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Alla scoperta della Valpolicella


r134_uvaVisita alle aziende Zýmè e Santa Sofia per scoprire tecniche e segreti di una delle zone vitivinicole più apprezzate in Italia e nel mondo

Confesso che la scelta di partecipare a questa giornata AIS Milano è nata dal ricordo del gusto e del sapore degli Amaroni di Celestino Gaspari, che ancora erano ben impressi nella mia mente (e nel palato…) fin dalla memorabile serata al Westin Palace del 22 novembre scorso, in cui ci erano stati impeccabilmente presentati dal produttore stesso; quindi alle otto di un sabato mattina d’inverno, sono partita ben volentieri alla volta del Veneto, per ritrovare quei vini che avevano lasciato in me tracce profonde.

 


La giornata, sapientemente organizzata da Hosam e Daniele, inizia con la visita all’azienda Zymè, creata da Celestino a San Pietro in Cariano (Vr), nel cuore della Valpolicella. Celestino è quello che i romani avrebbero definito un “homo novus”: nella sua carriera di enologo, di consulente e poi di produttore, ha saputo conciliare la tradizione vinicola della sua zona, ereditata dal grande e risoluto suocero Giuseppe Quintarelli, con il coraggio di intraprendere nuove strade, all’insegna della tecnologia e dell’acuta osservazione della realtà.


Zymè nasce ufficialmente nel 2003; la sua sede è un’affascinante cava di pietra arenaria utilizzata tra il 1400 e il 1600, oggi suggestiva ospite di botti e barriques. A questa casa, presto ne farà seguito un’altra: l’azienda sta infatti sviluppando un grande progetto che prevede la costruzione di una nuova cantina, di circa 3200 mtq disposti su tre livelli, che ospiterà tutte le fasi della vita dei vini prodotti, all’insegna del rispetto dell’ambiente.


Celestino ha un’invidiabile mentalità imprenditoriale, è cosciente del suo buon lavoro, ci racconta senza risparmi dir134_botti come sia arrivato a guidare un’azienda che dispone di circa 30 ettari di terreno dove si producono diverse tipologie di vino: dagli storici nomi dei vini della Valpolicella, passando per vitigni autoctoni come l’oseleta, vinificata anche in purezza, fino ad arrivare sui Colli Berici, zona vocata per la coltivazione di cabernet e merlot.


Due sono le principali linee produttive di Zymè: la prima, più classica, che vede la nascita dei tradizionali vini della Valpolicella (le varie tipologie di Amarone e di Valpolicella); una seconda linea, di ricerca, che contempla prodotti di raffinata inventiva enologica come il Kairós o l’Harlequin, rossi strutturati composti da 15 vitigni diversi, oppure il From black to white, un vino prodotto da tralci a bacca bianca, a seguito di una mutazione genetica, da vitigno rondinella con l’aggiunta di golden traminer, kerner e incrocio Manzoni, una dimostrazione della straordinaria esperienza e creatività che Celestino ha messo nel suo lavoro. Dopo un meticoloso viaggio tra i meandri della cava di arenaria, ci ritroviamo con i calici in mano ad assaggiare e, in qualche modo giudicare, i vini di cui abbiamo sentito parlare; lascio al lettore la sorpresa e il gusto di poterli descrivere come ritiene più opportuno dopo un’esperienza personale di degustazione!Da buoni amanti del vino e della tavola ci dirigiamo quindi verso l’Antica Osteria Paverno, una locanda semplice, tra le colline vitate, che ci propone un buon pranzo all’insegna della tradizione gastronomica della regione: assaggiamo ottimi salumi con polenta, un ragù d’anatra e oca, un filetto di maiale aromatico, fino ad arrivare ad una delicatissima torta di mele, il tutto accompagnato dai vini di Valpolicella.


r134_ssofiaNel pomeriggio ci aspetta Giancarlo Begnoni, a Pedemonte (Vr), proprietario della cantina di Santa Sofia. Qui il Veneto lascia trasparire le sue radici più vere: da un lato possiamo godere della bellezza dell’unica villa costruita da Andrea Palladio, nel 1560, in provincia di Verona; dall’altro, la personalità di Giancarlo, intrisa di dialetto e modi di dire che non lasciano nulla all’immaginazione, ci fanno respirare la genuinità del territorio che ci ospita.

Santa Sofia produce vino fin dagli anni ’60 del secolo scorso, selezionando rigorosamente e vinificando con cura uve provenienti dalle più vocate e meglio esposte colline del circondario; anche per la famiglia Bengoni, comprendente i figli di Giancarlo, Luciano e Patrizia, la produzione vinicola rispetta la tradizione del territorio; i vini che nascono qui sono molti: dall’Amarone riserva, come il pregiato Gioè, al Recioto passando per i più classici Valpolicella, Bardolino, Custoza e Lugana.


La nostra visita all’azienda, dettagliatamente accompagnata dai commenti di Giancarlo, si conclude nella sala degustazione, dove ci aspettano una tavola apparecchiata e un camino acceso, piacevole ristoro contro il freddo dell’inverno. Assaggiamo, guidati, il Montegradella superiore, classico assemblaggio di corvina, corvinone, rondinella e molinara; il Predaia, interessante connubio di cabernet sauvignon, corvina, corvinone e rondinella e naturalmente l’Amarone e il Recioto della Valpolicella; purtroppo erano finite le bottiglie di Gioè, ottima scusa per tornare ad assaggiarlo!

La giornata si conclude sulla strada verso casa, con in bocca il sapore pieno e vellutato dell’Amarone e negli occhi e nel cuore il racconto dell’esperienza di uomini che amando la loro terra, la rendono condivisibile con chi voglia apprezzare la bontà dei suoi frutti.

 

 

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