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Vini “oceanici”: un viaggio attraverso tre continenti


 Vini “oceanici”: un viaggio attraverso tre continenti L’aria è splendente, oggi: che meraviglia!

Senza morsi né speroni né briglia

ce ne partiamo a cavallo del vino…

(C. Baudelaire, Il vino degli amanti)

Per il sommelier, viaggiatore per indole, ogni calice con i suoi profumi e le sue sensazioni racchiude in sé la storia, la cultura, le tradizioni, il legame con la terra di un popolo.

 

«L’AIS deve avere la curiosità di conoscere idee, persone, culture diverse» dice Guido Invernizzi alla tavola rotonda sui vini internazionali, organizzata da AIS Milano durante l’evento Enozioni, e ha perfettamente ragione! Non ci resta che partire “a cavallo del vino”. A condurre 12 viaggiatori attraverso tre continenti è uno dei più esperti e arguti sommelier che l’AIS possa vantare, il nostro Guido Invernizzi che, con l’esuberanza che tanto amiamo, ci porta a conoscere Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa e Stati Uniti.

 

Fu James Busby il pioniere della viticoltura in Australia, che iniziò nel 1825 a coltivare la vite e nel 1831 a collezionare in Europa 650 varietà con l’obiettivo di portarle nel continente oceanico; ne sopravvissero al viaggio 362. L’Australia possiede oggi tante zone vitivinicole vocate, ma le più importanti sono quelle della parte sud-orientale dell’isola. «Lo shiraz o syrah è coltivato in diverse zone dell’Australia, ma in Barossa Valley è “sua maestà”!» – dice Guido. Altro vitigno che dà ottimi risultati in Barossa è il semillon. Vitigno a buccia sottile, viene coltivato in diverse regioni dell’Australia ed è spesso raccolto presto per preservare la sua acidità naturale. Ad eccezione della Hunter Valley, è prevalentemente vinificato secco e non botritizzato; in particolare, nella zona di Margaret Valley viene vinificato abitualmente insieme al sauvignon blanc, mentre in Barossa Valley è generalmente vinificato in purezza.


Il relatore

Il primo calice in degustazione è il Barossa Valley Woodcutter’s Semillon 2007 - Torbreck Vintners, un semillon con una bella trasparenza e un colore dorato e al naso note di frutta tropicale, miele, frutta gialla matura e pepe bianco.

 

Seduto tra noi c’è un “viaggiatore” d’eccezione, il Professor Luigi Moio, Ordinario di Enologia all’Università Federico II di Napoli e Presidente della “Commissione II – Enologia” per l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV); quest’ultima è un’entità che conta 46 stati membri e l’85% della produzione mondiale vinicola. Il Professor Moio degusta con noi il McLaren Vale Shiraz 2012 - Alpha Crucis e commenta: «Provvisto come è di antociani, ha un’elevata capacità antiossidante».

 

La conversazione sul vino tra Guido e il Professor Moio si fa intensa e noi non possiamo fare a meno di pensare a come la serata si sia trasformata in un’occasione - davvero unica - per apprendere i segreti di molecole/profumi del vino direttamente da uno dei massimi esperti di vino al mondo. «Insieme a Coonawarra e Barossa, la zona di McLaren Vale è una delle più conosciute dell’Australia per la produzione di vini di qualità», spiega Guido. Situata appena a sud di Adelaide e sottoposta a un clima mediterraneo, comprende una molteplicità di suoli che, di concerto con l’esposizione e gli influssi dell’oceano, determinano il successo delle diverse varietà: qui crescono bene cabernet sauvignon, chardonnay, shiraz, e soprattutto grenache.


I vini

Dal confronto con l’australiano, il neozelandese Nelson Syrah 2008 - Te Mania, sebbene di tutt’altra “razza” e annata, esce sconfitto: «non convincono il suo colore granato un po’ spento e i suoi profumi smaltati e di brassicaceae, più comunemente di “cavolo”» – ci spiega Guido «nel syrah si deve sentire il frutto, oltre che la speziatura». La Nuova Zelanda – in lingua maori “Aotearoa” (Terra della Lunga Nube Bianca) - è conosciuta specialmente per i suoi sauvignon, ma nella zona di Nelson, la più soleggiata e protetta dai venti dell’isola sud, si coltiva il syrah in terreni sassoso-argilloso e sotto l’influenza benefica dell’oceano.

 

Di tutt’altra stoffa risulta il Simonsberg Stellenbosch Shiraz 2006 – Delheim: «al naso si percepisce una piacevole nota tostata di tabacco, mentre in bocca si sente il frutto e la speziatura tipica del vitigno» spiega Guido. La zona sudafricana di Stellenbosch possiede oltre 50 tipi di suolo diversi, una delle più ricche al mondo, ed è conosciuta per la coltivazione dello shiraz e del pinotage. La zona di Simonsberg è da considerare un “cru” all’interno di Stellenbosch.

 

La degustazione si conclude con due vini di taglio bordolese: l’ Emblem Napa Valley Cabernet Sauvignon 2010 prodotto da Michael Mondavi Family Estate e il Sonoma Cabernet Sauvignon 2007 di Gallo Family Vineyards. Situate tra Sacramento e il tratto di costa a nord della San Francisco Bay Area, la Napa Valley e la Contea di Sonoma, influenzate dalla vicinanza di rilievi montuosi, dell’Oceano Pacifico e dalla presenza di un clima secco di tipo mediterraneo, sono tra le zone vinicole più conosciute e amate della California.

 

«Il nostro viaggio magico e misterioso nel nuovo mondo è terminato. Se c’è una cosa misteriosa, questa è l’uva», conclude Guido Invernizzi. «Con concentrazione e umiltà, provate vini che non conoscete!»