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Messaggi in bottiglia dagli anni '80

 

Anni '80Cosa può succedere ad un vino se, nella Champagne del 1982, viene fatto rifermentare, sboccato nel 2009 e lasciato attendere per altri 8 anni in bottiglia? O ad un Sancerre, che vive una paziente attesa dal lontano 1985? In una fresca sera di giugno del 2017, a Milano, ci si trova in compagnia di Nicola Bonera per scoprirlo.

Nessuno può dire con certezza che ne sia stato di quel 50% di chardonnay e 50% di pinot nero durante questi 35 anni.

Si può solo contemplare il rischio dell’imprevedibile e, con curiosità, annusare e degustare il risultato della sua storia. Champagne Nicolas Maillart Premier Cru, 1982. Sono le sue note terrose, di fungo porcino secco e di nocciola, che ci ricordano quanto il percorso di un vino possa portare a risvolti incredibili; così come l’agrumato, che riemerge dopo qualche minuto nel bicchiere, segno di una tempra giovanile che non è mai morta. La bollicina, ancora pungente e finissima, è la straordinaria affermazione di vita di questo champagne, che è ancora qui, integro e complesso, per regalarci non solo il fascino di un’evoluzione, ma anche il semplice e ancestrale piacere di sorseggiare una buona bolla.

Il relatoreA quel colore giallo verdolino, nessuno avrebbe mai dato più di pochi anni di età. E invece, il vino è fatto per sorprenderci e smentirci, di continuo. Sancerre Premiere Coulée de Silex, sauvignon 1985 della Domaine Gitton Père et Fils . Il suo colore assolutamente fuori dai canoni è solo la prima traccia di una personalità sfrontata e ostentata senza alcun riguardo per il naso del degustatore, che viene pervaso da sentori di porro, sedano, cipollotto, peperone e mostarda. Il capronato di etile, che a livelli contenuti conferisce un leggero profumo di trifoglio, in questo sfacciatissimo sauvignon abbonda senza ritegno e ci porta, nonostante la scarsa piacevolezza olfattiva, a guardarlo con una sorta di ammirazione; e ci strappa un sorriso. Come avrà fatto ad essere ancora così? Cosa sarà accaduto in evoluzione? La risposta a queste domande è certamente una delle vette massime di quel fascino che permette al vino di distaccarsi da tutto il resto del “bevibile” esistente. E che ci spinge a procedere, imperterriti, all’assaggio del prossimo vino.

Alsace Vendage Tardive Riesling 1988, produttore Hugel & Fils. Come uno di quei libri ricchi di immagini, da prendere e sfogliare per ammirarne, una dopo l’altra, la loro sequenza, così questo riesling si apre a ventaglio mostrandoci tutte le varie tappe della sua vita. L’agrume ci racconta della sua giovinezza, mentre l’albicocca secca ci indica il raggiungimento di una solida ed equilibrata maturità; l’invecchiamento ha portato ricordi di cera e note burrose e la muffa nobile ha raffinato il bouquet con sentori speziati di zenzero e zafferano. La sua irripetibile personalità ha fatto il resto, regalando una bellissima varietà di profumi, che spaziano dalle erbe aromatiche al latte di cocco, dal miele al bergamotto, dal latte condensato al mentolato. 

I viniAnno di eleganza, il 1988. Ce lo conferma un altro ammaliante ventinovenne: Sauternes Chateau Raymond-Lafon. Arriva da soli quattro passaggi in vendemmia, frutto di una quasi eccellente botritizzazione (la massima eccellenza ne prevede tre). Lo zafferano che non emerge sopra tutto, ma rimane appena accennato, è tipico dei fuoriclasse. In una complessità equilibrata, fanno capolino note balsamiche, canfora, cola e accenni di cannella, ma si potrebbe andare avanti con una lista tanto lunga, quanto i minuti di permanenza del vino nel bicchiere.

Allo stesso modo con cui la curiosità ci porta a leggere il finale di una storia o a voler rivedere una persona a distanza di anni, così la stessa curiosità ci fa aprire delle bottiglie degli anni ’80, per scoprirne il contenuto. Il vino è una bevanda. E lo sono anche un’aranciata e una gazzosa. Eppure è innegabile: c’è qualcosa nel vino, che gli permette di strabordare dai confini di questa definizione e spingersi oltre, fino a varcare le porte dell’interesse che si rivolge alle cose vive, ricche di quell’imprevedibilità che le rende attraenti.