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  Nei Calanchi dell’alta valle del Tevere, ai confini tra Lazio e Umbria, in un paesaggio dal passato vulcanico e marin...

Recensioni | Anna Basile

Mare e terra: la doppia anima dei vini della valle del Tevere

 

D'AmicoNei Calanchi dell’alta valle del Tevere, ai confini tra Lazio e Umbria, in un paesaggio dal passato vulcanico e marino, sorge il borgo di Vaiano.

Un territorio di una bellezza mozzafiato, dal sottosuolo ricco di sabbie marine e strati di cenere vulcanica che ha conquistato Paolo e Noemia d’Amico. Appassionati di vino da sempre, nel 1985 i D’Amico decidono di realizzare il loro sogno: avere una cantina e produrre il proprio vino.

Si mettono alla ricerca del posto perfetto e il destino li porta proprio a Vaiano, nella valle dei Calanchi, un tempo culla della civiltà Etrusca, territorio dal sottosuolo ideale per la viticoltura. Questo paesaggio, fatto di millenarie rocce di tufo e peperino, è il risultato di un lungo periodo di attività vulcanica. L’erosione ha scavato le profonde valli circostanti, scolpendo le pareti a strapiombo, ed è qui che Paolo e Noemia impiantano vitigni internazionali e cercano di raccontare, attraverso i loro vini, il territorio dell’alta valle del Tevere.

D'AmicoIl freschissimo Calanchi di Vaiano 2015, chardonnay in purezza, è il vino che apre la degustazione D’Amico: un elegante intreccio di profumi leggeri solletica l’olfatto sprigionando sentori floreali di ginestra e tiglio, frutta croccante, agrumi e lime, la piacevole mineralità rende l’assaggio grintoso e vivace, il vino, affinato solo in acciaio per otto mesi, risulta spontaneo, fresco e, con la sua nota minerale, racconta molto bene il territorio in cui nasce.
Completamente diverso è il Falesia 2015. Il colore di questo chardonnay è ammaliante, le belle tonalità di giallo dorato intenso sono il primo indizio per scoprire un vino dalla struttura importante. Il naso è sensibilmente influenzato dal lungo passaggio in legno, 10 mesi in barrique di rovere francese di primo e secondo passaggio, che copre la nota minerale del vino. Timidamente, dopo diverse ossigenazioni, si affiancano al sentore prepotente di vaniglia e burro, una purea di frutti a pasta gialla, mango, banana e ananas, e un profumo amaricante di mandorla. Al palato è cremoso, morbido, caratterizzato da una lieve tostatura: un inno alla mineralità e alla struttura.
 
Il Falesia ci apre la via ai vini rossi in degustazione: il Notturno dei Calanchi 2013, pinot nero in purezza, ha un bouquet raffinato, di frutti rossi freschi e note di spezia dolce, tamarindo e carruba. Al palato la frutta e la mineralità si affiancano alla sapidità, e i tannini eleganti e morbidi arricchiscono il finale che è lungo e setoso. L’affinamento di 10 mesi in barrique addolcisce l’assaggio di un vino ancora molto giovane come lo è anche il Villa Tirrena 2013, 90% merlot, 10 % syrah, rosso luminosissimo, al naso i profumi fragranti di ciliegie e prugne si combinano con un mix vivace di spezie e note balsamiche di sottobosco. La complessità elegante del palato, con tannini strutturati e morbidi, si bilancia bene con la mineralità.
IviniNell’ultimo bicchiere c’è Atlante 2012, cabernet franc in purezza, profondo e impenetrabile; il naso caratterizzato da un fresco bouquet di rosa, frutti neri, ciliegia sotto spirito, cannella e pepe nero, tabacco e liquerizia, è corroborato da una piacevole nota erbacea. In bocca l’assaggio è ricco, morbido e caldo, con tannini elaborati, per un finale lungo e persistente.