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  Già è difficile riassumere in poche righe una serata "standard" di Armando Castagno. Figuratevi quella magistralmente...

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La Campania del vino in un'unica imperdibile degustazione

 

CampaniaGià è difficile riassumere in poche righe una serata "standard" di Armando Castagno. Figuratevi quella magistralmente condotta durante i festeggiamenti del 52° compleanno AIS che ha tenuto incollati alle sedie i partecipanti per quasi quattro ore.

Una vera e propria full immersion nel territorio campano e nei vini selezionati da Armando, mai serviti in una degustazione pubblica. Per i molti reduci del master sulla Campania, una ghiotta occasione di ripasso e un'ulteriore conferma delle infinite sfaccettature che i vini di questo territorio possono esprimere. 

 

Sarebbe riduttivo riportare in questa sede uno sterile elenco dei vini degustati. Più interessante stuzzicare la curiosità con qualche spunto sparso per cogliere l’essenza di questa terra.

Partendo da nord, la prima provincia che si incontra è Caserta con due DOC: Falerno del Massico e Galluccio. I vini bianchi sono ottenuti prevalentemente da falanghina, mentre i rossi presentano curiose combinazioni: Falerno Rosso (60% min. aglianico e 40% max. piedirosso) e un inaspettato Falerno Primitivo (min. 85%) in cui il vitigno prevalente, biotipo differente da quello pugliese, è noto come “primaticcio”. In zona si trova persino un vitigno barbera, che differisce completamente dall’omonimo piemontese, chiamato “barbetta sannita”. Per il Galluccio Rosso/Rosato il vitigno principale è l’aglianico.

Il relatorePer comprendere meglio la composizione dei vini della zona è utile ricordare che il gruppo del Monte Massico è disposto perpendicolarmente al mare. A nord la matrice è vulcanica (dal vulcano spento di Roccamonfina) e qui viene bene il piedirosso. A sud, invece, la matrice è calcarea e solo qui si può trovare il primitivo. Se vi capita di fare una gita in provincia di Caserta, non fatevi sfuggire una visita agli impianti di alberata aversana, retaggio degli antichi Etruschi, dove la vite di asprinio raggiunge i 15-18 m di altezza, maritata a tutori vivi, con rese per ceppo che superano i 200 kg! Durante la vendemmia solo abili arrampicatori su scale altissime possono raccogliere l'uva: se non è viticoltura eroica questa!

E se nel frattempo volete godervi un Aversa DOC cercate in bocca la sorprendente acidità, perfetto connubio con l'eccellente mozzarella di bufala aversana.

 

Una segnalazione merita il Casavecchia di Montelatone DOC - dall’acidità inquieta, nervoso e con un fondo di rusticità – per il suo ritrovamento e la messa in produzione insieme al pallagrello (bianco e nero): vitigni autoctoni quasi estinti ma salvati grazie a una fortuita scoperta.  Proseguendo verso sud si entra nel distretto vulcanico di Napoli dove è possibile imbattersi in moltissimi vitigni a piede franco. Sul Vesuvio il terreno è ricchissimo di minerali e soprattutto di potassio che si ritrova sulle bucce. Pertanto, per limitare la precipitazione dei tartrati, sono da preferire macerazioni brevi e vini che si ottengono, dall’acidità contenuta, sono dotati di elegante sapidità.

 

I caliciNei Campi Flegrei, invece, potete imbattervi nella DOC Falanghina (min. 90%) in cui il biotipo falanghina flegrea, a differenza di quella del Sannio, è più tenue nell’espressione cromatica e piuttosto timida al naso, ma in bocca è persistente e sapida.

 

E ancora, come non citare il piedirosso, presente nella denominazione Lacryma Christi, che in questa zona può dare origine a vini dal naso borgognone e bocca spettacolare? Non ci credete? Provate il Munazei 2016 di Casa Setaro e ve ne renderete conto! Zona dalle enormi potenzialità rilanciata dal consorzio locale è il Sannio Beneventano: qui l’unione fa la forza, ma non mancano piccole cantine che stanno emergendo. Questa è la zona della DOCG Aglianico del Taburno, in cui il vitigno – biotipo Taburno o Amaro - non ha nulla in comune con l’aglianico irpino regalando un vino più concessivo, meno austero e tannico.

 

In prossimità del mare come non citare la Costa d’Amalfi DOC non solo per i vini da vitigni autoctoni presenti solo qui, ma per visitare i monumenti vegetali più antichi d’Italia ancora in produzione.

 

La salaGiunti alla fine rimane la zona più nota e non solo per i vini: l’Irpinia. Devastata il 23 novembre 1980 da un sisma di magnitudo 6.9, profondo 30 km, un bilancio finale di quasi 3000 morti e interi paesi rasi al suolo. Siamo in provincia di Avellino, dove si trovano le DOCG Greco di Tufo, Fiano d’Avellino e Taurasi. L’origine geologica è la stessa delle Langhe e al pari di essa dà vini spettacolari. Ma il tempo stringe e allora solo un accenno a ciò che Armando suggerisce di cercare quando si vogliono confrontare le due DOCG da fiano e greco. “Principesca nobiltà, grande equilibrio, dolcezza e soavità aromatica fatta di fiori e una caratteristica nota di castagne” per il fiano. “Rabbiosa e zigzagante umoralità e acidità rilevante” per il greco. Qualcosa di più semplice, no? Allora guardate il colore: il greco tende a ossidare con più facilità del fiano.

 

Insomma, ci sarebbe tanto altro da dire: per esempio che con Armando siamo riusciti ad assaggiare anche un campione prelevato direttamente dalla botte. Ma come si fa? Per la prossima volta consiglio di prenotarvi per la serata conclusiva dedicata al 53° compleanno AIS: Armando ci ha anticipato che, forse, si parlerà di Liguria!