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Carricante, la fumata bianca del vulcano

 

CarricanteUn avvocato di Lissone e una manager di Genova che produce vini in Basilicata si incontrano sull’Etna. Non è l’inizio di una barzelletta ma di un bel sodalizio, quello tra Antonio Erba e Viviana Malafarina, che ci riportano un racconto di viaggio con nove eccezionali testimoni: i vini bianchi del vulcano.

Iniziamo con un fuori tema graditissimo, il Saxanigra Brut 2011 Destro, un bel metodo classico sapido e agrumato. Evidentemente non si tratta di Etna bianco e nemmeno di carricante; a comporre questo spumante sono le uve in purezza di nerello mascalese, vitigno divenuto simbolo della viticoltura etnea, che per grandissima parte veste di rosso.

Lo testimoniano i numeri: tre milioni di bottiglie complessive, meno di diecimila i bianchi.  La tendenza oggi è positiva, ma la produzione ancora modesta rivela quanto recente –meno di un ventennio- sia la riscoperta dello spirito bianchista del vulcano.


Quando negli anni Novanta alcune grandi aziende vinicole iniziarono a investire sull’Etna, portando linfa e quella visibilità che ha incoraggiato anche il lavoro dei viticoltori locali, l’attenzione si concentrò sul nerello mascalese, per l’innegabile qualità del binomio vitigno-territorio ma anche per la vocazione rossista degli imprenditori, che provenivano soprattutto dal Piemonte.

I calici
Il successo iniziale e tuttora perdurante del nerello mascalese pose nell’ombra il vero autoctono dell’Etna: il carricante. Se, infatti, il primo è diffuso in tutta la Sicilia portato dai greci attraverso la Calabria, il carricante fu selezionato dai viticoltori di Viagrande, un comune etneo, e si trova esclusivamente sulle pendici del vulcano. Fino agli anni Cinquanta era il vitigno a bacca bianca più diffuso della provincia di Catania; i tentativi di introdurlo altrove rimasero senza successo. È presente soprattutto sul versante est dell’Etna, nelle contrade più elevate, troppo fredde per la maturazione del nerello, per quanto nei vigneti più vecchi spesso convivano entrambi. È un vitigno neutro dal punto di vista aromatico, con ph basso ed elevata acidità fissa, in particolare acido malico, scarsi terpeni e caratterizzato nel tempo dallo sviluppo di molecole di TDN, che rivelano note di idrocarburi.


È vinificato spesso in purezza, benché la DOC ne preveda minimo il 60%, 80% nella tipologia Superiore, che ha l’ulteriore vincolo di provenienza delle uve, ristretto al solo comune di Milo. I vitigni concorrenti sono soprattutto il cataratto e la minnella bianca, altro vitigno autoctono ed esclusivo del vulcano. L’uno apporta struttura, alcol e morbidezza; l’altra, neutra come il carricante, ha il vantaggio di garantire la vI relatoriendemmia grazie alla sua maturazione precoce, a differenza di questo che, vendemmiato a ottobre anche inoltrato, teme le frequenti piogge autunnali che colpiscono soprattutto il versante orientale.


Il clima, freddo e piovoso e dalle escursioni termiche importanti, è solo uno dei fattori che contraddistinguono la viticoltura sull’Etna. I suoli lavici e drenanti, diversi per stratificazioni e composizioni, le esposizioni e l’altitudine sono determinanti nel caratterizzare i vini, soprattutto per vitigni come il carricante, vere pellicole fotografiche che raccolgono l’immagine autentica del territorio.


A modellare questa fotografia ci sono però due grandi filtri, il millesimo e il fattore umano. Il sistema di allevamento, i contenitori di vinificazione e di maturazione, lo svolgimento o meno della malolattica, l’uso del vitigno in purezza: molte e determinanti sono le variabili affidate all’uomo e ciascun produttore sceglie la propria strada. Difficile stabilire la migliore: la valutazione resta, fortunatamente, soggettiva e relativa. L’importante è non reprimere l’identità caratterizzante del carricante, il suo spirito aspro e forte che, come ha ben scritto Soldati “raccoglie e fonde, nella sua freschezza e nella sua vena nascosta di affumicato, le nevi perenni della vetta e il fuoco del vulcano".

 

Servizio del vinoIn degustazione, suddivisi per versante:

SUD, la nuova frontiera. Pendii dolci e clima più caldo; suoli più antichi; maturazione ottimale. N’Ettaro 2014 Masseria Setteporte - cataratto al 35%; solo acciaio. Intenso, equilibrato, morbido, con ritorni di agrume.
Chianta 2015 Ciro Biondi - carricante, cataratto e minnella; barrique; no malolattica. Difficile smarcarsi dal legno ma soprattutto da un millesimo assai infelice, non sembra trovare la sua strada.

 

NORD, tipico rossista. Versante ripido e terrazzato; clima temperato grazie ai Nebrodi che proteggono dai venti freddi e dalle perturbazioni. A’ Puddara 2014 Tenuta di Fessina - 100% carricante; acciaio e botte grande; no malolattica. La cantina è ubicata a nord, ma le uve provengono dalle vigne a sud. Naso bianchissimo, dal fiore al frutto al minerale e alle erbe aromatiche quasi frizzanti. Bocca citrina, sapida e vibrante.
Arcuria 2013 Graci - 100% carricante; cemento e rovere. Un vino materico e dall’acidità debordante.

 

EST, tipico bianchista. Forte influsso del mare; molto piovoso. Terreni alluvionali e presenza di lapilli (“ripiddu”). Mari di Ripiddu 2014 Filippo Grasso - 100% carricante; solo acciaio; no malolattica. Silenzioso ma complesso, dai fiori bianchi a note di burro. Spicca per equilibrio e precisione millimetrica.
Vigna di Milo 2014 I Vigneri - 100% carricante; solo acciaio; malolattica svolta. Lieve ossidazione e note variegate di frutta. Largo al palato, grande freschezza.
Fiore 2007 Barone di Villagrande - chardonnay al 10%; botti di rovere. Snello e sulfureo.
Pietramarina 2007 Benanti  - 100% carricante; solo acciaio. Intrigante e complesso, dalla gelatina di rosa ai fiori azzurri e note di idrocarburi. Avvolgente, fresco, lungo.