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Calici arcaici: la Sardegna che non ti aspetti


Calici arcaici: la Sardegna che non ti aspettiUn’isola nel mezzo del Mediterraneo, con oltre 150 vitigni autoctoni, tradizioni e cultura secolari: dopo un viaggio on the road per conoscere vini e produttori nel loro habitat naturale,

Lorena Oddone e Adriana Licciardello ci conducono alla scoperta di un’altra Sardegna, oltre il vermentino e il cannonau, alla ricerca di prodotti di nicchia che meritano di essere apprezzati e valorizzati.

 

Sin dall’antichità ogni popolo che passò sull’isola, centro di rotte militari e commerciali, lasciò il suo contributo, anche dal punto di vista ampelografico: i Fenici portarono nuragus, vernaccia, monica, carignano e semidano; Romani e Bizantini introdussero moscato, malvasia, alvarega, gregu bianco e nasco; con la dominazione aragonese furono impiantati bovale, cannonau, cagnulari, muristellu e torbato.

 

Nel 2015, in un nuraghe, furono rinvenuti dei semi risalenti al XIV secolo a.C. che hanno messo in discussione la teoria per cui la Vitis Sativa si sarebbe diffusa dal Caucaso in tutta Europa; probabilmente in epoca arcaica fu coltivata anche in Sardegna.

 

Una particolarità della Sardegna, che incide anche sulle caratteristiche della produzione vinicola, è l’antica suddivisione in sub regioni: si tratta di trenta microzone accomunate da cultura, tradizioni e spesso anche composizione del terreno. I terreni sardi sono antichi e variegati: calcarei, tufacei, vulcanici, ricchi di marmi, sabbiosi; il clima è mite, le precipitazioni scarse e concentrate nella stagione invernale. Una costante climatica della Sardegna è il vento, anzi i venti: dal maestrale al levante, dallo scirocco al libeccio.


Il relatore

Tra i vitigni più diffusi a bacca rossa troviamo cannonau, monica, carignano, bovale e cagnulari; tra quelli a bacca bianca, vermentino, nuragus, moscato, nasco e vernaccia di Oristano. La predominanza dei classici cannonau e vermentino è dovuta alla loro resistenza alle malattie e alla grande produttività; negli ultimi anni, fortunatamente, si sta assistendo a un recupero dei vitigni “minori”, nonostante le difficoltà di coltivazione e alla scarsa conoscenza di questo interessantissimo patrimonio al di fuori dell’isola.

 

DEGUSTAZIONI:

 

Poderi Parpinello - Torbato Centogemme Brut: il torbato, vitigno tipico della zona di Alghero, appartiene alla famiglia delle malvasie ed è caratterizzato dalla buccia sottile. Il vino proposto in degustazione è un brut dal naso delicato, con sentori di ginestra e mandarino; al sorso si rivela piacevolmente fresco e sapido, con un bel finale agrumato. Semplice, ma non banale.

 

Olianas - Sardegna Semidano DOC “Migiu” 2016: dopo la fermentazione spontanea e macerazione sulle bucce in anfore di terracotta, affina in anfora per 5 mesi e altri 5 mesi in bottiglia. Nel calice è giallo intenso, al naso spiccano profumi di pesca gialla matura, nocciole, sbuffi iodati e ricordi di macchia mediterranea. In bocca è corposo, con una sensazione quasi tannica; la grassezza è piacevolmente equilibrata da acidità e sapidità, con una scia finale netta, che ricorda il caramello salato.

 

Chessa - Isola dei Nuraghi IGT Cagnulari 2015: fa una macerazione di 15 giorni e 14 mesi di affinamento in acciaio. Vitigno di recente riscoperta, un po’ selvaggio e scorbutico: nel calice emergono note di ribes, lentisco, echi balsamici. Al sorso è di grande eleganza ed equilibrio, con tannini delicati e echi salini.

 

Cantine Fraponti - Isola dei Nuraghi IGT Barbera Sarda 2015: la barbera sarda è vitigno abbastanza resistente, di ridotta produzione, che non ha legami con le omonime piemontesi e sannite; con solo 1300 bottiglie prodotte dall’azienda, si tratta di una vera rarità. Il naso è impegnativo, con sentori selvatici, scuri, di rabarbaro, more, grafite e note iodate. Al sorso si avverte il passaggio in legno, con un tannino ben integrato, torna la scia sapida, in contrappunto con una morbidezza avvolgente. Un vino particolare, che racchiude due anime.


I vini

Su’entu - Marmilla IGT Bovale 2015: il bovale è un vitigno abbastanza difficile, dai sentori vegetali complessi; in questo caso l’azienda ha scelto volutamente la vendemmia tardiva. Dal colore rubino quasi impenetrabile, il bouquet olfattivo comprende sentori di frutti scuri, erbe aromatiche (ginepro, mirto, alloro). In bocca il carattere vegetale non si avverte, ma emergono morbidezza, tannini asciuganti, acidità e netta sapidità: un vino di grande bevibilità.

 

U’ Tabarka – Isola dei Nuraghi IGT “Seiann–a” 2015 (80% moscato di Calasetta, 20% nasco): prodotto nella zona di Carloforte, dai terreni sabbioso/vulcanici, in solo 800 bottiglie. Le uve appassite fermentano per 63 giorni, fino ad arrivare a 18% di alcol. Giallo dorato intenso, ha un naso dolce, da moscato passito: scorze di cedro candito, erbe aromatiche; inatteso l’impatto in bocca, che rivela incredibile sapidità, grande freschezza e anche un tannino ben distinguibile. Perfetto con ostriche e cannolicchi, o con un piatto a base di bottarga.

 

Salto di Coloras - Malvasia di Bosa DOP 2015: si tratta di una versione dolce e botritizzata. Il profilo olfattivo è caratterizzato da frutta tropicale, fichi, zenzero candito, sentori agrumati ed eterei, e una nota che ricorda la cenere. Al sorso la piacevole rotondità è accompagnata da una spalla acido-sapida; è un vino rotondo, caldo, da gustare con i tipici dolcetti sardi.

 

Infine, il delizioso Mirto di Lusso, prodotto artigianalmente con bacche provenienti solo dall’isola, lavorate il giorno stesso della raccolta. Grande concentrazione del frutto, mancanza di stucchevolezza e lungo finale: non poteva concludersi altrimenti il viaggio attraverso i calici della Sardegna più autentica.