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Le Casalte e il Vino Nobile di Montepulciano: l’amore della terra, la storia di chi fa vino.

 

Le CasalteIl vino è storia, condivisione, amicizia e progetto: il vino si sente e si interpreta, non è solo chimica. L’evento incontro con l’azienda vitivinicola Le Casalte ne è piena testimonianza.

Una serata tra amici, perché quando c’è stima reciproca tutto è più semplice. Da un lato Chiara Barioffi, giovane vignaiola, toscana d’adozione, che ha ereditato il testimone dai genitori Guido e Paola che nel 1975, animati da pura passione, fondarono la cantina a Montepulciano. Dall’altro Gabriele Merlo, sommelier e degustatore, supportato da una platea Ais di amici ed esperti.

Il vino come collante, polvere esplosiva per una serata ricca di qualità e autenticità. Gabriele conosce Chiara nel 2010 quando, non ancora sommelier ma giovane stalker - così si definisce con ironia - di cantine, ebbe la fortuna di capitare quasi per caso a Montepulciano.

I relatoriIl contributo delle immagini in sala non è didattico ma emozionale: una grande casa di campagna ristrutturata, tra i filari in vigna erba alta e ciottoli argillosi, vivacissimi cani e gatti, per lo più trovatelli, che popolano la tenuta, piante di ulivo, la collezione di conchiglie trovate tra i blocchi di argilla del terreno, della carne ad arrostire sul camino, a suggerire l’abbinamento più indicato a tavola.

Chiara sognava di lavorare in teatro, ma sulla sua strada ha trovato le vigne come palcoscenico e la trama dell’opera scritta tra vasche in acciaio, tonneaux, barriques e botti grandi: 9 ettari nella DOCG Vino Nobile di Montepulciano, dove il rito si esplicita nell’attenzione maniacale alla natura ed al rispetto dell’ambiente.

Protagonista è il sangiovese, o meglio prugnolo gentile, il clone impiegato in Toscana, con un cast di attori “del posto”: mammolo, canaiolo, grechetto, trebbiano e malvasia. Attori che raccontano se stessi, declinati tra calici di Rosso di Montepulciano, Vino Nobile, e quattro annate di Vino Nobile di Montepulciano Quercetonda, il cru della cantina.

Il colore è il rosso rubino: passione, energia e cuore della produttrice, che ci parla dei suoi vini come di creature dotate di anima propria.

I viniLa lingua parlata è quella del terroir, perché l’ambiente viene prima di tutto. E la quercia, che troneggia con fierezza  tra i vigneti, diventa il simbolo di un’enologia che viene dal passato e che ci sopravvivrà: è la storia che continua.

Chiara ci racconta della sua famiglia e del suo vino con passione, determinazione, fierezza, orgoglio e coraggio: il sorriso non manca mai, talvolta velato da commozione e malinconia nel rivedere le immagini a lei più care, o nel ricordare persone che hanno contribuito alla sua formazione umana e professionale: si apre con slancio senza mai essere autocelebrativa, non dimenticando che per fare vino bisogna avere le radici salde nel proprio passato.


E se è vero, come scriveva Newton, che se si riesce a vedere lontano è perché si sta sulle spalle di giganti, Chiara è in ottima compagnia: al suo fianco l’enologo Paolo Salvi, e prima di lui Giulio “Bicchierino” Gambelli, l’uomo che ha fatto del sangiovese una ragione di vita; entrambi hanno condiviso con Chiara il percorso di sperimentazione per raggiungere l’eccellenza, un sentiero costellato di tentativi, di prove nella vinificazione e nell’uso del legno, con l’obiettivo di dare vita ad un vino che fosse anche specchio della personalità e della propria idea di Vino Nobile.

Un sentiero di lavoro duro per via di quel terreno argilloso ricco di fossili e conchiglie, che, se non lavorato annualmente, rischia di indurire e di compromettere la produzione. Chiara lavora in biologico, anche se non certificato, a testimonianza di un rapporto uomo-natura in perfetta parità e simmetria. Chiara sottolinea come chi beva vino, beva tante cose: "Soprattutto beve il rispetto per la natura, ed il mio compito è preservare ciò". Fare il vino di pancia, così Chiara definisce il suo modo di immaginare il vino: "Lavorare con la natura e nella natura è un impegno molto grande, che ho preso con me stessa. Per me è importante che il mio vino sia un prodotto sano, che non mi faccia male e che non faccia male".

Questi i vini in degustazione:

Rosso di Montepulciano DOC 2014: giocato tra toni di frutta rossa, ribes in particolare, ed una lieve speziatura dolce. 80% acciaio e 20% legno. La bocca è pura freschezza, che ritrova la frutta e le spezie identificate al naso.


La salaAnnata fredda e piovosa, che esprime comunque eleganza, freschezza e bevibilità sorprendenti; Vino Nobile di Montepulciano Casalte DOCG 2013: un intreccio sapiente di sangiovese, canaiolo e mammolo dal naso interessante, dove dominano la ciliegia scura, le note floreali dell'iris e le spezie come cannella, pepe rosa e noce moscata: sul finale sentori di alloro e di macchia mediterranea.

A seguire quattro annate strepitose di Vino Nobile di Montepulciano Quercetonda DOCG (2012, 2007, 2006 e 2004): diverse tra loro ma con un denominatore comune, il sangiovese in purezza: fuoco e potenza per colore e struttura, con una progressione di bocca precisa in presenza di una mineralità che regala slancio. La frutta dominante è la prugna, con sentori di chiodi di garofano, di pepe nero e di anice stellato. Al palato fresca balsamicità con l'impeto dell'acidità e l'equilibrio del tannino perfettamente integrato.

Chiudiamo in dolcezza: Chiara ci regala calici di Vinsanto di Montepulciano, annata 2004, oro puro e raro, anche per via della produzione limitatissima: trebbiano, grechetto e malvasia, fusi nella tonalità cromatica lucente dei profumi che ricordano frutta candita, spezie dolci, note di cera d’api e di torrone, in presenza di una freschezza che regala al vino slancio e vigore: piccoli caratelli di castagno ne custodiscono per almeno dieci anni il pregio e l’eleganza.

"Amo il sangiovese e amo la terra di Montepulciano", Chiara ci saluta così, ed il desiderio di ritornare in Toscana con lei è forte.