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"Croce e delizia", gli champagne Lanson

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"Croce e delizia", gli champagne Lanson

 

LansonA svelare i segreti dello champagne a noi appassionati di bollicine sottili ed eleganti, è ancora una volta Alberto Lupetti, giornalista professionista e Chambellan de l'Ordre des Coteaux du Champagne.

L'avevamo già incontrato alla serata di Ayala e Bollinger alcuni mesi fa. Questa volta ad essere protagonista dei racconti di Lupetti, alla serata organizzata dalla delegazione AIS Milano, è la storica Maison Lanson.

Con papille pronte, orecchie tese e curiosità da bambini (perché sul vino di certo non si finisce mai di imparare!) siamo pronti a scoprire da cosa nasce quell'equilibrio tra potenza e finezza che caratterizza le etichette Lanson.

Il relatoreFondata nel 1760 da François Delamotte nel territorio di Cumières e Ay, la Maison è una delle più antiche di tutto il territorio. La Croce di Malta è divenuta simbolo della casa vinicola, grazie al figlio di Delamotte, Nicolas-Louis, Cavaliere dell'Ordine. Nel 1798 Nicolas-Louis e Jean-Baptiste Lanson, suo caro amico, divennero soci e alla morte di Nicolas-Louis la proprietà fu ribattezzata Lanson.

Il primo vino in degustazione, Black Label, è il brut sans année della Maison, battezzato con questo nome nel 1937 da Victor-Marie, successore di Jean-Baptiste. Black Label rappresenta oltre il 70% della produzione ed è per così dire il "biglietto da visita".
Per elaborare le proprie cuvées, la casa vinicola si avvale del 50% di pinot nero e, oltre al 30% di chardonnay, di uve provenienti dai migliori cru della Champagne come Verzenay, Avize, Bouzy e Oger.
La presenza in cantina di almeno 10 annate e una percentuale di vecchie annate fino alla 1998 cancellano l'impronta caratterizzante di ciascuna singola annata, facendo di Black Label, correzione dopo correzione, lo champagne che contiene tutto il "dna" della Maison: uno champagne denso, ricco di spessore materico, ma anche fresco, fruttato, di "frutto pieno", con note speziate e in bocca una buona sapidità finale.

ChampagneFigura carismatica, Victor, (di lui si dice che nella vita ha avuto 10 figli e non abbia bevuto meno di 70.000 bottiglie di champagne!) oltre a far diventare Black Label il vino di punta della casa vitivinicola, apportò moltissime novità: nel 1930 fu il primo a impiegare il pinot noir nel dipartimento dell'Aube e nel 1959 fu il primo in Champagne ad iniziare a utilizzare l'acciaio per la vinificazione. 

Sempre nel 1959 lanciò il Gold Label, 50% pinot nero e 50% chardonnay, e l'anno successivo il Rosè Label. Un rosè d'assemblagé (cioè ottenuto con aggiunta di vino rosso alla base bianca) che, grazie al metodo con cui viene prodotto, assume un colore rosa tenue, che ricorda la cipria. 
Da non sottovalutare, tra gli aspetti caratterizzanti di questi champagne, anche il periodo di maturazione in cantina: di molto superiore al disciplinare, viene completato con un riposo di 6 mesi dopo il dégorgement per permettere al vino di "espandersi".

Il Gold Label 2008, terzo vino in degustazione alla serata compie, ad esempio, un minimo di maturazione sui lieviti di 6 anni; l'Extra Age Brut un minimo di 5, così come l'Extra Age Blanc de Blancs, e il millesimato Noble Cuvée Brut 2002, altro vino in degustazione alla serata, che ne ha compiuti 12.

Sebbene dal 1860 fornitrice di Buckingham Palace e dal 1911 della Corte di Spagna, la Maison Lanson, così come altre case vinicole in Champagne, ha avuto una storia di vicissitudini alterne e vari passaggi di proprietà tra il 1984 e il 2006.

La salaSe oggi Lanson è tornata a far risplendere la sua Croce, questo lo si deve soprattutto alla tenacia e alla sapiente gestione dello chef de cave Jean Paul Gandon, che per 43 anni ha saputo condurre la Maison anche nei momenti difficili, seguendo ferree regole di stile e realizzando una rete di conferitori di uve di qualità, ripartendo da quell'ettaro principe e simbolo dell'azienda, il Clos Lanson, da cui prende il nome il suo prodotto di prestigio.

L'ultima (non per importanza) "regola di stile" - fortemente voluta da Gandon - ce la spiega Alberto, mentre nel nostro calice brilla felicemente il Gold Label 2002 Vinothèque: "Da sempre si non effettua fermentazione malolattica. Questo fattore favorisce maggior freschezza, longevità e complessità di gusto al vino, ma bisogna avere delle grandi uve per potersi permettere di non fare malolattica ed evitare di ottenere vini troppo duri".