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Greco di Tufo, l’oro d’Irpinia ha molte sfumature


IrpiniaL’oro di Irpinia protagonista della prima serata AIS dopo la pausa estiva.

Ed è confortante, quando il clima inizia a rinfrescarsi e l’aria della sera per la prima volta punge, rifugiarsi nel giallo caldo e avvolgente del Greco di Tufo, raccontato con passione e competenza da Monica Coluccia.

Il punto di vista scelto per parlare degli otto vini degustati è quello del legame fra le persone e il territorio.
Piccoli, tenaci produttori che stanno portando il greco a punte di eccellenza, belle storie di famiglia: in una sala del The Westin Palace strapiena, scorrono volti e storie, che aggiungono spessore a quello che abbiamo nel bicchiere. Perché se la parola ‘storytelling’ oggi è spesso abusata, quando si parla di vino è fondamentale per comprenderlo appieno.

Una piccola ma importante Docg (dal 1970) quella del Greco di Tufo, che si snoda fra il corso del fiume Sabato, le imponenti montagne del Partenio e del Tuoro, fra boschi di nocciole in otto comuni in provincia di Avellino.
E proprio il territorio, di più: la singola vigna ci fanno da guida in questa serata immersi tra i profumi del sud.

Iniziamo il nostro viaggio dal cuore storico della produzione; il comune di Tufo che, unico nella zona, cela nel sottosuolo vene di zolfo, evocato dal bellissimo oro del Serrone 2016 Cantine Di Marzo, degustato in anteprima. Pesca e albicocca al naso, una partenza morbida che termina con la sferzata acida finale tipica del greco e una salinità notevole.

Naso più leggero e quasi croccante, con note agrumate, di mela Fuji e di erbe aromatiche per il vino di Gabriella Ferrara, Vigna Cicogna 2016 Benito Ferrara. Ma al gusto torna la composizione inconfondibile del greco: materia, struttura, acidità e un grande equilibrio, nonostante la salinità finale. 

Spiazza il naso del Miniere 2016 Cantine dell’Angelo, anche questo degustato in anteprima. Siamo sempre nel comune storico di Tufo, e qui lo zolfo arriva quasi prepotente; la carica salina è comunque ammorbidita dalla caratteristica rotondità del vitigno.

I caliciUn nome evocativo per il Quattro Venti 2015 Petilia; siamo ora nel comune di Chianche, in località Chiancatella e la vigna, sull’apice della collina, è appunto esposta ai “quattro venti”. I tre fratelli Bruno, Roberto, Carmine e Teresa, che appare sullo schermo sorridente in un abito bianco, ci regalano un greco classico, rotondo e morbido, dal tipico colore oro carico che evoca già alla vista la dolcezza della susina goccia d’oro.

Proprio il colore è un indicatore importante del territorio; salendo e spostandosi da Tufo, di vigna in vigna,  si scarica e veste sfumature più fredde. È un giallo verdognolo, dalle nuance silvane quello del Sertura 2016, anche qui un’anteprima. Arriva dal lavoro di Giancarlo Barbieri a Prata di Principato Ultra, in contrada Vallima, sulla sponda destra del Sabato. E come ci si aspetta, al colore corrisponde a un naso più fresco, semplice e delicato e una bocca fragrante.

Una vendemmia lievemente tardiva regala un contrappunto di frutta secca e un morbido equilibrio gustativo alla cru Picoli 2015 Cantina Bambinuto. Una piccola cantina, gestita da Marilena Aufiero, il cui padre fu tra i primi a piantare il vitigno nel comune di Santa Paolina, quando Tufo e le zone limitrofe non riuscirono più a soddisfare la crescente richiesta.

Continuiamo a salire arrivando a Montefusco, comunità montana: le vigne qui sono a 700 metri e nel Tornante 2015 Traerte il tipico colore tendente al verdolino si sposa a un naso un po’ spiazzante come a volte sa essere il greco, soprattutto, come qui, nel caso di una vinificazione “rustica”. Il gusto mantiene comunque la tipica verve acida del greco.

Chiudiamo con un’ultima anteprima, il Contrada Marotta 2015 Villa Raiano, sempre da vigne nel comune di Montefusco. Qui i volti che sfilano sullo schermo sono quelli sorridenti dei giovani cugini Basso, ritornati ai vigneti di famiglia dopo altre esperienze di studio e lavoro. Torna il colore paglierino con sfumature verdognole, tipico di questo greco che potremmo quasi definire di montagna, e un naso fresco, agrumato, verde. Un greco che, come ha notato qualcuno, “fianeggia” per l’aspetto e il naso ma rende poi al gusto la sua tipicità, strutturata e morbida.

I viniDue ore volate tra le colline del sud e la certezza di avere appena scalfito un mondo multiforme e in continua evoluzione: come ha ricordato in chiusura Monica Coluccia, la storia del greco si sta dipanando ed evolvendo ora, grazie anche alle prove dei produttori che abbiamo conosciuto in questa serata. Stiamo scoprendo adesso le potenzialità e la longevità di un vino che può raggiungere picchi qualitativi eccelsi (mentre il vicino fiano può contare su una qualità media probabilmente superiore), e ha tante interpretazioni quante sfumature di colore. Ma rimane saldo e riconoscibile nelle sue caratteristiche gustative: materia, struttura, acidità. E ora, con tutto questo sud negli occhi e nel palato, chi ha voglia di uscire e ritrovarsi a Milano, con l’aria della sera che già pizzica il viso?