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Passiti e liquorosi: la storia del vino nel bicchiere

 

PassitiNel pensare al variegato mondo dei vini passiti e liquorosi, che abbiamo esplorato in due giornate di Master con Nicola Bonera, è difficile non sottolineare l'importanza storica di molti vini di queste tipologie.

Basta un breve excursus tra le referenze – ben 28 – presentate e degustate durante il Master.

Tra queste, importanti vini liquorosi, Madeira, Porto e Rivesaltes sono stati degnamente rappresentati da Barbeito Madeira 10 years old Sercial Reserva, Taylor's 20 year old Tawny Port, Taylor's Late Bottled Vintage 2010  e uno spettacolare Rivesaltes AOC 1959 Château Las Collas.

Ricordiamo che i vini liquorosi, complice la complessità del trasporto di vini non stabili e le difficoltà di conservazione dei vini fermi, hanno sostenuto la cultura del buon bere per secoli. Ed hanno anche contribuito, in tempi di condizioni igieniche tutt’altro che moderne, a “sanificare”  l’acqua, migliorando le condizioni di vita e di viaggio di molte persone.


Il relatoreNon ci siamo naturalmente fatti mancare neanche i vini affetti da botrytis cinerea, con le loro note evolutive complesse e la texture glicerinosa. Infatti nella lezione sui vini stranieri abbiamo avuto nel bicchiere due eccellenze di sempre come il Sauternes AOC 2007 di Château Guiraud a confronto con un Tokaj 5 Puttonyos (un derby della storia). Non poteva mancare una puntatina in Germania, con il Trockenbeerenauslese, in particolare il Welsch Riesling TBA 2010 di Kracher. Abbiamo anche frequentato la “muffa nobile”, in versione italica, con la Pourriture Nobile 2010 di Decugnano dei Barbi. Interessante vedere come la botrytis cinerea, pur inconfondibile, non copra comunque i tratti caratteristici delle singole denominazioni. Almeno nei vini di qualità c’è molto altro. Nel caso di alcuni vini, come il Tokaj, tantissimo.


Ed abbiamo anche incontrato alcune tipologie di vini che raramente capita di degustare: ad esempio il Ruster Ausbruch Gelber Muskateller 2013, altro vino con tracce di botrytis cinerea, che da secoli si produce nella città di Rust, sulle rive del Neusiedlersee. E ben due eiswein/icewine dalle origini diversissime. Peculiarissimo quello nato sulle rive della Galilea, il Galilee 2014 Icewine di Yarden. Molto più classico l’austriaco Eiswein 2010 Burgenland di Ernst Treibaumer. Ricordiamo che i “vini del ghiaccio”, grazie ad un mosto più concentrato e ad un particolare processo produttivo, dimostrano spesso con la grande capacità di gestire un tenore zuccherino molto elevato in totale assenza di pesantezza.


Soprattutto la lezione sull’Italia ha permesso un vero e proprio viaggio attraverso il nostro Bel Paese. I vini sono magari meno celebri di alcune leggendarie denominazioni estere, e non finiscono nelle grandi riviste internazionali; siamo noi italiani a frequentarli e valorizzarli. Sono dotati di personalità e diversi fra loro, spesso frutto di lunga tradizione. Promettono ottime performance con il cibo, dato anche l’ampio range di possibili scelte, scatenando quindi la creatività.

Difficile restare indifferenti a vini come la Vernaccia di Oristano DOC Riserva 1990 di  Contini, dal lungo invecchiamento ossidativo, a botte scolma, che le conferisce inconfondibili note di frutta secca. Peraltro questa denominazione è stata a lungo fortemente in crisi di qualità e, proprio ad inizio degli anni ’90 del Novecento, quando la referenza  in degustazione è stata prodotta, ha rialzato la testa. Una tipologia che meriterebbe ben più fama di quella che ha, almeno nel nostro Paese.

Un caliceSiamo stati in Sicilia, con la Malvasia delle Lipari (Lantieri) ed il Passito di Pantelleria (Donnafugata, con il sempre opulento Ben Ryé e il Bukkuram di De Bartoli). In Valle d’Aosta, con lo Chambave Muscat Flétri (La Vrille). In Veneto, con due esempi di Torcolato (Miotti e Maculan) e naturalmente un Recioto (Masi). In Sardegna, con il Nasco di Cagliari (Gaetano Cipolla) oltre alla già menzionata Vernaccia di Oristano. In Piemonte, con la Malvasia di Casorzo (Gaudio). In Toscana con il Vin Santo del Chianti Rufina (la Riserva 2003 di Marchesi Gondi). In Calabria, con il Greco di Bianco (Tenuta Dioscuri). E ancora in Friuli, Trentino, Marche, Umbria e naturalmente anche in Lombardia con un Lugana Vendemmia Tardiva (Perla del Garda).


Ognuno di noi ha certamente stilato la sua personale classifica e sperabilmente trovato un vino “del cuore”; una bella scoperta o magari una riscoperta, un vino non assaggiato da tempo e piacevolmente rincontrato. Questo Master anche nel 2017 ha centrato l’obiettivo: far conoscere un ampio numero di referenze e far capire la meravigliosa varietà del mondo dei vini passiti e liquorosi. Ed infatti neanche le 28 referenze e la bravura di Nicola sono bastate in due giorni a disegnare una mappa con tutti i dettagli di queste tipologie. Aspettiamo quindi soddisfatti la versione del 2018!