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Vini Armeni: “se vuoi essere felice, comincia”… a degustarli!


Vini Armeni: “se vuoi essere felice, comincia”… a degustarli!

Un viaggio attraverso il territorio dell’Armenia che porta alla scoperta di antichi vitigni autoctoni.

"Chi può dire oggi di aver bevuto un kangoun?" ironizza sin da subito Guido Invernizzi. Ammettiamolo senza problemi: non avevamo idea neanche dell’esistenza! La serata sui vini armeni non poteva che iniziare con un bel carico di aspettative per noi soci. Occhi dunque puntati al “faro” che illumina le nostre menti, Guido Invernizzi, e via! Si parte!

 

Detta anticamente “la terra di Haik”, cioè di un discendente di Noè che si stabilì ai piedi dell’Ararat, l’Armenia è una delle terre caucasiche da cui la vite anticamente ha avuto origine. "Qui si fa vino da 8.000 anni! Nel 2011 è stata scoperta la cantina più antica del mondo, risalente al 4.200 a.C.: sono state trovate 480 anfore con l’indicazione dell’anno di produzione per un totale di circa 37.000 litri di vino!" dice Guido. L’Areni Cave è situata nella regione montana di Vayots Dzor, soprannominata “Valle dei Guai”, a causa della intensissima attività sismica. In questa parte dell’Armenia sud-orientale, da vigneti situati alle più elevate altitudini, provengono due vitigni tipici dell’Armenia: l’uva a bacca bianca voskehat e l’uva a bacca rossa areni.

 

I vitigni dell’Armenia (oltre 400 sono gli autoctoni, molti di questi coltivati a piede franco), in generale, si distinguono per il loro pronunciato aroma e il voskehat non fa eccezioni: infatti viene detto “acino dorato” perché sembra aver assorbito tutta la luce dei raggi solari. Cresce bene in terreni rocciosi, calcarei e su suoli semideserti ed è resistente alle malattie fungine. I vini prodotti con questo vitigno risultano con prevalenti aromi di frutta bianca e cenni di note agrumate insieme a una peculiare piacevole nota amara. L’areni noir viene coltivato anche ad altitudini di 1.400 metri s.l.m. in terreni di tipo sabbioso subalcalino, ricchi di calcare e grandi pietre. Questi fattori combinati con le drastiche escursioni termiche tra giorno e notte e una vendemmia effettuata a fine ottobre contribuiscono a dare “espressività enologica” a questo affascinante vitigno, che assomiglia al pinot noir. Elegante, con un buon potenziale di invecchiamento, l’areni noir non si esprime al calice con colori brillanti, ma con un ricco e vario bouquet di profumi.


Il relatore

L’Armenia è un territorio prevalentemente montuoso, con altitudini che variano dagli 800 ai 1.900 metri s.l.m. e un basso grado di umidità. Ricco di vulcani spenti la cui formazione è risalente a circa 25 milioni di anni fa, il territorio armeno è costituito da terreni poveri, pietrosi e, in alcune zone, da una componente di tipo vulcanica. La zona di Aragatsotn, nei pressi del vulcano estinto Aragats, è un territorio che raggiunge altezze anche di 4.000 metri s.l.m., in cui si coltivano viti d’altura. Il kangoun - incrocio tra il vitigno georgiano rkatsiteli e il sukholimansky white (a sua volta, quest’ultimo, incrocio tra lo chardonnay e il vitigno moldavo plavay) – è un’uva il cui nome armeno anticipa le sue caratteristiche intrinseche di “stabilità”; matura tardivamente e ha una buona predisposizione all’invecchiamento e, infatti, viene spesso utilizzato per produrre brandy e vini dolci fortificati.

 

Sotto l’Aragatsotn, nell’Armenia occidentale, nella regione di Armavir – collocata tra l’Aragats e il monte Ararat a un’altitudine di 1.000-1.100 metri s.l.m. – vengono coltivati, oltre al kangoun, altri due importanti vitigni autoctoni a bacca rossa: il khndoghni e l’haghtanak. Il primo, il cui nome deriva dalla parola armena “risata”, è un’uva ad alto contenuto di tannino, che offre vini con interessanti note di frutti neri e blu, di zucchero filato e di terra, e presenta una struttura ben delineata e un buon potenziale di invecchiamento. Il secondo è un incrocio tra il vitigno saperavi e il vitigno russo 40 let oktyabrya; il suo nome si traduce con la parola “vittoria”, che forse preannuncia il risultato: vini ricchi, densi e ben strutturati.

 

Capire uno dei territori fra i più antichi della “mappa vinicola mondiale” è fondamentale per comprendere tutta la storia del vino. Un po’ come i protagonisti del film “Hotel Gagarin” di Simone Spada, al termine del nostro lungo viaggio in Armenia, possiamo dire di sentirci felici e con la voglia di scoprire ancora molto di questo affascinante territorio.

 

Vini in degustazione

 

Kangoun 2014 - Van Ardi: kangoun vinificato in acciaio; colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso si avvertono profumi di fiori gialli, di banana e note burrose tipiche del vitigno e di pasticceria; in bocca colpisce la mineralità e l’importante nota alcolica (14,2%).

 

Voskì 2014 - Zorah: assemblaggio di voskehat e garandmak vinificato in cemento; colore paglierino con riflessi dorati, all’esame olfattivo si percepiscono note minerali e fiori appassiti; risulta meglio esprimersi in bocca che al naso, grazie a una buona acidità e sapidità. Il vitigno garandmak, detto “coda di agnello grasso”, è una varietà rustica di colore giallo verdastro con bacche dalla buccia spessa e grappoli compatti.


I vini

Urzana 2013 – Voskevaz Winery: vino a base di un antico moscato chiamato muscat vardabuyr; colore giallo dorato e buona struttura; al naso si esprime con profumi di roselline, pesca, geranio, note balsamiche e di tè; in bocca è secco e si avverte una nota amaricante di genziana e di erba officinale.

 

Ariats rose 2015 - Gevorkian Winery: vinificato in acciaio, versione rosé dell’areni noir, è un vino semplice ma con un discreto potenziale di invecchiamento; colore rosa cerasuolo quasi cristallino, al naso si riconosce una “punta” di vinosità e semplici note di frutti rossi fragranti e di erba; in bocca secco e pulito.

 

Areni, Kakhet, Haghtanak 2014 – Van Ardi: all’esame visivo porta bene i suoi anni e il colore rosso rubino intenso non tradisce note evolutive; al naso si percepiscono profumi di frutta rossa (ciliegia), note balsamiche e un accenno di note terziarie. La bocca rimane polverosa, il tannino è vivo e ben presente; si chiude con una nota finale di oliva. Il kakhet è un vitigno a vendemmia tardiva con un grande potenziale di invecchiamento, originario della regione di Artashat, attorno alle rovine dell’antica capitale armena Dvin.

 

Areni 2013 - Voskevaz Winery: vitigno areni noir vinificato in acciaio in purezza; colore che ricorda il pinot noir. Al naso si colgono note di frutta rossa un po’ matura, di evoluzione e spezie; ha una buona acidità, lascia la bocca polverosa di tannino, mentre la nota fruttata risulta essere più fresca in bocca che al naso.