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Viaggio studio in Borgogna


BorgognaPer la prima volta la delegazione AIS di Milano organizza un viaggio studio nella leggendaria Borgogna: un’occasione unica per conoscere da vicino questo territorio, punto di riferimento enologico mondiale e simbolo dell’espressione del terroir.

Ammettiamolo, uno dei più grandi sogni di qualunque appassionato di vino è poter degustare le annate storiche dei celeberrimi Romanée-Conti o dei vari Montrachet: alcuni tra i più grandi vini al mondo, prodotti in piccolissimi lembi di terra in una regione francese dalla storia e dalle tradizioni millenarie, la Borgogna.


Grazie ad AIS Milano, alla fine di aprile 2013, un manipolo di una trentina di fortunati ha avuto l’opportunità di visitare e vivere in prima persona questo territorio, camminare fra i vigneti, toccare la terra, scoprire i suoi tesori culturali e gastronomici ma soprattutto assaggiare i suoi preziosi e straordinari vini.


Boucharrd Pere & FilsLa prima tappa è Beaune, il cuore storico della Borgogna. Considerato uno dei luoghi più caratteristici di questo piccolo paradiso enologico, questa graziosa cittadina dai tetti di ardesia è un ottimo punto di partenza per visitare il territorio circostante fatto di minuscoli paesini e storici vigneti spesso circondati dai clos, i celebri muretti a secco che delimitano i diversi cru.


Il paesaggio che ci circonda è forse unico al mondo: una dolce collina (la Côte d’Or, suddivisa nella Côte de Nuits, a nord, e nella Côte de Beaune, nella parte inferiore) lunga diversi chilometri e ricoperta interamente di vigneti sul versante orientale, come un’onda di terra pronta ad infrangersi sulla pianura circostante. Sulla sommità della collina le vigne lasciano il posto a piccoli boschi, mentre ai suoi piedi si trovano i piccoli villaggi ed i vigneti meno pregiati: da queste uve si ottengono i vini catalogati sotto le appellacions comunali (Villages) e, per le parcelle collocate nelle zone più pianeggianti, le appellacions regionales. Nella fascia centrale di questa sottile striscia si collocano invece i vigneti più prestigiosi, classificati fra i Premier Cru e gli inarrivabili Grand Cru, simbolo dell’eccellenza assoluta.
Chateau du Clos de VougeotI due vitigni che da secoli regnano quasi incontrastati sono il pinot noir e lo chardonnay: potati bassissimi, quasi rasenti il suolo, i vigneti di entrambe le varietà raggiungono qui la perfezione gusto-olfattiva rappresentando un paradigma per tutti gli appassionati. Ciò è dovuto alla profonda interazione tra vigneto, caratteristiche del terreno e micro-clima, un concetto che i cugini transalpini definiscono con un termine intraducibile in italiano: terroir.
In queste micro-parcelle (climat) dello stesso vigneto, che nel raggio di poche decine di metri danno origine a vini così ricchi di sfumature molto diverse fra loro, abbiamo riscontrato un'affascinante molteplicità anche nei prodotti delle aziende che abbiamo visitato.


Giusto il tempo di scaricare i bagagli ed eccoci quindi nel maestoso Chateau de Beaune, edificio storico dotato di un caveau sotterraneo che contiene, fra mura di pietra spesse sette metri, una delle più incredibili collezioni di bottiglie storiche borgognone (di cui un migliaio risalenti all’Ottocento, con alcuni Meursault datati intorno al 1845 e perfettamente conservati). Qui veniamo ricevuti dal personale di Bouchard Pere et Fils, uno dei più importanti négociant di Borgogna, operante dal 1731 a Volnay e trasferitosi a Beaune nel 1820, nella fase in cui il Domaine, oltre ad acquistare le uve dai recoltants, iniziò anche la produzione diretta acquisendo alcune delle migliori parcelle della regione, fino a raggiungere gli attuali 130 ettari (un numero mastodontico per la Borgogna), all’interno dei quali vanta 12 Gran Cru e 74 Premier Cru. Otto i vini degustati, tra cui il pinot noir proveniente dalla Grèves Vigne de l’Enfant Jésus, un Premier Cru monopole (di cui sono gli unici proprietari) la cui fama è degna di un Gran Cru. Chateau de Meursault

Il secondo giorno è dedicato alla Côte de Nuits, la sottile striscia di terra a nord di Beaune che si estende fino a Digione. Questa è la terra d’elezione dei più grandi pinot noir del mondo e poter passeggiare per sentieri fra i vigneti cinti da muretti e cancelli sui quali campeggia la scritta Clos Vougeot non lascia privi di emozioni. Arriviamo quindi a Chateau de la Tour, il Domaine che vanta l’estensione maggiore (quasi 5,5 ettari); è all’interno di questo vigneto straordinario, con viti di età media superiore ai 50 anni ed un ettaro risalente addirittura al 1910, dalla quale si ottengono solo 8 piccole botti (le pièces) del Clos Vougeot Grand Cru Vielles Vignes, che abbiamo avuto il piacere di degustare un’indimenticabile verticale dal 2010 al 2008. Accanto, a poche centinaia di metri, sorge lo Chateau du Clos de Vougeot, monumento storico e sede della Confrérie des Chevaliers du Tastevin, un’antica associazione fondata nel 1934 e formata dai più illustri esperti dell’enogastronomia borgognona che ha lo scopo di promuovere la cultura di questa Regione in tutto il mondo.


Ma la Borgogna è anche la patria dei piccoli vignaioli e dei Domaine a conduzione familiare: ecco allora che nel nostro viaggio trovano spazio i vini del Domaine Naudin-Ferrand, provenienti dalle Haut Côte, le zone collinari più alte e fredde, tradizionalmente meno vocate alla viticoltura ma in grado di regalare ottime sorprese, anche in termini di rapporto qualità/prezzo, e quelli del Domaine Confuron-Cotetidot. Qui il giovane e taciturno Yves Confuron, enologo e proprietario, ci ha regalato una memorabile degustazione didattica facendoci assaggiare i campioni del 2011, ancora in botte, dei villages più significativi della Côte: Vosne-Romanée, Nuits Saint Georges, Gevrey-Chambertin e Chambolle Musigny. Vini certamente ancora giovani, ma di una pulizia e di una finezza veramente notevoli, oltre che ciascuno spiccatamente rappresentativo del proprio territorio.


Chateau de MeursaultLa serata di questo giorno così impegnativo si chiude con un’altra “chicca”: la cena al ristorante Chez Guy a Gevrey-Chambertin dove abbiamo ritrovato, dopo un paio di entrée servite con un Cremant de Bourgogne ed un interessante Bouzeron Aligoté, il superbo Clos Vougeot Grand Cru di Chateau De La Tour (stavolta un 1996!), nel pieno della sua espressione e potenza.

Il terzo giorno è invece dedicato alla Côte de Beaune, patria di grandissimi chardonnay. Si parte dal monumentale Chateau de Meursault, costruito nel XI secolo e sede dell’omonimo Domaine che vanta oltre 60 ettari nei Comuni più vocati (Aloxe-Corton, Savigny-lès-Beaune, Beaune, Pommard, Volnay, Meursault e Puligny-Montrachet) dove già di buon mattino le nostre papille vengono sottoposte alla prova di confrontarsi con vini di grande carattere e persistenza.
Torniamo a Beaune per il pranzo e un po’ di tempo libero, per cercare qualche “affare” nelle miriadi di enoteche che popolano il centro, camminando in lungo e in largo sotto una pioggia battente che ci ha accompagnato per gran parte del viaggio (ma anche questo fa parte del terroir…).


Pur stremati, l’ultima sera si chiude in bellezza al ristorante di Olivier Leflaive, a Puligny-Montrachet, dove, con abbinamenti sfiziosi ed appaganti anche per la vista, ci sono stati serviti ben 8 chardonnay in un crescendo di emozioni: dai Meursault ai Puligny-Montrachet, per chiudere con un prestigioso Corton-Charlemagne Grand Cru.


Questo viaggio ci ha permesso non solo di degustare i preziosi vini di Borgogna, ma anche di fare un salto nel tempo visitando l’Hospice de Beaune e l’Abbazia di Cluny e di assaggiare i piatti della tradizione locale come le celeberrime escargot, il coq au vin, il boeuf Bourguignonne e il formaggio Epoisses, accompagnanti nel migliore dei modi. Un’esperienza che ci ha aperto le porte su un microcosmo così vasto e complesso che non si può fare a meno di pianificare quanto prima un prossimo ed imminente ritorno.

Au revoir.

 


Per approfondire

Per approfondire
leggi gli appunti di preparazione al viaggio
Viaggio in Borgogna - aprile 2013