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Studio Agronomico Sata: quando la scienza incontra e valorizza la natura

 

Studio SataBanco di degustazione come sempre affollato da sommelier, aspiranti tali, ma stavolta anche da tanti studenti del terzo anno di Viticoltura ed Enologia di Milano, per conoscere più da vicino la realtà delle aziende che si avvalgono della consulenza dello Studio Agronomico Sata.

Fondato a Brescia nel 1990 per volontà di Pierluigi Donna e altri colleghi agronomi e/o enologi, ne fa parte anche il Professor Valenti, dell’Università degli studi di Milano e docente di “Viticoltura: tecniche colturali”, nonchè apprezzato collaboratore di AIS Lombardia.

In tale veste ricopre la funzione di responsabile dell’area scientifica della Guida ViniPlus - per la quale scrive le prefazioni delle province lombarde produttrici di vino – ma è forse ancor più noto per gli illuminanti articoli che scrive sulla rivista Viniplus di Lombardia.
Per comprendere meglio cosa si cela dietro il “progetto Sata” non resta altro che partecipare al convegno organizzato a latere del banco di degustazione e apprenderlo dal vivo da Isabella Ghiglieno, Marco Tonni e Pierluigi Donna, membri del gruppo di lavoro introdotti dal Prof. Valenti.


Innanzitutto Sata non è solo il più grande gruppo italiano per numero di aziende biologiche seguite, ma il suo portafoglio comprende anche tutte quelle aziende che credono nella riduzione dell’impatto ambientale, pur non essendo biologiche, ma che tendono a limitare al massimo i prodotti fitosanitari dannosi per l’ambiente e per l’operatore, quest’ultimo spesso trascurato negli anni passati. “Condivisione” è la parola che meglio rappresenta la filosofia di Sata: condivisione del sapere e delle esperienze, attraverso un confronto costante con le aziende vitivinicole, con l’obiettivo comune di cercare di limitare le emissioni di gas serra.


A tal proposito, lo Studio ha messo a punto negli anni Ita.Ca® (Italian Wine Carbon Calculator), il primo calcolatore italiano in grado di valutare le emissioni di CO2 per il settore vitivinicolo. Inoltre, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi Milano, è stato elaborato GEA.vite® (Gestione dell’Efficienza Aziendale), un protocollo per la buona gestione delle prassi aziendali. Con GEA.vite® l’azienda vitivinicola è messa nelle condizioni di poter fare un’autodiagnosi valutando i diversi aspetti dal punto di vista tecnico e gestionale, di sostenibilità, senza tralasciare sicurezza, formazione/informazione degli operatori e coordinamento fra le persone.

Prof. ValentiDopo quasi trent’anni di esperienza si è capito che fondamentale, per la buona gestione di un’azienda che si prefigge lo scopo di essere anche sostenibile, è un approccio olistico, che prende in esame tutti gli aspetti della biodiversità aziendale, riferita non solo al vigneto ma anche a ciò che sta al di fuori di esso.

 

È con Biopass che si chiude il cerchio. Biopass, acronimo di Biodiversità, Paesaggio, Ambiente, Suolo e Società, comprende tutti gli elementi che vanno considerati sulla base di indicatori sostenibili, efficaci, poco costosi, ma allo stesso tempo comprensibili dal consumatore, diventato nel tempo sempre più esigente. Come spiega chiaramente Marco Tonni, la biodiversità in un determinato ambiente comprende tutte le forme di vita (animali, piante, funghi o batteri) con i loro diversi habitat (bosco, acque, ecc.) e la diversità genetica all’interno delle specie. In un’azienda viticola questo si traduce nella valutazione di diversi elementi: la presenza di siepi, la vicinanza del bosco, l’impiego dell’inerbimento, l’esistenza di artropodi, lombrichi, arnie. Inoltre, poiché il suolo è l’elemento fondamentale per la crescita della vite, è necessario effettuare analisi del suo stato chimico-fisico e strutturale, valutarne la porosità e la compattezza per determinare la sua fertilità biologica. Biodiversità è sinonimo di ricchezza, di varietà, di coesistenza di svariate forme di vita, selezionate nel corso dei millenni. La comprensione e il monitoraggio continuo degli indicatori di biodiversità strutturale è utile per l’azienda che si prefigge di contenere la propria impronta carbonica.


Infine, dopo la doverosa carrellata nozionistica, ecco un consiglio pratico valido per tutti noi consumatori attenti e informati. Quando visitate un’azienda, per capire se questa lavora bene, in modo sostenibile, non limitatevi ad assaggiare il vino: chiedete di visitarla. Solo così vi potrete accorgere che per fare un buon vino non serve solo il lavoro dell’enologo, ma anche, e soprattutto, quello dell’agronomo.
D’altronde il vecchio adagio non recita: “Il vino nasce prima di tutto in vigna e poi in cantina”?