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Champagne: 45.000 voci fuori dal coro

 

ChampagneEsistono i vini da sogno? Quelli che il solo pronunciarne il nome genera una sorta di venerazione spontanea e sincera? Sì, esistono. E lo champagne rientra sicuramente tra questi.

L’Associazione Italiana Sommelier ha dedicato anche quest’anno un posto importante alla conoscenza dello spumante più famoso al mondo, lo champagne, con un master a cura di Roberto Bellini, ambasciatore della Champagne, vicepresidente nazionale e da anni relatore sull’argomento.

Il Master 2017, articolato in 10 serate dedicate ognuna a un tema e alla degustazione ragionata di quattro vini, ha raccontato i mille volti dello champagne attraverso le storie di quaranta vini. Che cosa ci ha insegnato questo viaggio?

Saranno i vini a dirlo:

 

ChampagneBollinger Special Cuvée. Champagne di taglio tradizionale, prodotto base di una nota Maison. Dal suo equilibrio capiamo che non c’è nulla di più insensato che ignorare i prodotti più semplici delle grandi Maison. Spesso sono assemblaggi classici (1/3 circa per ciascuno dei principali vitigni), prodotti da uve provenienti da tutta la regione. Non sempre ci portano all’apice dell’emozione, ma utilizzando in pieno il potere della cuvée, non deludono e possono anche avere un ottimo rapporto qualità prezzo. Chi si accontenta gode.

 

Dom Perignon 2006. Non poteva mancare il fratello maggiore di Bollinger o, diciamolo pure, il vino di punta di una grande Maison. Una tipologia che rispecchia tutti i canoni del Dom Perignon, prodotto da LVMH e dedicato alla mitica figura di Dom Pierre Perignon. Cellarius dell’abbazia di Hautvilliers e presunto ideatore del metodo champenoise, Dom Pierre è stato un grande studioso che ha razionalmente codificato una tradizione in larga parte preesistente. Come si fa a non provare un briciolo di emozione nell’incontrare un vino che porta il suo nome? Degustare il mito.

 

Cuvée Initial Jaques Selosse. Il fascino vero di una zona è legato alla capacità dei vignerons di innovarsi con intelligenza e la Cuvée Initial parla proprio di innovazione. Prodotta da un piccolo vigneron che, andando a imparare in Borgogna e ripensando la filosofia produttiva dominante della Champagne, è diventato un maestro, punto di riferimento di tanti altri che considerano il lavoro in vigna e l’utilizzo di tecniche di vinificazione dei vini fermi di qualità i cardini del proprio lavoro. Un approccio diverso che ovunque, e con il crescente rispetto della natura, sta diventando dominante. Nuovi orizzonti.

 

Drappier, Quattuor IV. La Champagne non è fatta solo da alcune zone più famose, Montaigne de Reims, Vallée de la Marne, Côte de Blancs e Côte de Sézanne: chi ha degustato i vini dell’Aube sa che nascondono belle sorprese. Sono in tanti a fare champagne solari e diversissimi fra loro e Drappier è un degno rappresentante della zona, uno dei produttori di maggior seguito e tradizione. Il suo Quattuor IV, assemblaggio di quatto vitigni a bacca bianca, è l’espressione più immediata del potenziale di una zona messa in disparte. La periferia al centro.

 

ChampagneAubry Nombre d’Or. Pinot noir, chardonnay e pinot meunier: ecco il trio dei vitigni principi della Champagne. Ma vale sempre la pena di ricordare che ci sono altri vitigni che, pur ricoprendo meno dell’1% della superficie, hanno una lunga storia nella regione e sono oggi oggetto di valorizzazione e riscoperta. Il Nombre d’Or di Aubry è noto per essere uno dei primi champagne, per precisa scelta produttiva, dedicato ai vitigni “minori”. I magnifici sette sono: arbanne, petit meslier, fromentau, pinot blanc, pinot noir, chardonnay e petit meunier. Ognuno fa la sua parte mostrando come anche i coristi contribuiscono all’armonia del tutto. Vive la différence!

 

J. de Telmont Heritage 1985. Come si fa a non ricordare un vino che ha superato la maggiore età abbondantemente e senza sforzo, pur essendo prodotto dal vitigno considerato la cenerentola tra i primi tre? L’Heritage 1985 di J. de Telmont è un pinot meunier in purezza giunto a 32 anni in forma perfetta. Un vino diverso dal concetto che i profani hanno di champagne, un vino con grande capacità di invecchiamento, un vino che evolve su note che in pochi associano alla tipologia: distillato, frutta secca, scorza d’arancio, argilla. Largo ai “vecchi”.

 

Nella Champagne esistono almeno 45.000 tipologie diverse di vino, racconta Bellini, una grande varietà che deve far riflettere sulle possibilità di abbinamento. Non fossilizziamoci su quelli tradizionali, fois gras o ostriche (quest’ultimo peraltro una vera lotteria), ma le cuvée du prestige possono, con la loro struttura e ampiezza, sostenere piatti elaborati e creativi. O anche, molto più semplicemente, uno champagne fresco e pimpante è un perfetto abbinamento con una fetta di salame, specialmente in un momento di relax, in mezzo al verde e con la voglia di godersi la vita. Champagne forever.