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Casa Vinicola Scarpa: una grande verticale di Rouchet Briccorosa


Casa Vinicola Scarpa: una grande verticale di Rouchet Briccorosa

«Abbiamo fatto bene a scegliere di vederci questa sera per affrontare una verticale di sei annate di Rouchet Briccorosa!», esordisce con entusiasmo Armando Castagno.

La scelta di realizzare una degustazione di rouchet (meglio noto come ruchè) procedendo a ritroso fino all’annata 1996 vuol dire, in primis, raccontare la storia affascinante di un vino e di una cantina storica e, secondariamente, andare oltre l’inestirpabile sottovalutazione nazionale dei vitigni aromatici, sia di quelli propriamente detti sia, più in generale, di quelli, come il ruchè, dotati di una non trascurabile marcatura terpenica.

 

Le uve con caratteristiche aromatiche sono la base di partenza per la confezione di vini che perlopiù degustiamo troppo presto, senza metterli alla prova del tempo. Ecco, dunque, uno dei temi che saranno il cardine della serata: la scoperta dell'emancipazione nel tempo di un vino dai propri terpeni!.

 

Il Monferrato è una zona caratterizzata da una storia millenaria che ha vissuto sempre nel segno di un paesaggio votato all’agricoltura. I borghi sono luoghi di aggregazione di un sapere contadino molto profondo. La vitivinicoltura del Monferrato passa necessariamente attraverso la leggendaria Antica Casa Vinicola Scarpa, situata a Nizza Monferrato. È un’azienda figlia dei secoli, all’insegna della classicità, che non segue la cultura del vino, la fa. Presenti in sala Gregorio Ferro, giovane e appassionato responsabile nazionale del settore vendite, e Silvio Trinchero, enologo dell’azienda. «Dare espressione alla territorialità e alla singolarità dell’annata», dice Gregorio, è la filosofia che sta alla base dell’Antica Casa Vinicola Scarpa. Fondamentale poi l’attenzione per le annate storiche, conservate con generosità in cantina.


Il relatore

Verticale di Rouchet Briccorosa, Monferrato rosso DOC, 100% ruchè.

 

2015 (anteprima): veemenza aromatica, estratto importante. Confetto, rosa selvatica, frutto di bosco zuccherino, ribes e lamponi. Si percepisce la parte speziata e la nota minerale che ricorda la gomma vulcanizzata. È un vino di chiaroscuri. Tocco di agrume, pompelmo rosa. In bocca ha una spalla alcolica non indifferente. Corpo lieve che snuda l’acidità, tannino levigatissimo e finale ammandorlato.

 

2014: sin dal colore presenta molte differenze rispetto al precedente, conseguenza di annate di polarità opposta. Perfettamente trasparente, risultato di un’estate difficile e molto piovosa, ha un contenuto alcolico sensibilmente inferiore al precedente con l'acidità che trasfigura il frutto, nel segno dell'agrume. Un’annata così ha dato la possibilità di realizzare un vino in filigrana, come una specie di piccolo caleidoscopio. Nota vegetale in evidenza, frutto molto leggero, carota, erbe medicinali. La parte floreale è sul geranio. L’assaggio è molto scorrevole.

 

2011: i terpeni oramai sono andati e rimane la personalità del vino. Come conseguenza di rese in questa annata più basse della media, ne è uscito un colosso di estratto e di materia. Il naso, libero quasi del tutto dalle suggestioni primarie delle uve aromatiche, è oggi splendido. Tutto dedito alla declinazione del frutto, mora di gelso, ribes nero, grande austerità. Contegno, classe, alterigia ed enigmaticità. Ben percepibile la parte di polpa, di iodio e di cacao amaro. In bocca tannino, lunghezza minerale, freschezza.

 

2007: annata molto calda, vendemmia anticipata che ha preservato un buon corredo di acidità. Nessun cenno di ossidazione. Balsamico, ardente. Naso impressionante per intensità. Bordata di anice e resina, menta, spezie e frutta sotto spirito. Qui l’alcol ha un ruolo decisivo che ricorda quasi il mirto. Bellissima la nota di rosmarino e di oli essenziali, e per finire fiori blu di glicine, lavanda e vapori di incenso dolcissimo. Nonostante l'importanza dell’alcol, il vino è perfettamente equilibrato.


I vini

1999: grande annata in tutto il Piemonte, uve ricche sia in zucchero sia in acidità. Il fascino del tempo conferisce una evidente nota terziaria. La parte minerale si trasforma in nota metallica che ricorda la saldatura. Ancora rimane la componente aromatica del vino, paradossalmente più presente qui che nel 2011. Fare trasognato, di media struttura. Tocco di torrefazione, ricordo di corteccia. All'assaggio è evidente come l’evoluzione abbia lasciato scoperta una parte amara, decisamente ammandorlata.

 

1996: annata leggendaria in Piemonte con una primavera molto irregolare, giugno buono, estate alterna. Con poca luce, una sintesi clorofilliana lenta e complicata, i vitigni, soprattutto quelli precoci, regalarono un frutto con una elevata acidità alla raccolta. Questo vino prese molti premi all’epoca e ancora oggi si percepisce la sua incredibile resistenza al decadimento. Al naso pietra focaia, cenere, camino; note aromatiche e floreali, ancora dolci. Grande acidità ancora molto percepibile in bocca nonostante gli oltre vent’anni trascorsi.

 

Una degustazione di sei annate tutte diverse l’una dall’altra, come se il vino avesse deciso di volta in volta di prendere una propria strada autonoma, interpretando la stagionalità e adattandovisi. Con il supporto, dietro le quinte, di persone sapienti e amorevoli sempre attente a questa creatura in divenire.