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A spasso per la Francia: alla scoperta dei grandi rossi d’oltralpe


 A spasso per la Francia: alla scoperta dei grandi rossi d’oltralpe I grandi vini di Francia. Ossia: miscellanea di alto profilo del meglio che sa offrire la Francia del vino. Samuel Cogliati, nella prima delle quattro serate dedicate ai grandi vini francesi, racconta la genesi della miniserie di incontri, due declinati in rosso e due in bianco, pensati per i soci di AIS Milano.

Non è facile mettere insieme tanti vini di territori diversi; non è facile, soprattutto, trovare un filo conduttore.

 

Ma per Cogliati, scrittore, editore, giornalista, il senso di queste serate non può che partire dal significato delle parole. Iniziamo dunque dal titolo stesso del percorso proposto e chiediamoci: «che cos’è un grande vino?» Ma quali sono le caratteristiche in base alle quali possiamo definire un vino come grande? La risposta non sarà mai unanime, ma proveremo insieme a smembrare questo concetto e a osservarlo secondo diverse possibili chiavi di lettura.

 

Un vino può essere ritenuto grande per motivi culturali, laddove abbia alle spalle una storia consistente documentata oppure una reputazione o un successo consolidato. Ma anche per fattori qualitativi, legati al gusto, alla tipicità, alla prospettiva di longevità, alle scelte in vigna e a quelle in cantina. Focalizzandosi nell’ambito dei fattori qualitativi, il terroir è il punto di partenza irrinunciabile per introdurre il concetto di grandezza. Per i rossi francesi andremo dunque alla scoperta dei vini delle grandi regioni rossiste d’oltralpe, procedendo rigorosamente con degustazione alla cieca, per potere discutere senza alcun tipo di condizionamento della loro grandezza.


Il relatore

Con brio e naturalezza passiamo attraverso Rodano, Provenza, Bordolese, Beaujolais, Loira, Alsazia e Borgogna. Questi i territori affrontati, per un totale di tredici vini, e cinque ore di piacevolissima conversazione, che non ci hanno risparmiato folgoranti sorprese al momento della rivelazione delle etichette, come era da prevedere in questa affascinante sfida sensoriale. Abbiamo scoperto vini della stessa annata e della stessa regione completamente differenti tra di loro e altri la cui collocazione geografica è risultata un autentico rompicapo.

 

Riportiamo di seguito alcuni passaggi di degustazione, due per ognuna delle serate. Pauillac 5e Grand Cru Classé 2006, Château Pontet-Canet, 62% cabernet sauvignon, 32% merlot, 4% cabernet franc, 2% petit verdot. Colore profondo, naso scontroso, scuro, nascosto, appena affumicato, un pochino pungente. Ginepro, balsamicità di conifera. Vegetalità intima e introversa. Lento e riservato nelle modalità di proporre gli aromi. Note di pepe, un pochino di rucola, il tutto avvolto in un sottofondo leggermente ematico. Frutto non deflagrante, cacao amaro. In bocca il tannino imperioso è ancora un po’ ruvido, serio e profondo. Vino succoso e di grande persistenza.

 

Morgon 1998, Domaine Joseph Chamonard, 100% gamay. Colore leggero, granato tendente all’aranciato, trasparente. Naso di speziatura e di frutta sotto spirito, frutta esotica macerata, macedonia di litchi, cannella e miele, ricordo di marron glacé. E poi ancora crema catalana, menta, buccia di arancia essiccata e mandarino cinese. Grande intensità olfattiva accompagnata da altrettanto grande finezza. Un vino di minuzie e di definizione, quasi merlettato. Prodigioso in bocca, ovattato, voluttuoso e sinuoso. Fresco, integro, complesso e raffinato. Grana tannica conclusiva sottilissima, delicata ma molto presente. È il vino che, alla cieca, maggiormente ha destabilizzato il pubblico, decisamente propenso a ritenere che si trattasse di un pinot nero della Côte-d'Or.


I vini

Alsace Pinot Noir Strangenberg 2016, Pierre Frick, 100% pinot nero. Colore rubino-granato tenue. A bicchiere fermo si colgono le parti balsamiche e floreali. Muovendo un po’ il calice arriva un frutto assertivo, in particolare con la dolcezza della fragola. Speziatura tra il tabacco e il chiodo di garofano. Profumatissimo. Un vero e proprio respiro rinfrescante, tra bosco e prato fiorito. Molto succoso con una notevole trama minerale. La sapidità in bocca è così coriacea che quasi si confonde con l’amaro, ma nel finale subentra un’insospettabile dolcezza conclusiva del tannino. Vino teso e cristallino, ficcante. Vocazione terragna e aerea al tempo stesso.

 

Clos des Lambrays Grand Cru 2008, Domaine des Lambrays, 100% pinot nero. Oscilla tra sensazioni caramellate e lattiginose, quasi da formaggio di capra. Frutta sotto spirito e carnosità quasi da carne semi-cotta. Naso polposo, leggera incursione ossidativa, buccia di arancia matura. Nota di cereali tostati. Grande intensità olfattiva, che richiama anche spezie orientali. All’esame gustativo si avverte una trama sottile e al tempo stesso piena e brillante. Pseudo-dolcezza tannica molto ben gestita, associabile più a un’idea di infusione che a quella di una vera e propria estrazione. Parte sapida piuttosto ricca, e qualche aspetto focoso, distante comunque da richiami di territori caldi. Bevibilità e freschezza gustativa notevoli.