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Un territorio nel calice: i Diversi Vignaioli Irpini


Un territorio nel calice: i Diversi Vignaioli IrpiniUn territorio in grande crescita reputazionale, capace di dare vini di elevata qualità partendo da vitigni di primo piano come il fiano, il greco e l’aglianico: l’Irpinia vitivinicola riesce sempre a regalare emozioni quando si esprime all’interno del calice.

Una terra ricca di biodiversità, tendenzialmente fredda e caratterizzata da escursioni termiche che permettono un’ottimale maturazione delle uve.

 

AIS Milano ospita il consorzio Diversi Vignaioli Irpini, rappresentante alcune cantine che dal 2011 hanno deciso di fare squadra, di aiutarsi vicendevolmente nei diversi campi relativi al settore vinicolo, al fine di perseguire l’eccellenza e valorizzare la propria zona produttiva. La conduzione della serata è affidata a Monica Coluccia, appassionata ed esperta della viticultura campana e concentrata sul territorio protagonista, accompagnata da otto produttori, chiamati a raccontare della propria azienda e del proprio vino in degustazione.


Si ha inizio con la denominazione Fiano di Avellino DOCG, incastonata tra il Montevergine e il Monte Tuoro, divisa longitudinalmente dal fiume Sabato, fondamentale per la regolazione delle temperature.


La prima cantina è Tenuta Sarno 1860, anno di acquisto della vigna di partenza della famiglia. Maura Sarno ci racconta dell’impianto nel 2004 della vigna Giardino a Candida e la prima vinificazione in proprio nel 2009, dalla quale ha origine il Fiano di Avellino DOCG 2016 (fiano, in acciaio sulle fecce fini per 6 mesi), giallo paglierino tenue con riflessi verdolini, naso verticale con mela croccante, agrumi, ginestra, con nota affumicata e minerale sullo sfondo, teso in bocca, fresco e sapido, con morbidezza presente e buona persistenza.


Il relatoreSegue Villa Diamante di Diamante Renna, proprietaria e moglie di Antoine Gaita, tra i primi a reinterpretare e a valorizzare il fiano, dandone un’immagine nuova ed elevandone la qualità. Il Fiano di Avellino Vigna della Congregazione DOCG 2016 (fiano, 12 mesi in acciaio con le fecce) si presenta paglierino carico, riconoscimenti di mela e agrumi, zagara e gelsomino, affumicato e minerale, rosmarino e frutta secca, dalla pienezza gustativa, buon equilibrio con grande sapidità e finale molto lungo.

 

Si prosegue con il Greco di Tufo DOCG, denominazione più vitata, favorita anch’essa dal fiume Sabato, dal forte richiamo commerciale.


Carmine Iannaccone, in rappresentanza della cantina Le Ormere, ci parla della produzione di settemila bottiglie e dell’acciaio e di pochi solfiti utilizzati per la vinificazione. Il loro Greco di Tufo DOCG 2016 (greco, acciaio) si mostra giallo paglierino che guarda all’oro, solare e verticale, con sentori di pesca, nespola e agrumi, fresia, con sottofondo minerale e speziato; in bocca la freschezza è quasi tattile, accompagnata da viva sapidità, il tutto equilibrato da ottimo corpo; chiude con richiami fruttati.


La Cantina Bambinuto, presentata da Marilena Aufiero, si concentra in particolare sul greco e in degustazione porta il Greco di Tufo DOCG 2015 (greco, in acciaio per 12 mesi con i propri lieviti), con il suo colore tendente al dorato, i suoi profumi di pesca gialla e clementina, fiore di girasole, grano e zenzero, la sua struttura e sapidità, la freschezza docile, ma presente, e la sua lunga persistenza di frutta e spezie.

 

Il vitigno aglianico è protagonista dell’Irpinia Campi Taurasini DOC, collocata a sud e a est delle zone produttive, e del Taurasi DOCG, denominazione tagliata latitudinalmente dal fiume Calore, più equilibrato a nord e più austero a sud.


L’azienda Stefania Barbot porta in degustazione l’Irpinia Campi Taurasini ION DOC 2015 (aglianico, acciaio per un anno) con la volontà di far assaggiare un aglianico lavorato e affinato solo in acciaio, come spiega Erminio Spiezia. Il rubino con riflessi porpora, la frutta rossa, l’incenso, le spezie scure e la violetta, la bocca ricca con tannino presente, la freschezza e sapidità, contrastate dalla morbidezza e la persistenza fruttata delineano un bel quadro del vitigno.


I viniCantine Lonardo, produzione concentrata sull’aglianico, con Antonella Lonardo, e Guastaferro, con vigne che arrivano fino a 200 anni di età, con Raffaele Guastaferro, ci presentano il Taurasi DOCG dell’omonimo comune. Il primo è il Taurasi DOCG 2012 (aglianico, botte grande per 18 mesi), dal rubino pieno, dai sentori affumicati, speziati e di pepe rosa, marasca, viola, erbe aromatiche, carnoso, con tannino ben integrato, durezze presenti e morbidezza in divenire e con scia finale speziata. Il secondo è frutto piante ultracentenarie coltivate con sesto di impianto di soli 700 ceppi per ettaro, con resa di 15 q/ha, condizioni che ritroviamo nel calice contenente il Taurasi DOCG 2010 (aglianico, 2 anni in botti grandi e 4 in acciaio), presentandosi rubino intenso, con note di brace, affumicate, di frutta caramellata, pepe verde, sottobosco, gustativamente robusto, denso, dal tannino ben presente e lungamente persistente con riconoscimenti coerenti con quelli individuati al naso.


La cantina Antico Castello, rappresentata da Francesco Romano, ha permesso la scoperta del comune di San Mango sul Calore come sottozona produttiva vocata. Ne è un esempio il Taurasi Riserva DOCG 2010 (aglianico, 8 anni tra legno e bottiglia), rosso granato, profumi di prugna e frutti di bosco maturi, semi di finocchio, ruta, erbe aromatiche scottate e balsamico, bocca robusta, con tannino fitto, fresco e sapido, con morbidezza in divenire, con chiusura fruttata e di liquirizia a bastoncino.