Ultimi articoli

La Campania del vino in un'unica imperdibile degustazione

News image

  Già è difficile riassumere in poche righe una serata "standard" di Armando Castagno. Figuratevi quella magistralmente...

Recensioni | Susi Bonomi

La mille e una vita dell’albana di Romagna

News image

  Dallo spumante metodo classico al bianco secco da invecchiamento, dal passito botritizzato fino alla grappa: sono tan...

Recensioni | Anna Basile

I Campi Flegrei di Plinio il Vecchio

News image

  Gaio Plinio Cecilio Secondo conosciuto come Plinio il Vecchio, probabilmente nato a Como e morto a Stabiae, l'at...

Recensioni | Giovanni Bordin

Champagne: 45.000 voci fuori dal coro

News image

  Esistono i vini da sogno? Quelli che il solo pronunciarne il nome genera una sorta di venerazione spontanea e sincera...

Recensioni | Anna Basile e Ilaria Ranucci

Mare e terra: la doppia anima dei vini della valle del Tevere

News image

  Nei Calanchi dell’alta valle del Tevere, ai confini tra Lazio e Umbria, in un paesaggio dal passato vulcanico e marin...

Recensioni | Anna Basile

L'anima "green" dello champagne: De Sousa

 

De SousaPrendere o lasciare: evento one-shot dedicato allo champagne biodinamico De Sousa. Chi c'era ha fatto bene a non lasciare questa manche di champagne, organizzata da AIS Milano lo scorso maggio.

Un giro di calici molto fortunato, perché - a detta di Alberto Lupetti che ha condotto la serata - "forse è stata la prima master class organizzata in Italia su questo produttore".

Ancora una volta guidato dalle parole di Alberto, l'avatar-sommelier di ciascuno di noi in sala ha fatto un salto virtuale in Côte des Blancs, nel paradiso dello chardonnay.
Sulla linea di frattura dell'Île de France, la Côte des Blancs si allunga per 15 km e poggia interamente sulla craie, terreno calcareo tipico della Francia settentrionale che fa da regolatore idrico e termico (ne avevamo accennato alla serata Ayala e Bollinger).
Un vinoCi troviamo precisamente ad Avize, Gran cru storico (dal 1911) situato a circa 150 km da Parigi e 45 km sotto Reims. Il paese conta 454 proprietari e il 99,9% dei vigneti (269,20 ettari) è vitato a chardonnay.

Proprio nel cuore di Avize ha sede l'azienda De Sousa.
Manuel De Sousa, portoghese d'origine, prese parte alla I Guerra Mondiale in Francia e al termine di questa, innamoratosi della Francia, decise di fermarsi nei luoghi dove aveva combattuto, stabilendosi ad Avize.
Fondò la Maison De Sousa con Zoémie Bonville, padre della sposa del figlio. Nel 1986, il nipote Erick prese le redini dell'azienda portando l'azienda a livelli qualitativi altissimi, tant'è che Alberto Lupetti, Chambellan dell'Ordre des Coteaux du Champagne, lo cita "tra i 10 top player" di tutta la Champagne (circa 5.100 produttori tra piccoli e grandi), pur giocando con numeri ben diversi rispetto ai "big": 75.000 bottiglie prodotte in 9,5 ettari di terreno, frazionate in 42 particelle. Sarebbe quasi da non credere, se a parlare non ci fossero i calici.

Erick De Sousa raccontava, infatti, in un'intervista: «All'inizio eravamo visti come extra-terrestri. Oggi molti pensano che non avevamo per forza torto e soprattutto i giovani si aprono alla riflessione». Oggi una riflessione sui sistemi produttivi biodinamici sembra essere d'obbligo per tutti.
Quando Erick assunse il controllo della Maison, scelse di valorizzare al meglio il suolo e il territorio e di privilegiare la produzione delle vigne vecchie della tenuta, con l'obiettivo di dare risalto alla mineralità dei vini.

Le capsuleIl lavoro in vigna si svolge con 5-6 passaggi di aratro e cavallo e servendosi quasi esclusivamente di composti naturali (l'uso del rame è limitato a 1 kg l'anno suddiviso in 14 applicazioni).
Lo champagne Extra Brut Grand Cru Mycorhize, in degustazione, prende il nome dalla vita nel sottosuolo che si cerca di esaltare con queste tecniche. Nasce nel 2010 come millesimato (100% chardonnay) da una sola vigna di oltre 60 anni; se ne producono poco più di 1.200 bottiglie l'anno. Erick De Sousa lo definisce "la più pura e profonda espressione di Avize".

De Sousa, grazie a questa sua visione di vino, ha poi ottenuto nel 2010 la certificazione biologica e nel 2013 la certificazione biodinamica (Demeter). «Non è sufficiente possedere un grande territorio, è necessario rispettarlo e permettere alla vigna di esprimere il suo carattere».

Sulle note gusto-olfattive del Brut Tradition, Lupetti spiega come, sebbene il brut sans année rappresenti in genere il "biglietto da visita" di una Maison di champagne, per De Sousa questo è il prodotto più venduto ma non il più rappresentativo.

II vinil Brut Réserve Blanc de Blancs Grand Cru, 100% chardonnay di cui 30% di 2 annate precedenti e 3 anni di maturazione sui lieviti, è invece lo champagne che più ne sintetizza lo stile.
La sua idea di champagne si rispecchia in tutte le fasi della produzione - spiega Alberto. La vendemmia viene effettuata in genere molto tardi, in modo da ottenere al momento del raccolto un grado alcolico potenziale di circa 11-11,5 g/l, diversamente dalla media nel resto della Champagne. Sebbene ne consegua un'acidità del mosto ridotta, abbassata ulteriormente dalla fermentazione malolattica (ricercata per conferire maggiore rotondità), a compensare subentra la mineralità del territorio che ridona freschezza al vino e consente di diminuire anche la liqueur d'expedition. Ogni anno quasi il 40% dei vini De Sousa è destinato alle riserve.

La serata si conclude con l'Extra Brut Cuvée des Caudalies Blanc de Blancs Grand Cru, ottenuto dalle vigne più vecchie e dal 50% di 14 vini facenti parte della réserve perpétuelle (annate a partire dal 1995) e con l'Extra Brut Cuvée des Caudalies Blanc de Blancs 2008. Il millesimato dell'alta gamma Caudalies si produce solo nelle annate migliori ed è il più alto esempio De Sousa di come - togliendosi qualsiasi pregiudizio sugli extra-terrestri - uno champagne possa essere meravigliosamente biodinamico.