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Master Toscana, sfaccettature e caratteri locali


Sfaccettature e caratteri locali, varietà di uva e stili produttivi, elementi climatologici e di terroir

Ancora un master, ancora tutto esaurito, ancora lui: Armando Castagno.

Dieci lezioni da tre ore l'una, per un totale di trenta ore e una durata di sei mesi. Dopo i master su Borgogna, l'Altra Borgogna, Chianti Classico e Campania, stavolta giochiamo con la Toscana.

 

E si gioca nel vero senso della parola. Perché ad Armando non basta tenere alta l'attenzione "solo" con l'inquadramento storico, geografico, geologico, colturale, tecnologico e legislativo di un vino, oppure con una denominazione o un territorio vitivinicolo; stavolta il quid in più è stato aggiungere la componente ludica. La teoria viene seguita dalla pratica, alla ricerca del tesoro, per mettersi alla prova. Un grande gioco di squadra.

 

Gli strumenti: una lavagna e dei pennarelli colorati. Gli indizi: le caratteristiche intrinseche e puntuali che un micro-territorio può trasmettere a un vino, l’impronta e lo stile di una maison, l’interpretazione e l’esperienza di Armando condivisa con gli astanti. Insomma, per ogni lezione una lista di vini, produttori, annate e territori da accoppiare con una serie di caratteristiche da ricercare nei vini stessi. Dati oggettivi vs. dati soggettivi. Il tesoro: trovare la giusta combinazione tra i fattori e, soprattutto, l’immensa gioia di aver goduto del viaggio, al di là di aver raggiunto o meno la meta e di aver fatto l’en plein. C’è la voglia di mettersi in gioco, sempre, perché il mondo del vino è così vasto e così affascinante che, in fondo, non si sarà mai “arrivati”.

 

Il mondo del vino è una continua scoperta.


Il relatore

Iniziamo. Prima slide: “Territori d’Appennino: Rufina, Mugello, Casentino”. Questo è un luogo che va letto e interpretato non tanto guardando la mappa della zona - necessariamente bidimensionale - ma considerando che tutto quello che ha importanza, in quanto identificativo del terroir, arriva dall’alto e si rovescia verso il basso, come l’aria fredda della notte oppure l’acqua.

 

Da sempre questo territorio lotta contro i pericoli di incombenti alluvioni, tracimazioni e/o straripamenti di fiumi, dei quali i libri di storia e la letteratura ci riportano abbondanti riferimenti. Non è semplice scavare tra queste pagine ingiallite dal tempo e scovare i più intimi legami con il mondo del vino. Ma Armando è maestro della contaminazione fra vari argomenti e a tal proposito, come un prestigiatore, estrae dal cappello una bellissima descrizione dantesca. Purgatorio, Canto V, versi 115-123.

Faccio in tempo a scrivere solo questo e mi perdo ad ascoltare Armando che li recita. Si riferiscono a Bonconte di Montefeltro, condottiero aretino che morì, conducendo la cavalleria ghibellina, nella battaglia di Campaldino. Il suo corpo non venne mai rinvenuto poiché trascinato via dalle acque dell’Arno fino alla foce e sepolto dai detriti.

 

Che c’entra tutto questo? C’entra, c’entra… perché nei versi si fa riferimento a un evento climatologico – documentato storicamente - che portò allo straripamento dell’Arno in una zona ben precisa, proprio questa, e si cita il Pratomagno, un massiccio montuoso che si trova tra il Valdarno superiore e il Casentino.

Quando si parla di terroir queste sono caratteristiche importanti da considerare poiché, a seconda dell’annata, si potranno riflettere nel vino. L’inquadramento geologico, la tipologia di terreno, l’altitudine e l’esposizione dei vigneti sono elementi fondamentali da conoscere in quanto strettamente legati ai campioni di vini scelti da Armando. Didattici quando serve e sorprendenti: quando sembra di aver capito qualcosa, ecco invece la novità, un’interpretazione particolare di un vignaiolo o un vitigno che non t’aspetti.

 

Per recensire questo master ci vorrebbero pagine e pagine. Fin dalla prima slide della prima lezione, si intuisce come oltre le parole sul vino ci sia un mondo affascinante e inesauribile, che non si limita ai soli appunti di degustazione. Giusto per la cronaca e per chi volesse avere l’inquadramento del corso per non farselo sfuggire la prossima volta che verrà proposto, abbiamo degustato e giocato con i vini dell'Appennino delle Colline Lucchesi, Rufina, Pomino e Carmignano; i rossi della Maremma, Morellino di Scansano, Montecucco e Val d’Orcia; i vini di Bolgheri tra passato presente e futuro; Montalcino in tutta la sua magnificenza; il Nobile di Montepulciano; il Chianti Classico delle provincie di Siena e Firenze; i grandi vini fuori dalle rotte tradizionali e infine i vini bianchi di Toscana, tra storia e sperimentazione.


I vini

Questo è stato il nostro viaggio. Una traversata che non si è limitata al magico incontro con sangiovese e brunello di Montalcino, ma si è spinta fino ai lidi della purezza di pinot nero, ciliegiolo e cabernet franc (e chi se li dimentica il Bolgheri Rosso Superiore Paleo de Le Macchiole o il Campo di Magnacosta di Tenuta di Trinoro?).

 

E ancora l’L32 meglio conosciuto come caberlot (un incrocio spontaneo tra cabernet franc e merlot che potrete trovare solo al Podere Il Carnasciale e solo in versione magnum).

Un capitolo a parte è stato dedicato ai bianchi toscani: vernaccia di San Gimignano, ma anche espressioni in purezza di chardonnay (Toscana Chardonnay IGT di Fabrizio Bianchi - Castello di Monsanto, uno dei migliori chardonnay in legno italiani), vermentino (Elba Vermentino DOC - Valle di Lazzaro) e trebbiano (Toscana IGT Bianco alla Marta di Buondonno, macerato e da vigna vecchia).

 

Siamo arrivati alla fine e il master termina in dolcezza, con una sorta di “Yquem italiano”, Pourriture Noble di Fattoria di Petreto.

Rimane però in bocca una scia di amarezza: è l’ultimo assaggio di questo percorso meraviglioso. E mi viene voglia di partire e ripercorrere quelle strade, rivedere le pievi, le opere d’arte, le cantine, i vigneti che abbiamo incontrato nelle slide, calpestare la terra, toccare il macigno toscano, immergermi in quella natura e andare alla ricerca dei vini per assaggiarli là, da dove provengono.