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Più che amici, compagni di vino


CaliciSo esattamente perché mi sono iscritta al corso per diventare Sommelier: ero stanca di essere al ristorante, leggere la carta dei vini, conoscere qualche cantina ma non saper dire altro.

Alla fine la scelta quasi obbligata cadeva sulle "solite" grandi firme, tanto per andare sul sicuro: temevo di limitarmi per sempre al commento di qualche comico, "è bianco", "è rosso"… volevo di più, un salto di qualità, da consumatore a consum-attore, per conoscere e capire il vino come espressione di storia, cultura, territorio, uomini e donne.


Volevo dare forma ad un'anima che già era custode dei sentori del vino, volevo trovare l'etichetta giusta per una bottiglia in cerca di identità. Senza etichetta infatti, come riconoscere attraverso il vetro scuro un grande Pinot Nero della Borgogna o un rosso "qualunquemente"?
Forse c’entra anche un po’ di sana competizione con i colleghi “uomini”, sempre pronti a fingersi super esperti di vini al ristorante nel tentativo di fare colpo: vuoi mettere che soddisfazione improvvisare una rapida scheda di degustazione come se fosse la cosa più naturale del mondo e lasciarli tutti a bocca aperta?
Mi sentivo tuttavia, senza adeguata preparazione, ancora un'allieva del college con la divisa sbagliata, un militare senza medaglia del gruppo sanguigno: è così che sono entrata in AIS Milano.

Il primo giorno di corso: il Westin così luccicante mi incute un po' di timore, pullulano personaggi in divisa, sono quelli che ce l'hanno fatta prima di me. Mi guardo intorno, sono proprio una matricola al primo giorno di scuola, mi sento come la barbatella di un nuovo impianto: saranno sicuramente tutti bravissimi, conosceranno già vini e vitigni a memoria, come farò?
C'è quello con gli occhialini rotondi, sarà un secchione, e poi quella bionda, già saluta tutti, sicuramente arriverà da una famiglia di sommelier… di nuovo, come farò?
Meno male che c'è uno che sta sbadigliando in ultima fila, lo percepisco un po' più umano, probabilmente avrà lavorato fino a dieci minuti prima, dopo una giornata di lavoro bisogna essere fortemente motivati per tornare studenti e prendere appunti come una volta sui banchi di scuola.
Qui nessun episodio di nonnismo: gli sguardi rassicuranti dei sommelier mi incoraggiano, incomincio a sentirmi meglio: ma quanto sono belli nella loro divisa di servizio!
Con la valigetta in mano mi sembra di aver guadagnato punti in sicurezza, il tocco della maniglia mi infonde un vago tono professionale: poi arriva il peso dei libri, quanto dovrò studiare?
I bicchieri sono davanti a me, la luce colpisce i miei occhi, sono vigile, la mente aperta, i ricettori pronti a cogliere ogni segnale.
Meno male che ci sono le spezie, sono tantissime: è in quel momento che annuso, chiudo gli occhi al mio vicino di banco perché non legga l'etichetta sul barattolo e provi ad individuare il contenuto: chi conosceva l'esistenza del cardamomo? E il coriandolo, ma non si usa solo a carnevale? Chi l'avrebbe immaginato che anche i sassi hanno un odore?
È così che, ridendo e provando ad indovinare profumi e odori, con il naso infiammato e confuso dai tanti profumi, ci si conosce: o meglio, ci si riconosce, ci si “fiuta”.
Perché la passione è quel tratto comune, quel filo rosso che unisce tutti noi corsisti.

La salaDi lezione in lezione, tenuti per mano da insegnanti straordinari, ci si appropria di una porzione di aula, ed è lì che ci si ritrova tutte le sere del corso: le prime strette di mano, i biglietti da visita, lo scambio dei numeri di cellulare.
Si diventa amici, perché AIS è anche questo. Eleonora, Alessandra, Silvia, Sara, Ottaviano, Antonio, Claudio, Massimo, Laura…
Da qui abbiamo cominciato il primo livello e, da poco, ultimato il terzo e ora con il diploma in tasca: per Otto e Claudio l'esame verrà più avanti, solo un "ritardo" tecnico per impegni di lavoro: si tratta di un successo di gruppo, un successo tra amici.
Perché dai banchi del Westin abbiamo incominciato ad organizzare uscite durante i weekend nelle cantine delle Langhe, della Valtellina, della Valpolicella, in Franciacorta: poi Verona e Merano, più che visite didattiche dei veri pellegrinaggi!!!
Forse un modo per conoscere e conoscersi outdoor, perché anche in trasferta bisogna dare il meglio di sé. Incontrare produttori e degustare vini mai provati, calpestare vigne nuove, approdare in ristoranti diversi, acquistare il vino per poi condividerlo con altri amici: compagni di merende, compagni di vino, curiosità e passione, desiderio di mettersi alla prova, necessità di confronto: perché lo scambio è crescita.
Anche i gruppi di amici hanno bisogno di riti e la nostra liturgia, all'insegna dello "stare bene", si è sempre svolta mettendo al centro il vino: in questo turbinio di eventi e frequentazioni, ci si apre progressivamente, si rafforzano i legami, ci si mette alla prova e, anche inciampando talvolta nei nostri fantastici difetti, cresciamo, come singoli, come gruppo, come entità.
Le serate a tema, i banchi di degustazione: tutte occasioni per ritrovarsi, per approfondire quanto appreso in aula, per improvvisare schede di degustazione, punteggio, piccoli test, insieme.
Come non parlare del Giro d'Italia o del viaggio intorno al mondo: i docenti ti guidano e, cartina al cuore, non segui Magellano, ma una via che, al posto delle briciole di Pollicino, è tracciata dagli acini e da una scia di bollicine.
Avresti voluto chiedere in prestito a Jules Vernes almeno altri 80 giorni per viaggiare ancora con il calice in mano. E poi le cene, sempre noi, a turno a casa di tutti, qualcuno cucina, qualcuno porta del vino: la cosa più divertente sono le cene organizzate al rientro dalle vacanze, durante le quali ognuno ha cercato bottiglie nuove e particolari, magari da diverse parti del mondo, per scoprirle insieme.
Ogni tanto si esagera: manca poco che qualcuno non si improvvisi elicotterista o paracadutista pur di non perdere un evento enogastronomico o una nuova visita in cantina!
E poi gli abbinamenti cibo-vino, quante risate con i poligoni: e se l'abbinamento non dovesse essere ideale parliamo di avanguardia o di nouvelle cuisine?

CaliciDurante questi mesi ne abbiamo fatte tante, di uscite, di cene, di esperimenti, con ottimi calici e con grandi risate, soprattutto grandi risate, che accompagnano i momenti belli ed aiutano a condividere quelli che lo sono un po’ meno.
Siamo un bel gruppo, e lo abbiamo dimostrato anche preparandoci insieme all'esame finale: ripetere, interrogarsi, ascoltare, correggere, rettificare…
Come dimenticare le strepitose serate passate con i vini passiti, con gli champagne, con i distillati? Abbiamo ancora qualche problema nel riconoscere il profumo di giaggiolo e di garofanino selvatico, ma ci stiamo lavorando!
E prima o poi riusciremo anche a distinguere il sentore di fava tonka e di pelliccia bagnata dall’aurora, ce la metteremo tutta.
Ma quanto impegno in questi mesi, quanto studiare! Chissà, ce la faremo? Ci siamo fatti coraggio a vicenda, talvolta era l'ottimismo a prevalere, altre volte il pessimismo più nero: il miglior modo di combatterlo era di bere delle favolose bollicine… e così i pomeriggi di studio terminavano sistematicamente con cena e bottiglie di ottimo livello, con quanto di più seducente dal punto di vista enogastronomico  potesse passarci per la mente!
E quella confusione che sembrava essersi impossessata delle nostre menti, in realtà è diventata con-fusione con quel nettare strepitoso che stiamo imparando ad amare.

E' la magia dei corsi AIS, il bello di trovare amiche e amici con cui condividere vino e dintorni, come espressione di comunicare e di vivere il nostro territorio. 
Per festeggiare l'esito dell'esame ci siamo regalati una cena a base di oca al forno in quel di Mortara, e un'uscita di un'intera giornata in Franciacorta: niente borse firmate o capi di abbigliamento fashion, al red carpet delle passerelle preferiamo le cantine storiche.
Non è finita qui, il percorso continua: quando hai trovato la via giusta non puoi che proseguire verso la meta, tanti piccoli passi e tutti nella stessa direzione…
Così, tutto d’un fiato ma con tanto entusiasmo, termina il racconto di un’avventura… ma siamo solo alla prima puntata, la cosa bella è che continua!