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La barbera del Sannio, vitigno in cerca di un nome


 La barbera del Sannio, vitigno in cerca di un nomeDa un lato Vinitaly, con le grandi aziende che fanno notizia, la luce dei riflettori, la moltitudine di appassionati e curiosi, il grande battage dei servizi televisivi. Dall’altro la serata AIS di Guido Invernizzi che anticipa la manifestazione veronese,

un appuntamento imperdibile che, giunto alla sua ottava edizione, negli anni propone un immaginario viaggio lungo la nostra penisola alla ricerca di frontiere enologiche autoctone da riscoprire e valorizzare.

 

La sala al Westin Palace Hotel registra il “tutto esaurito”, a conferma dello straordinario interesse che suscitano le realtà di nicchia, amplificando curiosità e dando espressione a un background culturale ricchissimo e sconosciuto ai più. La provincia di Benevento è una terra ricca di vitigni autoctoni e il Sannio è una regione che da migliaia di anni ha a che fare con il mondo del vino. Ben prima dei Romani i sanniti vinificavano e, con ogni probabilità, sono stati i primi ad applicare il metodo di appassimento delle uve. Erano grandi commercianti, tanto è vero che anfore di terracotta per il trasporto del vino di produzione sannita sono state trovate nell’intero bacino mediterraneo.

 

Il cuore pulsante del vitigno, protagonista della serata, è Castelvenere, un piccolo e ridente paese del beneventano caratterizzato da un sottosuolo geologicamente complesso: si tratta di una consociazione di suoli pianeggianti, con pietrosità superficiale assente, moderatamente profondi, eccessivamente drenati e a tessitura piuttosto grossolana (franco sabbiosa), neutri e non calcarei. Intorno terreni tufacei, argillosi, marnosi, calcarei, vulcanici e sabbiosi: una commistione geologica così variegata anche tra zone vitivinicole molto vicine.

 

Per raccontare della barbera del Sannio Guido inizia proprio da quello che non è: nulla a che vedere con la barbera piemontese, diffusa in numerose regioni del nostro Paese. Non è un caso che la scelta del nome, che risale a molti anni fa, sia stata fatta a tavolino per creare una sorta di mistificazione/commistione con il più noto vitigno piemontese, con l’obiettivo forse di attirare un numero maggiore di consumatori. È indubbio tuttavia che il risultato finale abbia in realtà generato (e continui a farlo) non poche confusioni e difficoltà interpretative, minando lo spirito di identità e di orgoglio di cui la barbera del Sannio si è col tempo dotata. «Oggi sono maturi i tempi per trovare non un nome più consono, ma più vero», commenta Guido: questa è la prossima sfida a cui il Consorzio del Sannio sarà chiamato. Gli interventi degli ospiti della serata Nicola Venditti, il “padre” della barbera del Sannio, Nicola Matarazzo della Direzione del Consorzio del Sannio e Pasquale Carlo, giornalista tra i massimi esperti dei vitigni e dei vini campani, e non solo, vanno esattamente in questa direzione.


Il relatore

Sette i vini in degustazione con una chicca finale, per una sequenza che ha davvero qualcosa di unico.

 

Sannio Barbera DOP 2017- Vigne Sannite: vinificazione in acciaio per un colore sano tra il viola e il porpora, vivo e piacevolissimo alla vista. È un vino che esprime gioventù, tra profumi di frutta matura e note vinose. Naso intrigante anche per uno sbuffo di rosa, che regala freschezza e grande vitalità. Al palato una nota piacevolmente amaricante, tra spezie e acidità ben dosata, in presenza di un alcol perfettamente gestito. Non particolarmente tannico, è un vino dalla facile beva, dove la semplicità non declina mai nella banalità.

 

Sannio Barbera DOP nonnogigi 2016 - La Feromani: siamo ancora in presenza di vino giovane, di cui ci sorprende il colore cupo, ma vivo, e l’evidente consistenza. Una grande componente fruttata si coniuga perfettamente a note di spezie, liquirizia, rabarbaro, foglie di tè. È un vino non complesso dal punto di vista olfattivo, ma che al palato regala emozioni di memoria e di grande piacevolezza.

 

Sannio Barbera DOP assenza® barbetta 2016 - Antica Masseria Venditti: il concetto di speziatura si esprime con potenza ed eleganza tra sentori fruttati intensi di amarene e ciliegie mature, e note floreali tipiche della violetta. I sentori speziati sono perfettamente compenetrati negli altri aromi del vino, dove naso e bocca si arricchiscono a vicenda in condizioni di perfetta corrispondenza.


I vini

Sannio Barbera DOP Camaiola 2016 - SimoneGiacomo: straordinaria ricchezza di antociani per un vino di grande muscolaritá e struttura. Al naso si ritrovano le componenti aromatiche che abbiamo riscontrato nei vini precedenti, dalle spezie alle note fruttate e floreali. Vino piacevolissimo con una nota finale leggermente polverosa che lo rende meno prevedibile.

 

Beneventano Barbera IGP Grotta di Futa 2015 - Antica Masseria ‘A Canc’llera: il colore è in evoluzione, dal porpora a un rubino compatto. Naso assolutamente tipico, in particolare per la presenza di foglie di tè macerato e tè amaro, con sentori quasi da tisana. Naso carezzevole e vellutato.

 

Sannio Barbera DOP 2015 - Castelle: vino più austero rispetto ai precedenti, dalla magnifica muscolarità e dalla riconoscibilità aromatica, in particolare legata a una nota nera finale di liquirizia e rabarbaro.

 

Beneventano Barbera IGT Don Bosco 2007 – Anna Bosco: si tratta di una particolare barbera da uve appassite, un gesto di profonda generosità da parte del Consorzio per la serata. 12 grammi di residuo zuccherino sottilmente percettibile, per un nettare dall’elevata morbidezza in cui sono le note di torrefazione, frutta sotto spirito e cioccolato a renderlo sorprendente e unico assumendo una veste del tutto seducente.

 

Obiettivo della serata perfettamente centrato. Non è stato solo un viaggio alla scoperta di un vitigno che corre il rischio perenne di essere confuso con l’omonimo piemontese, ma di un territorio e di persone autentiche e vere. Restate sintonizzati: sentirete ancora parlare di loro.