo.


p011_cantinaPer avere una panoramica di gran parte dell’interessante produzione enologica di Diano d’Alba, conviene rivolgersi alla Cantina Comunale, che raccoglie più di 150 etichette dei vini prodotti dai viticoltori associati di Diano, dal dolcetto alla favorita, dal nebbiolo all’arneis; consideratelo un punto di partenza per scoprire i sapori ed i profumi che questo territorio è in grado di offrire durante tutto l’anno.