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Lo zibibbo "allegretto" di Barraco

 

BarracoSette ettari di vigna, il clima siciliano della provincia di Trapani, una selezione di vitigni autoctoni (grillo, catarratto, zibibbo, pignatello e nero d’Avola) e una buona dose di caparbietà (che ai siciliani in genere non manca) sono tutto ciò che serve a Nino Barraco per produrre i suoi vini.

Nel 2004 parte da zero su un territorio, quello marsalese, che non ha alcuna esperienza del genere: i terreni in questa zona sono asciutti e disidratati, la produzione vede lo zibibbo solo come vino da tavola e Nino, invece, ha un'altra idea di vino: vuole un prodotto di qualità che esprima in tutto le peculiarità del suo territorio, a partire dai vitigni (solo autoctoni) e dall'utilizzo di pratiche enologiche tradizionali, che non omologano il vino ma lo esaltano in tutta la piena espressività di terreno e clima.

Barraco parte dall'esperienza contadina della sua famiglia, inizia con una micro-vinificazione fatta in casa. Mentre attende che le piante crescano nel vigneto che ha impiantato nel 2004, sperimenta, prova e crea.

Il relatoreL'annata 2005 nel primo calice in degustazione "sembra acqua profumata, perché in quell'anno avevo lasciato troppi grappoli per pianta. Il tappo che avevo scelto era della peggiore qualità", ironizza Nino.
E' una serata fra amici, come spesso lo sono le serate all'AIS Milano, ma questa lo è un po' più delle altre, perché Nino riconosce fra i volti in sala molti di noi che lo sono andati a trovare in azienda e che da tempo lo seguono nel suo percorso. Più che raccontare la storia del territorio, ha voglia di sentire le nostre opinioni sui suoi vini, che - come dice - "sono fatti solo con le uve" in un territorio così duro da far pensare che a Marsala si potesse produrre soltanto vino marsala. Lo zibibbo, infatti, da sempre è considerato un vitigno con poca acidità e struttura, non adatto alla produzione di vini bianchi "importanti".
Le delicate note di miele e di tè bianco dell'annata 2005 cedono il posto a più marcate note di arancia disidratata e confettura di petali di rosa nella 2006; mentre la 2007 si rivela un giusto compromesso fra le due.

Il servizio dei viniL'insolita verticale (dall'annata più vecchia alla più giovane) si fa sempre più interessante, serve a farci scoprire gli alti e bassi del percorso produttivo. L'annata 2009 è quella di avvio della produzione del vigneto di proprietà, impiantato nel 2004; è più fresca e dona al vino un colore dorato e note di fichi secchi; ipotizziamo un abbinamento con la cucina orientale, speziata.

Nella 2010 ritorna una colorazione più ambrata, dovuta al fatto - spiega Barraco - che avevano estratto troppo; si percepiscono note balsamiche di maggiorana e timo.


Nino Barraco è uno che si fa molte domande, mettendo in discussione le regole classiche della vinificazione. Siamo sicuri, ad esempio, che la vendemmia debba essere fatta presto? E cosa succede se si aspetta? Nino osserva, riflette, continua a sperimentare.

Mentre ci versano le annate 2011, 2012, 2013 e 2014, ci racconta che già pensa ad una nuova etichetta, ad un prodotto sempre a base zibibbo ma da uve coltivate in tutt'altro terreno. Perché - come ammette - che piacciano o no i suoi vini, lui non si fermerà mai!

I viniSe la bellezza intrinseca di questi vini sta nell'impronta salmastra, data dalla vicinanza con il mare, è il carattere, la personalità distintiva ciò che piace dei vini dell'azienda Barraco: così poco prevedibili nelle varie annate, perché espressione della diversità del vitigno, della variabilità dei terreni, della casualità dei lieviti non selezionati e dell'imprevedibilità del clima. Possono piacere o meno, ma di certo non si può dire che siano banali o noiosi.

Mentre assaggiamo l'annata 2015 - minerale, croccante, elegante, felice epilogo di questa verticale "all'inverso" - Paolo, il "compagno vitivinicolo" di Nino che da sempre lo accompagna nelle sue sperimentazioni, ci dice: "Ero venuto in Sicilia per trovare l'identità morente del Marsala". E Nino Barraco cogliendo lo spunto, si concede a fine serata una battuta amara sul vino marsala. A chi gli chiede quale sia il futuro di questa zona, come stia andando la produzione, Barraco, ex assessore al Comune di Marsala, risponde: "Il marsala non ha più problemi, perché è morto!". Ci spiega brevemente che il Consorzio è stato sciolto, che a parte qualche vecchia annata valida, conservata gelosamente nelle cantine delle grandi aziende storiche, per il resto il marsala in commercio è un vino industriale, di un livello qualitativo bassissimo che fa meno di 6 mesi di invecchiamento (cioè meno del Marsala Fine che è almeno di un anno). Una volta si producevano 500.000 ettolitri di Marsala Vergine in 22 comuni, oggi se ne producono solo 450. I produttori non aspettano più che il marsala invecchi. L'identità ("morente" appunto) del vino marsala si sta perdendo. I trapanesi, i siciliani, gli italiani sono disposti a perderla? "Se ogni trapanese acquistasse Marsala Vergine, il marsala sarebbe salvo", dice Nino. I consumatori cosa possono fare? Magari adottare almeno una bottiglia!