Ultimi articoli

Casale del Giglio

News image

Fra tradizione e innovazione, la riscoperta dell’Agro Pontino: l'avventura di Casale del Giglio Quello che ho appreso n...

Recensioni | Susi Bonomi

Birra Panil

News image

L’Italia è il Paese delle eccellenze anche per quanto riguarda la birra, bevanda prodotta soprattutto con l’acqua; altri...

Non solo vino | Giovanni Bordin

Sudafrica, Il Paese arcobaleno

News image

Titola così questa serata, ma non tutti sanno che, dopo la fine dell’apartheid, il Paese ha acquisito il soprannome di R...

Recensioni | Anita Croci

Uscita didattica in Valpolicella

News image

  “Il cielo è il tetto delle vigne”: cronaca di una giornata in Valpolicella Per una giorno le divise grigie e bl...

Territori e Vini | Sara Missaglia

Il Sannio e i Sanniti: guerrieri come un tempo, dal vino forte e gentile

News image

  Chi conosce la montagna e la sua gente sa che lì non esistono mezze misure: bianco o nero, buono o cattivo, bell...

Recensioni | Sara Missaglia

Spumanti Inglesi


r133_capsul_NyetimberIl Regno Unito è oggi una delle patrie della produzione di vini spumanti di qualità. Nicola Bonera, in una sorprendente degustazione alla cieca, ha illustrato le caratteristiche di queste eccellenti bollicine.

Pensando alle tipiche bevande inglesi, vengono in mente il tè e la birra, il sidro o il gin; eppure anche nel Regno Unito si produce vino, e negli ultimi anni la sua qualità è decisamente migliorata.

 

Nell’isola che fu patria della rivoluzione industriale si sta assistendo nell’ultimo decennio ad una “rivoluzione vinicola”: non più solo semplici vini bianchi senza pretese; oggi gli sparkling wines britannici, ottenuti con rifermentazione in bottiglia, entrano di diritto nel gotha dei migliori vini spumanti del mondo, spesso battendo ai concorsi celebri maisons d’oltremanica.


A cosa è dovuto il successo delle bollicine inglesi? Alcuni ritengono sia merito del global warming che permette una migliore maturazione delle uve, altri degli ingenti investimenti che hanno portato alla nascita di grandi cantine moderne, altri ancora dell’affermazione di giovani e intraprendenti enologi inglesi che hanno studiato nelle più importanti scuole ed aziende mondiali. Tutte queste ipotesi sono senza dubbio veritiere, ma ricordiamo che un grande vino non è fatto solo dal vigneto, dalla cantina e dagli enologi; i vini migliori sono espressione di un territorio e di un ambiente pedoclimatico unico. Se unanimemente si pensa che il terroir migliore per la nascita di un grande champagne sia costituito dal suolo gessoso dell’omonima regione e dal clima, non certo mite, del nord della Francia, allora ritroviamo le medesime condizioni pedoclimatiche nell’Inghilterra del sud; le celebri bianche scogliere di Dover non sono altro che un agglomerato di gesso di fossili di belemnite, il noto terreno kimmeridgiano e oxfordiano che costituisce la “craie” della Champagne. Le maggiori aziende produttrici di bollicine, ad esempio Nyetimber e Ridgeview, hanno sede proprio qui, sui suoli gessosi del Sussex. I vigneti, principalmente chardonnay e pinot nero, ma anche incroci e ibridi come bacchus e seyval blanc, sono posizionati su basse colline con forte pendenza per difendere le uve dal freddo ed ottenere la migliore esposizione, che permette loro di maturare il più possibile: siamo infatti sul 50° parallelo, più a nord anche della fredda champagne.


Ma facciamo un salto nella storia. La viticoltura era praticata nell’antica Britannia sin dall’epoca romana; Guglielmor133_sparkling il Conquistatore (XI sec.) censiva nel suo Domesday Book 46 zone con vigneti. Durante il regno di Enrico VIII (XVI sec.) esistevano 139 vigne appartenenti ai nobili ed alla Chiesa. Tuttavia, dopo la chiusura dei monasteri a causa dello scisma con la Chiesa di Roma, ed in concomitanza con la mini glaciazione dei secoli XVI-XIX, gran parte dei vigneti scomparve. La data da ricordare nella storia enologica inglese è invece il 17 dicembre 1662, quando lo scienziato Christopher Merret presentò alla Royal Society di Londra il proprio scritto sulla produzione del vino, nel quale coniò il termine “sparkling wine” e, descrivendo il metodo dell’aggiunta di zucchero al vino e l’utilizzo di bottiglie in vetro più resistenti, pose le fondamenta per la creazione del metodo classico, molti anni prima di Dom Pérignon e delle tecniche spumantistiche francesi.


Oggi vi sono in Inghilterra 143 aziende produttrici di spumanti metodo classico che coltivano a vite 1300 ettari, per una produzione media di 2.5 milioni di bottiglie l’anno, numero esiguo rispetto alle produzioni francesi o spagnole. Gli ettari vitati sono tuttavia in costante aumento e anche le grandi aziende si stanno moltiplicando a discapito delle piccole proprietà; ciò ha portato nel 2004 all’identificazione di “Quality Wines”, ossia vini prodotti seguendo una sorta di disciplinare di produzione e provenienti da poche parcelle di terreno qualitativamente superiori, per distinguerli dai Regional Wines e dai UK Table Wines.


Nella degustazione dei sei Quality Sparkling Wines britannici, Nicola Bonera ha voluto mettersi in gioco. Come in una serata tra amici, ha infatti deciso di degustare alla cieca gli spumanti, ponendosi sullo stesso piano e confrontandosi con la platea particolarmente divertita da questo diverso approccio.


Per cercare di farvi rivivere le sorprese di questa serata mi permetto di descrivere alla cieca i vini proposti, a voi il compito di assaggiarli tutti per abbinare il vino alle note di degustazione in modo corretto!


r133_tutti_spumanti1. Nyetimber Blanc de Blancs 2001, chardonnay 100%

2. Nyetimber Blanc de Blancs 2003, chardonnay 100%

3. Carr Taylor Brut 2008, Reichensteiner 50% schonburger 50%

4. Nyetimber Classic Cuvee 2004, chardonnay 62% pinot nero 19% pinot meunier 19%

5. Nyetimber Classic Cuvee 2008, chardonnay 62% pinot nero 19% pinot meunier 19%

6. Nyetimber Rosè 2008, chardonnay 75% pinot nero 25%




A) Al naso esprime profumi particolari, quasi aromatici (sembra un moscato d’asti maturo) di mela e pera dolce, di frutta tropicale e borotalco, simili ad un metodo charmat. Assaggiandolo si nota il tono pulito e diretto con un gusto vegetale; le durezze sono poco evidenti e il finale non è particolarmente lungo.


B) Ti colpisce con un naso dolce, fruttato e una bella tostatura; emana sentori di succo di lampone e fragoline di bosco. In bocca sembra uno sciroppo di frutta, ma non stucchevole, acidità e sapidità sono ben presenti e portano alla salivazione in modo non aggressivo. Vino raffinato.


C) Un vino decisamente vegetale, salmastro con sentori di “acqua portuale” e toni di burro vanigliato, profumi tostati maturi da evoluzione. All’assaggio è tagliente, asciutto e “gessoso”, di grande sapidità, favorisce una lunga salivazione. Nel finale ritornano le note verdi dell’esame olfattivo, ricco e di buona persistenza.


D) Dolci fragranze di burro di cacao, zabaione, cipria, essenza legnosa di corteccia, rosa ed erbe di campo sono preludio ad un assaggio di grande struttura. Il tono è deciso, carnoso ed asciutto, degno di un grande metodo classico, la presenza di uva a bacca nera nell’uvaggio è ben distinguibile.


E) Questo vino possiede il bagaglio olfattivo archetipico del metodo classico: è possibile distinguere profumi avvolgenti di panettone, granella di nocciole, dolci profumi di pasticceria con burro uniti ad una forte nota minerale gessosa. All’esame gustativo rivela acidità e sapidità e una particolare nota marsalata da sherry. Lungo e persistente, esprime una buona maturità.


F) L’ultimo spumante in degustazione emana all’olfatto un particolare sentore di cherry brandy che evolve in frutti rossi uniti a mela cotta. Assaggiandolo dimostra grande complessità; acidità salivare e sapidità sono ben marcate.


Soluzione
A-3; B-6; C-5; D-4; E-2;F-1