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Grecia, il nettare degli dei

 

GreciaSi torna alle origini: la culla della filosofia, dell'arte, della bellezza e della cultura occidentale è senza dubbio la Grecia; il vino è stato ed è tornato ad essere, grazie alle nuove tecnologie, parte integrante di questa civiltà, di questi luoghi di montagne e colline, di mare color del vino, di sole che brucia e di vento che accarezza la terra, sferzante e robusto.

Accompagnati dal poliedrico Guido Invernizzi e alla presenza delle rappresentanza del Consolato greco di Milano e di Kostas Linardos, sapiente importatore e distributore di questi nettari, iniziamo ad inoltrarci nelle pieghe della storia; partiamo dal Caucaso, zona di origine di buona parte di ciò che siamo, dalle lingue che parliamo alla cultura vitivinicola; è da questa zona che inizia la colonizzazione dell'Europa per espandersi, nel corso dei secoli, fino agli estremi confini occidentali.

Diversi sono i ritrovamenti archeologici legati al mondo della vinificazione: i Greci sono stati certamente i principali fautori dello sviluppo della coltivazione della vite e della produzione del vino.
Secondo Tucidide, storico greco del V sec. a.C., "i popoli uscirono dalla barbarie quando impararono a coltivare l'ulivo e la vite"; la vitivinicoltura faceva parte del commercio e degli affari del popolo greco, il vino veniva conservato in borracce di pelle di capra, forse per questo motivo una delle produzioni ancora oggi caratterizzanti è quella dei vini resinati, nei quali la resina veniva usata per togliere l'odore animale.
Dobbiamo sottolineare che il concetto di vino di allora è diverso da quello odierno: era un prodotto diluito con miele, spezie, acqua di mare, birra, ruta e addirittura formaggio!
Non era da abbinare ai piatti, in quanto destinato ad un momento specifico, il simposio.
Il vino era dunque parte della cultura sociale, politica ed economica.


Il relatoreMolti sono i rimandi letterari che ci parlano di vino greco: Esiodo, poeta e storico del VII sec. a.C., scrive che la vendemmia deve avere luogo quando "Orione e Sirio di levano a metà della notte ed Arturo appare al mattino", ovvero in autunno.
Nel IV sec a.C., Archestrato di Gela, poeta siceliota, nella sua Hedypatheia (i piaceri del buongustaio), opera una classificazione delle carni e dei pesci, parla di olio come condimento e descrive il vino come fosse un degustatore, abbinandolo con i piatti della sua tradizione; ci tramanda inoltre che molti vini erano prodotti con il metodo degli attuali sherry, il velo de flor.


Moltissime altre sono le citazioni che potremmo fare sulla cultura vitivinicola greca, partendo da Omero fino ad arrivare a Kavafis, ma lasciamo ora spazio ad una lingua che ci è familiare, quella della degustazione degli otto vini scelti per noi.


Amalia Brut
Un piacevolissimo metodo classico, dell'azienda Tselepos, del Peloponneso, prodotto da uve moschofilero, con rifermentazione in bottiglia e un passaggio di nove mesi sui lieviti.
Il vitigno è aromatico con una buona spalla acida. La bollicina è molto fine, sostenuta da un naso fragrante, aromatico, con nota agrumata di foglie di limone, pesca dolce e scorza di cedro.
In bocca c'è una buona corrispondenza, è un vino quasi zuccherino, non è da invecchiamento, si mantiene sempre fresco e fragrante grazie ad una buona salinità ed un buon corpo.


La salaRetsina
Restiamo in Peloponneso per questo vino dell’azienda Tetramythos, prodotto da uve rodithis.
Per la produzione del vino aromatizzato più famoso dell'antichità, viene usato solo il mosto fiore e la fermentazione avviene con lieviti naturali; il 45% fermenta in anfore di ceramica cui viene aggiunta, prima della fermentazione, la resina dei pini che crescono intorno ai vigneti.
E’ un vino di struttura; al naso la nota di resina è fine, tenue, ben gestita, i sentori sono mediterranei di conifere, carrube, sambuco, corteccia.
All’assaggio il pino e la resina ritornano negli aromi di retro bocca e danno struttura.
Kostas ci svela che l’abbinamento greco più tipico di questo vino è con un dolce a base di sesamo, ma si accompagna anche ad antipasti variegati.


Santorini 2016
Con l’azienda Sigalaa, ci spostiamo sull’isola vulcanica di Santorini che dà prodotti eccezionali soprattutto per i vini bianchi; il terreno è molto fertile, piove poco e c'è molto vento, ragion per cui si utilizza un sistema per le piante di vite detto "a canestro": i tralci vengono avvolti su se stessi a nido di uccello così da trattenere l'umidità che scende la sera per via dell'evaporazione dell'acqua del mare.
Per questo vino è stata utilizzata un’altra uva autoctona, l’assyrtico.
Caratterizzato da opulenza visiva e grande struttura, questo vino presenta sentori minerali, mediterranei, già al naso si svela il mare, poi fiori freschi e frutta non ancora matura, infine una lieve punta alcolica. Al palato quasi salato, iodato, con una buona impronta agrumata e metallica.


La salaAspros Lagos 2016
Prodotto da un’uva bianca autoctona cretese, il vidianò, matura in legno di acacia e rovere per cinque mesi; la zona di produzione dell’azienda Douloufakis si trova a nord-est dell’isola, luogo più ventoso, con viti anche a 1100 mt. di altezza, dove grande è inoltre la varietà dei terreni.
Immediati sentori di pesca sciroppata, spezia dolce, il legno è ben gestito. Guido si sbilancia suggerendo un “naso da valle del Rodano”, come un vero “viognier greco”! In bocca una nota tostata, di pipa spenta.


Mavroudi 2012
Torniamo in Peloponneso, sempre da Tselepos. Il primo vino rosso in degustazione presenta un colore ancora vivo, al naso note di frutto rosso maturo, erba officinale, ciliegia, spezie; la bocca è impolverata, il tannino vivo ma fresco, la nota speziata del naso sparisce, il varietale del vitigno si percepisce maggiormente all'assaggio.


Naoussa 2012
Saliamo in Macedonia, presso l’azienda Athina, che produce questo straordinario vino da uve xinomavro. Il naso è sorprendente: olive nere, barbabietola, legno bagnato, pomodoro secco, sottobosco, fungo; al gusto non è da meno: olive al forno, un tannino evidente ma ben gestito, sul finale una nota amaricante e di inchiostro.


Nemea riserva 2013
Sempre Tselepos, propone un rosso da uve agiorgitiko; il colore è ancora giovane, naso di frutta e legno, ciliegia e spezia dolce; in bocca è spezia, pizzicore di pepe, l’alcol è ben gestito.


Anthemis 2011
Infine assaggiamo un moscato di Samos, prodotto dalle cooperative agricole di Samos; è un bianco che matura cinque anni in botte di rovere. Sentori di tabacco e uvetta sotto spirito, con una nota fumè; al gusto ciliegie e un balsamico finale, un vino da meditazione!