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La mille e una vita dell’albana di Romagna

 

Albana di RomagnaDallo spumante metodo classico al bianco secco da invecchiamento, dal passito botritizzato fino alla grappa: sono tante le declinazioni di uno dei vitigni italiani più promettenti, paradossalmente anche uno dei meno conosciuti, l’albana.

Lorena Oddone e Davide Gilioli hanno girato la Romagna in lungo e in largo per scovare i vini capaci di raccontare la versatilità e la potenza dell’albana. Il risultato? Sette assaggi sinceri, sette storie, sette vite e un’anima sola.

Si comincia con lo spumante 100% albana della Fattoria Monticino Rosso, vendemmia 2013, sboccatura 2017, 36 mesi sui lieviti, “un vino difficile da trovare”, spiega Davide Gilioli, “la produzione è di poche, pochissime bottiglie” e i fortunati che lo assaggiano scoprono un ventaglio odoroso di fiori di campo, camomilla, margherita e note agrumate di mandarino e buccia di lime. In bocca rivela tutta la freschezza caratteristica del vitigno, immediata, potente e vigorosa, ingentilita da arancia, pesca gialla e frutta tropicale.
 
I caliciAnche il secondo vino è un tripudio di freschezza: il Bianco di Ceparano 2015 della Fattoria Zerbina. Affinato solo in acciaio, vendemmia anticipata, il bouquet si smorza sulle sensazioni floreali per lasciare spazio alla dolcezza del frutto, ananas, mango e papaia, mentre il finale è incentrato sulla mandorla. I profumi caldi contrastano con l’assaggio che è deciso, sapido e sempre molto fresco. Il Bianco di Ceparano è dritto, netto, quasi tagliente, “un vino unico per me”, dice Lorena Oddone, “che mi fa pensare ad alcuni vini francesi”.
 
Con l’Igp Ravenna Bianco, Persefone 2015 di Vigne dei Boschi tutto cambia: l’acidità non è più l’elemento caratterizzante, qui entra in gioco una nota ossidativa equilibrata ed elegante: il 20% delle bucce di Persefone ha fatto 30 giorni di macerazione in anfora. Nuance di un dorato intenso sfavillano nel bicchiere, preludio di una struttura importante. Il bouquet sprigiona sentori di frutta secca, acacia e miele, e nonostante la leggera ossidazione, il sorso è pulito e largo, molto persistente. Un vino dalla doppia vita, come Persefone, diviso tra terra e cielo, in equilibrio tra buio e luce.
 
I relatoriSentori di ossidazione caratterizzano anche il Sabbia gialla, Ravenna bianco igt 2015, Cantine di S. Biagio vecchio, oltre a una variegata gamma di profumi: fiori appassiti, acacia, cannella, noci, zolfo e una piacevole tostatura. L’ingresso in bocca è spigoloso, l’assaggio sembra quasi scottare la lingua, ma poi si assesta e rivela un carattere morbido e rotondo. Il bouquet si allarga diventando sempre più dolce: albicocca, zafferano e zenzero, profumi che rivelano la presenza di un attacco di botrytis cinerea.
 
L’esplorazione di albana continua con il Romagna docg Santa Lusa 2013 di Ancarani, fatto con uve leggermente surmature. Al primo assaggio la bocca è conquistata da un lieve pizzicore, il vino è subito complesso e intenso. I profumi di albicocca disidratata e agrume dolce, miele di corbezzolo e salvia si affiancano a un assaggio avvolgente in cui il frutto lascia spazio a sentori terziari di grande complessità e alla straordinaria potenza alcolica armonizzata dalla freschezza.
 
I viniSolo un passito poteva seguire il Santa Lusa ed ecco il Romagna docg albana passito, Tregenda riserva 2013, Villa Papiano. L’aspetto è superbo, ambrato profondo, screziato di luce. Il ventaglio odoroso sprigiona sentori di miele di castagno, carruba, una pungente nota di pepe bianco e zenzero. In bocca è immediata la dolcezza estrema del miele, lunghissima, domata poi da una freschezza esuberante. È un gioco di alternanze tra sensazioni dolci e lievemente amare, rinvigorite poi dall’assalto della freschezza, che equilibra la bocca alla perfezione.
 
E quando si pensa di aver chiesto tutto a un vitigno arriva ancora una sorpresa: Grappa di vinacce botritizzate di Scacco matto della Fattoria Zerbina. Una complessità aromatica rara: sentori di zenzero, pepe, mallo di noce, finocchietto e liquirizia, l’assaggio è felpato, vellutato, molto intenso. Un nettare potente con cui l’albana ha rivelato ancora un altro volto.
 
Sarà uno dei vitigni italiani sul quale si punterà in futuro? Chissà, oggi ci soffermiamo sulla meravigliosa possibilità di poter esplorare un vitigno in tutte le sue espressioni e scoprirne ogni volta ricchezza, complessità e carattere.