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Viaggio studio in Umbria: tre giorni di esperienze e sensazioni


bandiera umbriaL'Umbria è una terra aspra ma generosa. Ha accolto il gruppo del viaggio studio di AIS Milano con grande calore e disponibilità umana, cibi e vini pieni e di personalità ed un clima primaverile che ne ha pienamente valorizzato i meravigliosi paesaggi.

Abbiamo passato tutto il primo giorno presso Tenute Lungarotti a Torgiano, imparando a conoscere meglio un’azienda che ha segnato e tuttora sostiene un’intera denominazione. Giorgio Lungarotti aveva capito, già negli anni '60, l'importanza di puntare sulla viticoltura di qualità, su tecniche più moderne e sulla ricerca di integrità del frutto; considerazioni per l'epoca davvero illuminate.

 

Da Tenute Lungarotti abbiamo degustato anzitutto due vini 'storici' dell'azienda, il Torre di Giano (grechetto, trebbiano e vermentino) ed il Rubesco (sangiovese, canaiolo e colorino) seguiti dal passito Dulcis (a prevalenza trebbiano); i vini si sono espressi benissimo in accompagnamento alle eccellenze gastronomiche del territorio, momenti di autentico piacere e convivialità!
Ci siamo poi dedicati al fiore all'occhiello della azienda, il Rubesco Riserva Vigna Monticchio, di cui abbiamo assaggiato quattro annate: 2007, 2005, 2003 e 1997. Vigna Monticchio è stato uno dei primi cru italiani, una singola vigna identificata come luogo di eccellenza. L'idea dietro questa piccola verticale era di confrontarsi con il concetto di qualità: il vino ce lo ha ben spiegato, esprimendosi con finezza anche a diciassette anni dalla vendemmia ed attraversando con nonchalance il difficile 2003.

 

L'ultima tappa della nostra giornata a Torgiano è stata al Museo del Vino, voluto da Giorgio e Maria Grazia Lungarotti e gestito dalla Fondazione Lungarotti. Nato nel 1974, raccoglie pezzi unici che testimoniano l'importanza della vite nella civiltà umana, spaziando dall’antichità e dal mito del dionisiaco fino all'arte contemporanea.

 

Il sabato è stato dedicato alla zona del sagrantino, con tre produttori, diversi tra loro, che ci hanno mostratoumbria  paesggio le molteplici sfaccettature e stili di questo vitigno tipico. Il sagrantino è un’uva dalla buccia spessa e dalla forte componente polifenolica, la cui materialità necessita di molta intelligenza e cura nell'interpretazione, per dare vini importanti, da meditazione, che non corrano il rischio di virare verso la rusticità.
La prima visita è stata ad un produttore che aveva da condividere con noi secoli di presenza familiare nella regione ed un affascinante percorso personale di crescita, tutto incentrato sul concetto di ascolto e rispetto della natura. Giampiero Bea ci ha dedicato un’intera mattina, ed è impossibile racchiudere in poche parole tutto quello che ci ha trasmesso. Abbiamo visitato la cantina disegnata da lui stesso - un architetto con grande attenzione a materiali, purezza delle forme e funzionalità - beneficiando anche di una breve ma interessante lezione di dietologia.
Giampiero Bea ha condiviso con noi vini ancora in affinamento in acciaio e tutte le principali espressioni del suo lavoro. Siamo rimasti affascinati dal trebbiano spoletino a piede franco dell'Arboreus; abbiamo potuto confrontare sui rossi due annate, il 2005 ed il 2007, molto diverse fra di loro: già più compiuto in finezza il 2005, pieno di energia e con promesse di grande longevità il 2007. Abbiamo anche avuto occasione di degustare il Cerrete, nuovo cru non ancora in vendita, di cui sentiremo certamente parlare in futuro.

Il nostro cammino è proseguito da Antonelli San Marco, dove abbiamo ammirato una tenuta di grande tradizione, in una bella giornata di sole. Filippo Antonelli ci ha accolto praticamente in casa, ed abbiamo pranzato con lui nella foresteria, chiacchierando di vino e di Umbria. Proveniente da una lunga tradizione di avvocati, vive il vino con grande attenzione non solo per ciò che riguarda le sue tenute; è stato piacevolissimo degustare i suoi vini seduti ad una buona tavola, di nuovo circondati dalle eccellenze gastronomiche della regione. Grechetto, trebbiano spoletino e montefalco rosso si sono mostrati nel loro habitat ideale. Abbiamo anche assaggiato tre annate del sagrantino, ritrovandoci nella esuberanza del 2007, riconfermati nell’idea di un vino che promette di saper invecchiare bene, e nell’eleganza del 2005, risalendo infine al 1996.

 

Tabarrini è stata l'ultima tappa enologica del nostro bel sabato. Accompagnati da Daniele Sassi abbiamo degustato nuovamente un trebbiano spoletino a piede franco e poi la chicca della nuova annata, il 2010, dei tre cru di sagrantino del produttore. Momento di riflessione per la differenza caratteriale tra i tre: meno materico e più giocato sull’eleganza il Campo alla Cerqua; più internazionale e rotondo il Colle Grimaldesco; potente e ai limiti della fisicità il Colle alle Macchie. Il produttore lavora raccogliendo le uve più tardi rispetto agli altri, con il risultato di vini concentrati e potenti, soprattutto partendo da un vitigno già ricco di materia come il sagrantino.

 

p020 calice botteL'ultimo giorno ci ha accolto Tenuta Castelbuono. Abbiamo potuto ammirare, anche dall'interno, l'edificio-scultura del maestro Arnaldo Pomodoro, di cui ci hanno spiegato l'ideazione e raccontato la realizzazione. La costruzione del Carapace ha richiesto sette anni, dal 2005 al 2012. Abbiamo provato tre dei quattro vini prodotti, tutti ben ideati, con la stessa attenzione alla finezza che la famiglia Lunelli persegue in tutte le sue attività.

 

Abbiamo terminato l'esperienza umbra accolti, in allegria e con grande generosità, dai colleghi di AIS Umbria a Città di Castello, dove ci siamo fermati per la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco, e dove abbiamo avuto il piacere di conoscere direttamente da loro le eccellenze della zona. Il bello di un’associazione capillare sul territorio e fatta da veri appassionati!

 

Per concludere, non si può che ribadire che la tavola ed il piacere della compagnia e del cibo sono stati una caratteristica ricorrente del viaggio, a riprova della grande propensione enogastronomica della regione. Abbiamo degustato i vini umbri in abbinamento a cibi altrettanto strutturati ed espressivi: non sono vini fatti per essere degustati in religiosa solitudine, si sono espressi al meglio sul cibo, in un connubio di potenza e genuinità che ne ha sottolineato al meglio le qualità.