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San Leonardo in otto capitoli, Trentino in otto annate

 

San LeonardoSe le terre e le vigne della Tenuta San Leonardo potessero parlare, varrebbe la pena di stare ad ascoltare i loro racconti per ore.

Potrebbero riportarci per filo e per segno la quotidianità laboriosa dei monaci Crociferi agli inizi dell’anno 1000 e narrarci di come la tenuta passò nelle mani della famiglia De Gresti intorno al 1600; o anche di quando la coraggiosa Gemma De Gresti salvò più di 11.000 vite durante la prima guerra mondiale, per poi  finalmente svelarci le sfaccettature di un personaggio, a loro molto familiare, che ha fatto di San Leonardo un luogo, e un vino, di libertà e tenacia.

È puro terroir il San Leonardo, con quel suo taglio bordolese ostinato e fiero, che mai si è voluto piegare alle mode dilaganti dell’abbandono della barrique in favore del legno grande o all’esaltazione dei vitigni locali.

Il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga ha saputo valorizzare sì l’autoctono, ma con un concetto molto più ampio e azzardato.

I relatoriHa voluto puntare più in alto, oltrepassando il binomio immediato che associa ad un territorio, un vitigno nato e cresciuto nello stesso.
Ha voluto che fosse proprio il terroir, quel suo bellissimo Trentino, ad apporre una personalissima firma al blasonato uvaggio di Bordeaux, donando così un’anima carismatica ad una fisicità elegante.

Un bordolese trapiantato in Trentino, da cui ha assorbito personalità e dialetto. E con questo dialetto, che spesso suona di una pronuncia francese, il San Leonardo inizia a raccontarci un pezzo della sua lunga storia, scandita durante questa serata dalle 8 annate in degustazione sotto la guida esperta del Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga, figlio del Marchese Carlo, e da Armando Castagno.

San Leonardo 2011 si fa carico delle presentazioni. Salta i convenevoli e impatta le papille dei presenti con la forza del suo uvaggio: 60% Cabernet Sauvignon, 30% Carmenère e 10% Merlot.

Ci pensa il fratello più grande, con un anno di maturità in più sulle spalle, a riportare compostezza: San Leonardo 2010 è un vino etereo, che Armando definisce addirittura “zen”. Non rinnega la sua identità virile, ma la raffina con eleganza rendendosi un vino potente che non pesa.

I viniSan Leonardo 2008 è l’incarnazione del trentino per eccellenza: difficile da mettere a fuoco. Ma il suo fascino risiede proprio in questo carattere enigmatico, che garantisce una perpetua curiosità ad approfondirne la conoscenza nel tempo.

Come un bambino che manifesta fedelmente i caratteri di un genitore, San Leonardo 2005 testimonia il suo legame con i bianchissimi e antichissimi dirupi di falesia della val Lagarina, attraverso una bella espressione minerale di pietra bagnata.

2003. Annata un po’ bistrattata e mal vista a causa delle alte temperature che l’hanno caratterizzata. Ma, come tutte le sfide, ha permesso che emergessero i talenti veri. E il San Leonardo lo è stato, spogliandosi di tipicità, ma capace di vestirsi della propria, unica, identità. Il naso di questo vino è uno dei più interessanti; rimanda all’estate, ai fiori e ai cereali. È frutto della qualità della luce trentina, così scintillante da far sembrare quelle montagne quasi vive. Il palato è coinvolto da setosità e suadenza, ma viene al contempo sollecitato e tenuto sveglio dal contrappunto acido che, nell’insieme gustativo, genera un equilibrio perfetto. Un vino che durerà…

Il relatoreSi varca, procedendo a ritroso, la soglia degli ‘anta. 1999, 1996 e 1994. Il San Leonardo del secolo scorso non manca di finezza e di quella nota erbacea, tipica del carmenére, sempre ben gestita e ben integrata. Ma la parola d’ordine dei tre “Millennials” è una: terziario. Una terziarizzazione che si mostra ora come smalto, ora addirittura come capperi e nota mediterranea, senza mai intaccare le doti naturali di eleganza. Sono dei signori, che hanno tanto da raccontare, e la lunga maturità ha insegnato loro come farlo nel modo migliore. Siamo in Trentino, terra di uomini che dal lavoro agricolo hanno ereditato pragmaticità e schiettezza. 

Ed è proprio con questa indole trentina verace, che il Marchese Anselmo ci consegna infine la somma verità, non solo di questo vino, ma di tutti i vini del mondo: “Io sono per i vini che hanno un’identità. Mi piace, me lo bevo; non mi piace, non me lo bevo”. Un ringraziamento particolare a chi continuerà sempre a ricordarcelo.