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L’Alt(r)o Piemonte e i suoi vini, un vero e proprio mosaico


L’Alt(r)o Piemonte e i suoi vini, un vero e proprio mosaico

Definire “Alt(r)o” Piemonte l’Alto Piemonte è doloroso ma necessario.

L’aggettivo “altro” è riferito al fatto che le denominazioni dell’Alto Piemonte non sono affatto le prime che vengono in mente a chi pensa ai migliori vini piemontesi.

 

Non solo il pubblico in genere ma anche molti appassionati conoscono, anche bene, il prestigio dei nebbioli di Barolo e Barbaresco, ma hanno poca o nulla contezza dei meravigliosi vini dell’Alto Piemonte.

 

Se andassimo indietro nel tempo di duecento e più anni tutto sarebbe diverso, con vini conosciuti ovunque e il Marchese di Gattinara Mercurino Arborio, diplomatico al servizio di Carlo V tra il XV e il XVI secolo, a portarli nelle principali corti europee. Ce lo ha raccontato con amore per la regione, ma anche rammarico, Francesco Ferrari, cresciuto a pane e nebbiolo e attento cultore di questo vitigno. Francesco ci ha tristemente mostrato una foto che fa capire tutto: i pali di vigneti ormai scomparsi nel folto di un bosco.

 

A parte la storia, l’Alto Piemonte ha molto altro di “speciale”. La conformazione geologica è influenzata da un supervulcano fossile, vecchio di milioni di anni e che, collassando sotto il proprio peso, 30 milioni di anni fa ha determinato l’affioramento eterogeneo in superficie di suoli diversi. Su questi si sono innestati fenomeni erosivi di varia intensità a seconda di altitudine, piovosità ed esposizione. Ne consegue una grande eterogeneità, che a grandi linee riconduce alle diverse denominazioni: sabbie marine a Lessona, terreni ferrosi a Gattinara, porfidi vulcanici a Boca e Bramaterra, terreni fluvio-glaciali a Ghemme.

 

Sembra già così un affascinante rompicapo. A renderlo ancora più complesso ci si mette nientemeno che il Monterosa, un massiccio imponente che con la sua vicinanza modifica l’esposizione ai venti e la piovosità. Il risultato è un clima prevalentemente continentale e piovoso con elevate escursioni termiche che, tuttavia, presenta in alcune zone anche vere e proprie oasi microclimatiche, come prova la presenza, accanto alle vigne, di piante come ulivi, cipressi e palme.

 

E che dire del nebbiolo, in loco chiamato spanna? il vitigno principale dell’Alto Piemonte è un grande interprete di terroir. Non è un vitigno che lo zittisce, ma piuttosto lo interpreta. E non è neanche solo, dato che tutte le denominazioni permettono (e alcune addirittura impongono) l’utilizzo di piccole quantità di altri vitigni come croatina, uva rara ma soprattutto vespolina, un vitigno che apporta speziatura (è ricco di rotundone) ed è quindi in grado di farsi sentire.

 

Vi è, inoltre, un’altra differenza con i cugini più celebri. Esiste solo una denominazione Barbaresco e una denominazione Barolo. Nell’Alto Piemonte, invece, anche la legge riconosce le molte diversità: ci sono sette denominazioni piccole e vicine fra loro in un areale che, nel complesso, non è molto più esteso di quello del Barolo. Sette denominazioni restate nell’ombra a lungo, ma che vivono ora un momento di crescente attenzione: Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Lessona DOC, Bramaterra DOC, Boca DOC, Sizzano DOC, Fara DOC. A queste si aggiungono le tre denominazioni territorialmente più estese: Valli Ossolane DOC, Coste della Sesia DOC, Colline Novaresi DOC.


Il relatore

Alla fine non si può che concludere che è un vero e proprio mosaico e, finalmente, passare agli assaggi, dato che la cosa più importante è far parlare i vini.

 

Colline Novaresi Vespolina DOC 2015 - Cà Nova Azienda Agricola Giada Codecasa

100% vespolina

Piacevole e intensa la speziatura al naso, tipica del vitigno. Spicca su tutto la nota di pepe nero. Ben presente la frutta, in particolare frutti di bosco croccanti. Fresco e sapido all’assaggio, diretto e invitante.

 

Barbaresco DOCG Boito 2008 – Cantina Rizzi (inserito ad hoc per mettere in evidenza la differenza tra nebbiolo di Langa e quello di queste zone)

100% nebbiolo

Notevole varietà olfattiva. Si presenta con sentori balsamici di aghi di pino, poi frutta rossa e agrumi (arancia). Floreale il finale, di viola leggermente appassita. In bocca il tannino è presente ma vellutato. Domina il balsamico, di liquirizia. Buona la persistenza.

 

Lessona DOC Omaggio a Quintino Sella 2009 - Azienda Tenute Sella

85% nebbiolo, 15% vespolina

Naso primariamente floreale, di rosa e geranio. Poi arrivano le spezie (pepe bianco, noce moscata) per infine lasciare il posto alle fragoline di bosco e a piccoli frutti rossi. Al palato è un vino strutturato, più sapido che acido, che conquista con le sue note floreali e minerali perfettamente fuse con il tannino levigato.

 

Bramaterra DOC 2012 - Azienda Antoniotti

70% nebbiolo, 20% croatina 7% vespolina 3% uva rara

Non si rivela immediatamente all’olfatto, ma è molto elegante nella sua austerità. Ancora giovane per esprimere la pienezza di profumi che fa solo intuire; belle note di frutta scura in gelatina, floreali di viole e speziate di pepe. Il sorso è gustoso, succoso, fresco, di grande persistenza e con tannino ben percettibile e di grande integrità, che lascia presagire grandi potenzialità evolutive.

 

Gattinara DOCG Molsino 2004 - Azienda Nervi

100% nebbiolo

Ben articolato nei profumi, con una nota ferrosa di fondo che avvolge sentori di frutta, fiori e foglie secche. Appena all’inizio della fase di terziarizzazione, è in un momento di felice espressività. In fase gustativa presenta una rimarchevole freschezza e un finale molto lungo e pieno, sorretto da un tannino setoso e di armoniosa eleganza.


Ghemme DOCG 2009 - Azienda Il Chiosso

90% nebbiolo 10% vespolina

Denso, terroso e scuro al naso: frutta nera, viola passita, sottobosco e cuoio. La bocca è coerente e molto intrigante, sostenuta da un bell’equilibrio fresco-sapido.

 

Boca DOC 2011 - Azienda Le Piane

85% nebbiolo 15% vespolina

Esuberante il naso, che si dispiega gradualmente con sentori di frutti di bosco, pompelmo rosa, fiori, note di ardesia. All’assaggio presenta una bella corrispondenza gusto-olfattiva e un tannino di grande eleganza. Notevole la persistenza sapida, integrata da evidenti note di agrume (arancia amara).