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Un insolito viaggio vitivinicolo per scoprire la Turchia, là dove tutto è nato


Un insolito viaggio vitivinicolo per scoprire la Turchia, là dove tutto è nato

Una tradizione vitivinicola millenaria, terra d’elezione in cui la vite selvatica fu addomesticata. La Genesi narra che proprio qui, sul monte Ararat, all’estrema periferia est della regione, Noè piantò la prima vigna, fece il primo vino e si ubriacò.

Profondamente legato alla religione, usato per le offerte sacrificali agli dei, il vino accompagna da sempre le tradizioni turche, come quella di sotterrarne un’anfora alla nascita di ogni bambino e aprirla solo quando convolerà a nozze.

 

In Anatolia ha avuto origine il misket - antenato dell’uva moscato - e a Smirne c’era il Pramno, un vino rosso e dolce citato anche da Omero, talmente forte che, per poter essere bevuto, doveva essere diluito con acqua in un rapporto 1 a 20.

 

Verso la fine dell’800, con l’avvento della fillossera, i vigneti europei sono decimati, ma la Turchia si salva dalla devastazione e i suoi vini diventano richiestissimi nel vecchio mondo, insieme a quelli dei Campi Flegrei. Ma quantità non significa sempre qualità e così, dopo un periodo di offuscamento, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso due studiosi francesi, Emile Bouffart e Marcel Brion, applicando i concetti della zonazione individuano le regioni più vocate a produrre vino di qualità, che possono contare anche su un patrimonio ampelografico di circa 1200-1500 varietà di uve (600-800 geneticamente differenti), di cui 30 veramente notevoli.

 

Da allora i vini turchi non hanno smesso di migliorare arrivando ad affermarsi anche ai concorsi internazionali.


Il relatore

Con Guido Invernizzi andiamo a scoprirne alcuni.

 

1) Yasasin 2014, Vinkara, kalecik karasi 100%

Il kalecik karasi è un vitigno a bacca rossa autoctono dell’Anatolia, geneticamente simile al pinot nero. Lo assaggiamo vinificato in bianco nella versione spumante metodo classico. Al naso si riconoscono note floreali, piccoli frutti rossi maturi e pasticceria. In bocca buona freschezza e sapidità, discreta persistenza e buon equilibrio. Uno spumante semplice, ma ben fatto.

 

2) Karasakiz 2016, Suvla, karasakiz 100%

Vitigno nativo della Turchia presente anche in Grecia, il karasakiz era utilizzato in passato come uva per produrre distillati. Con una migliore gestione del vigneto e un’attenta vinificazione si ottiene un vino dal colore rosato che ricorda la Schiava o il Grignolino. Al naso è un’esplosione di frutta rossa e di fiori, con una discreta nota speziata intrinseca del vitigno. In bocca si ritrova la speziatura, acidità e sapidità di buon livello, discreta persistenza. Un vino pulito che ha nell’immediatezza e nella giovinezza le sue armi vincenti.

 

3) Merzifon Karasi 2016, Likya Winery, merzifon karasi 100%

Vitigno autoctono della zona nord dell’Anatolia, riprodotto da poche piante di viti salvate dall’estinzione, il merzifon karasi da cui si ottiene questo vino è coltivato a 1100 m s.l.m.. Vino dal colore magnifico, rosso quasi fucsia, che sprigiona giovinezza nonostante un anno di barrique. Si presenta al naso con belle note di frutta matura, spezie dolci, viola appassita. Ottima corrispondenza gusto-olfattiva con un leggero pizzicore dato da una nota pepata. Vino equilibrato, sapido e fresco, succoso.

 

4) Acikara 2016, Likya Winery, acikara 100%

L’acikara è un vitigno autoctono del sud Anatolia, anche in questo caso coltivato a 1100 m s.l.m. dove l’escursione termica giorno-notte è molto elevata. Il nome aci-kara significa bitter-black (amaro-nero) dalle caratteristiche del vitigno che in questo caso fornisce un vino dalla carica antocianica importante, quasi da uva tintoria, impenetrabile, con riflessi ancora porpora e una grande struttura. Naso di frutta rossa, confettura, pepe verde e bianco. In bocca spicca l’acidità e una sfumatura speziata che dà pizzicore alla gola. Vino ancora in evoluzione, da seguire nel tempo e riassaggiare.

 

5) Nero d’Avola – Urla Karasi 2015, Urla, nero d’Avola 90% - urla karasi 10%

Il connubio fra un vitigno siciliano e l’urla karasi, vitigno prefillosserico della zona di Smirne, dà luogo a un vino dal sottofondo rubino, discretamente trasparente e dalla buona struttura. Il naso è magnifico, intrigante, con sentori di frutta rossa matura, ribes e spezia verde. In bocca l’acidità viene meno ma è rotondo, morbido, con un tannino smussato e una speziatura in evidenza.


I vini

6) Bogazkere 2015, Urla, bogazkere 100%

Vitigno autoctono storico del sud-est dell’Anatolia, il bogazkere è una delle uve più note della Turchia. Il naso apre su note balsamiche, mentolate per lasciare spazio a frutta rossa matura, pepe verde, chiodi di garofano, cumino. In bocca le note terziarie sono prevalenti e il legno ben gestito contribuisce a dare un tannino levigato. Avvolgente e morbido, dalla lunga persistenza.

 

7) Kalecik Karasi Mahzen 2014, Vinkara, kalecik karasi 100%

Lo stesso vitigno del primo vino, vinificato in rosso. Dal colore scarico, di media struttura, al naso melagrana, ciliegie, frutta sotto spirito, cioccolato, fiori appassiti. In bocca la frutta sembra più evoluta e l’acidità non pare sufficiente a garantire la sua durata nel tempo. Buona la persistenza.

 

8) Kinali Yapincak 2016, Suvla, kinali yapincak 100%

Il kinali yapincak è un vitigno autoctono a bacca bianca della Tracia orientale, la parte europea della Turchia. Di colore dorato con riflessi rosati, sprigiona al naso note di albicocca, gesso e calcare. In bocca il vino è tagliente, polveroso, speziato, talmente sapido da asciugare la bocca, ma dalla grande piacevolezza.

 

Una serata diversa, una di quelle che piacciono tanto a Guido che ci ha fatto conoscere vitigni sconosciuti ai più, dal potenziale ancora non completamente espresso. E un ringraziamento particolare a Mehmet Yenisan, corsista AIS di origine turca, che ha selezionato sul territorio i vini degustati durante la serata.