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La grandezza dello Champagne nelle annate memorabili


 La grandezza dello Champagne nelle annate memorabili Trecento anni di storia alle spalle, una fama ampiamente consolidata, tante anime diverse tra loro e infinite sfaccettature: così si presenta lo Champagne.

Per Enozioni 2018, AIS Milano ha deciso di aprire le sue degustazioni guidate con uno degli aspetti di maggior rilievo: i millesimi memorabili, rappresentati da sei cuvée del medesimo spessore, raccontati da un relatore in piena sintonia con le bollicine, Nicola Bonera. L’obiettivo è scoprire quali vette qualitative sia in grado di raggiungere questa denominazione nelle annate migliori, definite e riconosciute nel tempo come tali.

 

Protagoniste sono anche le loro interpretazioni realizzate da Négocian manipulant e Vignerons riconosciuti a livello mondiale.

 

Due cuvée dall’alto profilo, Dom Pérignon 2006 della maison Dom Pérignon e La Grande Dame 2006 di Veuve Clicquot Ponsardin, descrivono l’annata 2006, non reputata forse tra le migliori della storia, ma che ha dimostrato di essere caratterizzata da grazia e finezza, freschezza, pieno bilanciamento e, guardando in prospettiva, dalla lunghissima longevità.

 

La prima è composta da 55% chardonnay e 45% pinot nero, provenienti da nove tra i migliori village Grand Cru e Premier Cru, sboccata nell’aprile 2015, dosata con 6,5 g/L di zucchero. Nel calice non tradisce le esperienze con annate a confronto, mantenendosi coerente nel suo equilibrio e piacevolezza, mostrandosi giallo paglierino cromaticamente carico, con inizio timido, frutta gialla appena matura e leggiadra florealità, accompagnate da una tostatura non invadente, dalla frutta secca e dalla tipica mineralità della Champagne, arricchendosi poi di agrumi e pesca gialla matura. In bocca il vino conferma le sue qualità basate sul garbo e sull’eleganza e viene descritto «rinfrescante senza essere acido, morbido senza essere dolce, lungo senza essere pesante»; chiude con una piacevole scia di frutta e di salsa vaniglia.


Il relatore

La seconda cuvée rappresenta il vertice della produzione della storica maison di Reims, con vino base ottenuto da 53% pinot nero e 47% chardonnay raccolti da otto prestigiosi Grand Cru, affinato per circa sette anni sui lieviti e con aggiunta di 8 g/L di zucchero. Il paglierino mediamente intenso, insieme a tutti gli altri sentori, ci introduce a un vino differente. Al naso risulta maggiormente intenso, con note fini e avvolgenti di fiori freschi bianchi e gialli, agrumi e frutta succosa, con profumi tostati e minerali marcati. All’esame gusto-olfattivo è teso e verticale, con freschezza e sapidità in evidenza, bilanciati dalla morbidezza, ma con un equilibrio in divenire; la lunga persistenza ricorda il tiglio e una raffinata piccantezza.

 

Con il millesimo 1996, definito da molti come “Année du siècle”, capace di dare Champagne di altissima qualità, ci si immerge nel mondo dei Récoltant manipulant, i piccoli e medi produttori che vinificano unicamente le proprie uve.


I vini

Si degusta così la Cuvée “R W” 1996 di Françoise Bedel, 88% pinot meunier, 6% chardonnay e 6% pinot nero, brut dal basso dosaggio, con affinamento a contatto con i lieviti protratta per quattordici anni e l’utilizzo del tappo di sughero. Colpisce subito il giallo tendente al dorato; i riconoscimenti di cera, zucchero di canna, rum, uvetta essiccata, pesche cotte e una speziatura dolce denotano un’evoluzione fine e particolarmente piacevole; il sapore è rotondo, avvolgente, delicatamente fresco, ma pienamente sapido, con un finale dolce, ma anche asciutto, di panettone farcito con zabaione liquoroso.

 

Si prosegue con l’ Ambonnay Grand Cru Brut 1996 di André Beaufort, 90% pinot nero e 10% chardonnay, quindici anni sui lieviti con il sughero a chiusura. Il colore è pienamente dorato, il profumo ricorda quello di un vino bianco fermo, con sentori esotici di mango e papaya, agrumi amari, peperoncino e un’intrigante affumicatura. In bocca, invece, si confonde quasi con un rosso, sensazione data da una spezia piccante e pepata e da una tostatura importante, con grande struttura, freschezza e sapidità; interminabile.

 

Il quinto calice accoglie il Coeur du Terroir Grand Cru Le Mesnil-sur-Oger 1995 di Pascal Doquet, 100% chardonnay, circa quindici anni sui lieviti, dosato con 4,5 g/L di zucchero, in rappresentanza di un’annata reputata inferiore alla 1996, ma ugualmente in grado di regalare vini di grande interesse. Alla vista si mostra giallo paglierino intenso; l’esame olfattivo è inizialmente poco espressivo, con note leggere di agrumi maturi, fiori gialli appassiti e gesso, per poi crescere e svelare cocco, cioccolato bianco, banana e spezie dolci; il sorso è meraviglioso, con grande freschezza gessosa e verticalità, morbidezza avvertibile, nonostante l’equilibrio pieno sia ancora lontano; la persistenza è lunga e avvincente.

 

Si termina con lo storico millesimo 1990, assolutamente a livello del 1996, come si appura dal Fleury 1990 Brut di Fleury, 100% pinot nero, ben ventiquattro anni sui lieviti con il sughero. Il colore oro antico, la menta, la vinosità del pinot nero, una tostatura delicata, un’ammaliante nota di vin santo, i frutti di bosco maturi, il fico e il malto d’orzo riempiono il naso; all’assaggio è speziato, avvolgente, con riconoscimenti di anice e panforte, ove non manca certo l’acidità e la sapidità, per uno Champagne che ha ancora tanto da regalare, grazie anche a un finale eccellente.

 

Una degustazione semplicemente memorabile!