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Alla scoperta di tre piccole perle nella grande Champagne


 Alla scoperta di tre piccole perle nella grande Champagne Albert de Milly, Boulard-Bauquaire e Th. Petit, maison di champagne dal grande potenziale, riunite in una serata “spumeggiante”.

Raccontare di champagne in una serata di degustazione non è mai semplice, si rischia di cadere nel banale e nel mondano, soprattutto se sei all’esordio davanti a un’esigente platea di sommelier milanesi; ma la Prima di Alessia Occhipinti, sommelier e degustatrice romana cresciuta professionalmente nella Delegazione meneghina, è stata più che ottima.

 

Al suo debutto, Alessia ha voluto condividere la sua passione, il suo mondo: lo champagne, argomento che conosce alla perfezione, frutto di studio, di viaggi e di centinaia di calici degustati negli ultimi anni. Per introdurci a questo territorio, difficile e variegato, Alessia ha deciso di non raccontarci di grandi maison affermate in tutto il mondo ma di tre produttori “familiari” poco conosciuti in Italia, una scelta coraggiosa che ha condiviso con l’importatore italiano di queste tre etichette, il sommelier e degustatore toscano Gaetano Gullì. Scelta per nulla scontata e interessante, che ha premiato il pubblico a fine serata. Ma di quali piccoli produttori poco conosciuti ma di grande talento si tratta?

 

Albert De Milly, maison fondata dalla famiglia di négociant manipulant Demilly nella Vallée de la Marne. Alain Demilly, figlio di Albert, dopo gli studi di enologia, decide di creare un’impresa di gestione e consulenza per piccole e grandi maison di champagne, mettendo a disposizione le proprie strutture e la propria competenza. Riesce così ad acquistare e gestire quindici ettari vitati a Bisseuil, importante Premier Cru della Vallée de la Marne vicino a Epernay, a cui si aggiungono altri quattro ettari nell’Aube.


Il relatore

La maison di récoltant manipulant Boulard-Bauquaire è oggi, dopo otto generazioni, nelle salde mani di Christiane e Christophe Boulard, coppia i vignaioli che coltiva in maniera sostenibile gli otto ettari di vigna principalmente a Cormicy nel Massif de Saint-Thierry, la parte più a nord della Champagne viticola, rispettando ambiente, suolo e biodiversità.

 

La famiglia di vignaioli Th. Petit, “Th” è l’abbreviazione di Théophile, è originaria di Ambonnay, Grand Cru della Montagne de Reims, culla del pinot noir, dove possiede quattro ettari vitati più due in affitto, producendo vino da ben tre generazioni. Lo zio Andrea Petit fu addirittura uno dei padri fondatori della cooperativa dei coltivatori di Ambonnay.

 

Dopo un’iniziale interessante introduzione riguardante i numeri, il commercio, le annate e i terroir dello Champagne, argomenti sovente poco analizzati in degustazioni non professionali, trasportati nel mezzo di verdi colline e rocce biancastre, grazie alle tante foto scattate personalmente a illustrare le mille sfaccettature delle vigne e del terreno, Alessia, coadiuvata da Gaetano, ci ha introdotto alla degustazione di sette calici meravigliosamente diversi ma egualmente brillanti. Una degustazione in cui le tre componenti principali che rendono questo vino unico nel suo genere, ossia il terroir, i vitigni e lo stile della maison, segretamente custodito dagli chef de cave, sono stati analizzati minuziosamente per riuscire a comprendere la vera essenza racchiusa in ciascun calice.


I vini

Essenza prontamente svelata dal primo champagne in degustazione, l’ Extra brut di Albert De Milly, un vino dalla doppia personalità, inebria con profumi cremosi e burrosi e si presenta morbido a un primo assaggio, ma dopo pochi secondi sorprende con una sferzata acida per terminare con un finale polveroso gessoso. Questa particolare dualità è chiamata tecnicamente “sincope da extra brut” ed è una caratteristica di molti champagne di questa tipologia. Sorprendente anche l’altro vino degustato di questa maison il Millesimato 2009, i sessanta mesi di riposo sur lie donano grande profondità e potenza gusto-olfattiva, si esprime su nuance di cereali, fieno, mela cotta e fumé; in bocca entra verticale per poi espandersi e avvolgere con note di arachide, nocciola, tabacco biondo e boulangerie.

 

Tocca ora ai tre champagne Boulard-Bauquaire, partendo dal Vieilles Vignes: solo chardonnay da vigne del 1943 piantate nel Premier-Cru di Trépail, sosta trenta mesi sui lieviti regalando note burrose di pasticceria e agrumate di lime, esprime un centro bocca morbido e avvolgente, terminando con un finale citrino. Sempre chardonnay in purezza ma maggior complessità nella Cuvée Mélanie, un vino dai dolci sentori di burro fuso, frutta a polpa bianca, melone e miele, all’assaggio riempie la bocca per poi allargarsi e chiudendo con una citrica freschezza per nulla invadente. Lo champagne Carte Noire è invece un blanc de noirs brut da pinot nero e meunier che profuma di mela golden, frutti rossi e crema pasticcera. In bocca è corposo, potente, ricco e opulento, ben bilanciato da un fresco pompelmo e vibrante sapidità, lunga persistenza, si presenta dolce e svanisce con sensazioni salate.

 

Ultimi, ma non meno emozionanti, gli champagne di Th. Petit, iniziando dal Millesimato 2008; al naso è complesso: tiglio, champignon, burro salato, pasticceria e una sensazione iodato-salmastra. L’attacco è fresco di lime, lungo e persistenze, citrico con un’inusuale nota finale di alchechengi. La degustazione non può che terminare con la sontuosa Cuvée Prestige 2006, uno champagne di stupefacente complessità donata dai 72 mesi di permanenza sui lieviti, suadente all’olfatto: sentori di boulangerie, agrumi canditi, torrefazione, cappuccino, tè verde, foglie secche si susseguono l’un l’altro. All’assaggio è corrispondente, complesso, con un’intrigante nota fungina, fodera la bocca terminando piacevolmente sapido.

 

Non è facile trovare nel variegato e arcinoto mondo degli champagne, vini che sorprendano e dall’ottimo rapporto qualità-prezzo; bisogna quindi ringraziare e complimentarsi con Gaetano per averli scoperti e Alessia per aver scommesso su di loro e averci permesso di degustare queste sette piccole, ma grandi, perle.