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Austria e Germania: la Mitteleuropa del vino.

 

Austria e GermaniaPer chi vive in Italia, non sono molte le occasioni di confrontarsi con i vini di Austria e Germania. Per fortuna abitiamo un grande Paese produttore e di conseguenza le importazioni sono limitate, di qualità e concentrate soprattutto su alcune tipologie.

Per un appassionato di vino, tuttavia, è un vero peccato ignorare due Paesi di grande tradizione ed un degustatore non può esimersi dal memorizzarne almeno le tipologie principali.

AIS Lombardia ha peraltro la grande fortuna di annoverare, tra i suoi relatori, un grande appassionato di vini austriaci e tedeschi: Nicola Bonera. Sommelier campione italiano 2010, si reca frequentemente nei due Paesi e presenta, nella carta del ristorante stellato con cui lavora, molti vini mitteleuropei, famosi e da scoprire, in quanto ancora ignoti ai non iniziati.

 

Il Master, in due giornate, “La Mitteleuropa del Vino” è giunto già alla terza edizione e propone un' intera giornata dedicata all’approfondimento di ciascuno dei due territori, permettendo nel complesso di assaggiare 24 referenze accuratamente selezionate, con il piacere di sentirle raccontare da Nicola, che conosce di persona molti dei produttori e che è andato più volte a visitare questi luoghi e le loro cantine.

 

Nicola BoneraNon potendo in una breve recensione coprire un approfondimento così denso, ecco qualche concetto interessante e qualche spunto di riflessione.

In primis vale la pena di rimarcare come venga spesso fatto l’errore di pensare ai vini di Austria e Germania come a dei monoliti, sintetizzati, rispettivamente, da grüner veltliner e riesling; in realtà, entrambi i Paesi hanno una considerevole articolazione di climi e terreni.

Basti pensare, nella sola Austria, all’influenza di venti freddi da nord-est, del clima pannonico caldo da est e del mediterraneo dal sud. Il risultato è la presenza di quattro principali zone climatiche in quella che, troppo semplicisticamente, siamo portati a considerare una piccola nazione montuosa.

 

Guardando alla Germania, la viticoltura si dispiega comunque su un grande territorio, seguendo per lo più il corso dei fiumi, ma non solo Reno e Mosella. Ci sono regioni come la la piccola Ahr, che, pur trovandosi a nord, è in una valle protetta e produce prevalentemente rossi.

Riguardo ai vitigni, è impossibile fermarsi alle eccellenze: in entrambi i Paesi esiste anche una tradizione di vitigni minori, non solo incroci spontanei e mutazioni. Infatti, sia in Austria che in Germania, l’impulso all’eugenetica del primo Novecento ha portato allo sviluppo in laboratorio di diversi vitigni, ad esempio lo zweigelt (Austria, Klosterneuburg 1922) ed il müller thurgau (Germania, Geisenheim 1882). È peraltro affascinante pensare come la natura abbia comunque vinto sugli sforzi umani: spesso gli incroci non hanno preso la direzione sperata e oggi la maggior parte di loro sono sempre meno diffusi.

Alcuni tratti sono invece in comune tra le due regioni: in particolare, il fatto che molto spesso ci sia grande frammentazione tra i produttori, con appezzamenti anche molto piccoli e distanti fra loro. Per sfruttare al meglio l’inclinazione dei raggi solari e per le caratteristiche morfologiche di questi territori, la viticoltura è spesso “eroica”. Indimenticabili i pendii della Mosella: nonostante l’elevato costo del lavoro, molto poco è lo spazio lasciato alla meccanizzazione.

Un altro elemento di comunanza è lo sforzo di uscire dal dedalo delle denominazioni di origine. Infatti la denominazione per grado zuccherino è sempre meno attuale, data la sempre maggior attenzione ai vini trocken, cioè secchi, a basso residuo zuccherino. Rimane però difficilissimo trovare un'alternativa in un contesto in cui i nomi dei cru sono tutt’altro che facili per chi non è madrelingua tedesco.

 

La MosellaUltima novità sulle denominazioni, che Nicola Bonera ci ha raccontato, è l'introduzione, dal 2016, di un disciplinare per il Sekt austriaco. In puro spirito di chiarezza, la tipologia base, di solito prodotta con il metodo Martinotti-Charmat, ha la definizione di Klassik, che - sfortunatamente per i più - sembra rimandare al metodo classico.

 

Infine alcuni trend in corso: da ricordare il ruolo crescente dei rossi, sia per motivi di interesse di mercato, sia come effetto del riscaldamento climatico, che rende progressivamente possibile la produzione in zone dove prima le uve rosse facevano fatica a maturare. Poi le denominazioni si spostano nella direzione “romanica”, cioè si incentrano sempre più sulla zona geografica e sul singolo cru rispetto al vitigno. Rimane ancora bassa la quota di vitigni internazionali, salvo quelli, come il riesling, sostanzialmente autoctoni. Si mantiene anche l'idea di riduzione della superficie dedicata ai vitigni meno qualitativi.

 

In un contesto così complesso, ha avuto senso la scelta di concentrare le degustazioni sui vitigni e sulle zone più celebri, anche per memorizzarne le caratteristiche. Bella l’immersione in grüner veltliner e riesling. Rende solo un poco tristi il fatto che i grandi vini a residuo zuccherino, che sanno stupire per pienezza e complessità, non siano adeguatamente richiesti dal mercato, che purtroppo rifugge dai vini dolci. Speriamo per loro (e per noi!) in un brillante futuro, vista la loro imperdibile eccellenza.