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Albana, Botrytis Cinerea e Fattoria Zerbina: Scaccomatto!


Albana, Botrytis Cinerea e Fattoria Zerbina: Scaccomatto!

Punto di partenza di questa partita è la reputata semplicità del vitigno albana, dai più considerato di minor pregio nel confronto con altre specie a bacca bianca.

Fattoria Zerbina, sin dal primo assaggio, smentisce questa prospettiva riduttiva, proponendo un vino da uve botritizzate dalle eccellenti qualità organolettiche, riducendo l’incontro a una veloce vittoria alla stregua del “matto del barbiere”.

 

La culla di questo ambizioso progetto trova luogo a Bordeaux dove Cristina, giovane figlia del proprietario Vincenzo Geminiani, compie i suoi studi enologici e approfondisce la cultura del beneficio della muffa nobile sui grappoli, filosofia che andrà ad applicare nell’azienda di famiglia a partire dal 1985. Nel comune di Faenza, a 250 m s.l.m. sulle colline di argilla rossa della valle del fiume Marzeno, trovano collocazione le vigne di albana impiantate a pergola romagnola. Qui maturano i lunghi e dorati grappoli, prevalentemente spargoli che, dopo un’accurata selezione per mezzo di una raccolta scalare e una meticolosa lavorazione in cantina, donano il Romagna Albana Passito DOCG Scaccomatto.

 

Tre i millesimi da ricordare: il primo in assoluto, datato 1987; il 1992, annata di svolta, dove si inizia a utilizzare il metodo di vendemmia a trie, effettuando più passaggi tra i filari così da scegliere ogni volta solo le parti del grappolo, che raggiungono la massima disidratazione e concentrazione di Botrytis Cinerea, sino ad arrivare a una selezione acino per acino; il 1998 per il passaggio dall’affinamento in barrique all’utilizzo dell’acciaio, così da mantenere intatti il carattere dell’annata e la purezza del frutto.


Il relatore

Due sono le caratteristiche fondamentali per la produzione di vini dolci di qualità che il vitigno albana naturalmente possiede: forte acidità tartarica e alta concentrazione zuccherina che conferiscono al vino bevibilità e dolcezza. Inoltre, particolarmente interessante è la peculiare presenza di tannini che rende percettibile la sensazione tattile di astringenza, tanto da poter essere definito “un rosso vestito di bianco”.

 

Cristina Geminiani, accompagnata nella degustazione da Luisito Perazzo, presenta ad AIS Milano una verticale di sei annate, partendo dalla 1990 e terminando con l’ultima in commercio, la 2013.

 

Ha così inizio la sfida a scacchi. Una partita condotta con abilità e destrezza che prende avvio con la 1990, che si mostra nel calice con un giallo ambrato molto vivace, sentori terziari di funghi essiccati, spezie orientali, affumicatura, agrumi canditi, frutta secca e sbuffi iodati. La bocca è dolce, asciutta, con una carica acida rinfrescante e scattante, una buona morbidezza, ottimo equilibrio e bella persistenza. Un vino che, nonostante l’ottimo punto di maturazione, ha la capacità di affinare ulteriormente negli anni.

 

Con la prima mossa avanza temerario il pedone del re, dove la 1997 appare vestita di ambra intensa brillante, con riconoscimenti al naso di albicocca, pesca sciroppata, tabacco biondo, miele, caramello e note salmastre e boisé. All’esame gusto-olfattivo è più dolce rispetto alla precedente annata degustata, equilibrata egregiamente dalla freschezza e dalla sapidità, e con una persistenza maggiore.

 

Si fa avanti la regina, rappresentata da una 2001 ammantata di un fascino unico attribuito da un’annata superlativa. Caratterizzata da un colore più sfumato, all’esame olfattivo è un tripudio di agrumi canditi, dal bergamotto all’arancia; segue la speziatura di zafferano, curcuma e zenzero, e un finale di nespola, iodio, ginestra e acacia. Al gusto è ricca, rotonda e dolce, con elevata sapidità e interminabile persistenza fruttata e balsamica.


I vini

A supporto si muove l’alfiere, con il millesimo 2007, dall’ambra delicata che rivela al naso note di zafferano, caramella mou, cioccolato al latte, pesca, miele, mandarino e fiori di ginestra. In bocca è corposo, con una dolcezza evidente contrastata dalla sapidità e una lunga e tenue chiusura agrumata.

 

La regina cattura il pedone dell’alfiere avversario con la 2009, dalla forte intensità visiva, dai sentori che richiamano alla mente il malto d’orzo, il confetto, il dattero, le erbe officinali, lo iodio, il miele di castagno e la confettura di mandarino. All’assaggio le durezze sono ben presenti, tra le quali emerge una nota astringente; la morbidezza è in divenire e la persistenza, che ricorda il marzapane e la mandorla, non tradisce le aspettative.

 

Il vincente incontro termina con la dichiarazione di scacco matto con l’ultima annata, la 2013, che promette una longevità che si avvicina alla 2001, con un’ambra di media forza cromatica, una complessità elevata con camomilla, ginestra, tiglio, mix di erbe aromatiche, albicocca succosa, scorza di arancia, confettura di susina gialla, cannella e noce moscata, iodio e grafite. L’esame gusto-olfattivo non è da meno, grazie a un corpo pieno, morbidezza sensibile, freschezza e soprattutto sapidità e un lunghissimo finale fruttato.