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Vinovagando Abruzzo: per diventare grandi si comincia da piccoli


Vinovagando Abruzzo: per diventare grandi si comincia da piccoli

Non ci fermiamo mai: non è lo slogan di “Carosello” dei tempi moderni, ma la modalità con cui la rassegna Vinovagando prosegue in tour: un viaggio per l’Italia tra vitigni autoctoni e realtà nascoste, piccole gemme da valorizzare o realtà storiche da riscoprire.

Jack Sparrow, nei Pirati dei Caraibi, avrebbe detto che non è la destinazione, ma il viaggio che conta.

 

E questa sera Davide Gilioli, a questo punto in versione Johnny Depp (nella speranza che il brillantissimo relatore apprezzi il confronto con l’attore) ci porta in Abruzzo: una regione che definisce una “premessa per il futuro”. Una sorta di work in progress enologico, per questa terra stretta tra mare e montagna. Radici ben piantate nella storia, se pensiamo che Polibio nel I sec. a.C. racconta della vittoria di Annibale a Canne (216 a.C.) e del meraviglioso vino dei Peligni, con cui si arrivò addirittura a medicare i cavalli per le sue proprietà miracolose.

 

Un passato incerto, tuttavia, tra produzioni più quantitative che qualitative, dove autoproduzione e autoconsumo sono la logica declinazione di un mondo contadino che gira intorno alla vite, all’olivo e alla pastorizia. Gente ruvida e sana gli abruzzesi, legati alla loro terra che geneticamente difendono, al punto tale da non valorizzarne le potenzialità e a limitare la visibilità di vini che hanno invece molto da offrire. È la storia che si ripete, con situazioni replicate in molte zone del nostro Sud Italia. Negli anni Novanta la svolta, grazie a produttori “illuminati” e sempre più lontani dalla logica periferica che vuole la regione ai margini della viticoltura: montepulciano e trebbiano, i due vitigni bandiera dell’Abruzzo, registrano un grande restyling qualitativo, e la produzione cresce in consapevolezza e responsabilità anche sul versante internazionale. La zona di Chieti, caratterizzata dall’attività di grandi cooperative (60% della produzione), è con i suoi 21.000 ettari vitati, la seconda provincia più vitata d’Italia e rappresenta l’areale di maggiore produzione della regione, che conta 32.000 ettari vitati: 1 Docg e 8 Doc, dove la sovrapposizione con vitigni e vinificazioni ammesse testimonia il percorso a tratti faticoso per disciplinare un’eccessiva parcellizzazione nel modo di fare vino.


Il relatore

Una produzione per il 59% a bacca rossa, con il montepulciano sempre protagonista: un vitigno talvolta rustico e ribelle, tenace al freddo con una maturazione tardiva, a lungo interprete di vini anonimi e omologati ed ora invece portavoce di una viticoltura con il pedigree. La fascia nord-orientale del Teramano si rivela infatti zona particolarmente vocata per la produzione di vini eleganti, longevi e di buona struttura: la presenza di arenarie e quarzi, il clima temperato e caratterizzato da buone escursioni termiche sono fattori determinanti. Montepulciano anche per i rosati, oggi sempre più apprezzati: il Cerasuolo non è un vino semplice e beverino, ma presenta struttura e buona sapidità, con componenti tanniche dinamiche e vigorose. Sorte analoga anche per il trebbiano, il vino domestico, quello che tutti avevano sulla loro tavola: l’etimologia non mente, se trebbiano nasce dalla parola latina trebula, fattoria. Vitigno spesso associato al bombino bianco, si caratterizza per grande produttività e resistenza, in versatile adattamento a terreni e climi anche diversi. Origini contadine anche per il pecorino, l’altro vitigno protagonista della serata: la sua maturazione precoce lo rendeva molto gradito alle pecore che scendevano a valle dai monti in transumanza: la tradizione vuole che fossero gli ovini a nutrirsi degli acini già dolci, e da qui il nome. Vini gastronomici, e Davide con appetitoso divertimento, illustra piatti di grande aromaticità, persistenza e succulenza tra carne ovina e formaggio pecorino. Pastorizia e viticoltura, cardo e decumano di una regione agreste per definizione: alla costa ci si avvicina con diffidenza, e la pesca viene praticata attraverso i trabocchi, strutture simili alle palafitte, con una piattaforma e lunghe antenne che sostengono una rete enorme, denominata trabocchetto. I pesci rimangono impigliati nella rete, e i piedi dell’uomo non sono per mare, ma restano ben piantati a terra. La sensazione nel cuore e nella mente è proprio quella di una realtà solida, pronta al decollo. Il carburante c’è, la determinazione anche: a volte basta solo spalancare le finestre, e mollare l’ancora. Jack Sparrow, alias Davide Gilioli, non ha con questi vini alcuna esitazione.

 

In degustazione:

 

Pecorino Spumante Brut Voilà, Casal Thaulero, Ortona, (CH): pecorino in purezza su terreni sabbioso-argillosi, con vigne di circa 10 anni. Metodo Charmat per 4 mesi in acciaio. Al naso fiori di campo, pompelmo e pesca, con sbuffi di limone rinfrescante: la leggera effervescenza conferisce alla beva gradevole freschezza, con uno sprint al palato piacevole.

 

Terre di Chieti Pecorino IGT 2017, Cantina Frentana, Rocca San Giovanni (CH): anche in questo calice pecorino in purezza. Naso molto interessante, con fiori bianchi dolci e frutta a polpa gialla. Note delicatamente vegetali, con sentori di frutta tropicale che ritroviamo al palato. Il gusto è più arrotondato, con note più ricche e opulente.


I vini

Trebbiano d’Abruzzo DOC 2017 Casabianca, Azienda San Lorenzo, Castilenti (TE): viticoltura biologica certificata, con pratiche biodinamiche. 90% trebbiano abruzzese, 10% malvasia: fermentazione spontanea, 4 mesi in acciaio su fecce fini. Il naso è più burroso, con note vanigliate di pera e mela gialla. La sapidità rende il vino vibrante, con note di pasticceria di cui forse la malvasia è la principale responsabile.

 

Montepulciano d’Abruzzo DOC Mineraliae 2015, Cantina Orsogna di Orsogna (CH): cooperativa fondata nel 1964, con 14.400 ettari vitati e vigne a 15 km dal mare e a 20 km dal comprensorio della Maiella. 100% montepulciano su terreni calcareo argillosi. 50% in acciaio e 50% in tonneaux usati, per un naso di grande florealità: violette e ciclamini fusi tra sentori di amarena e ciliegia dolce sotto spirito. Un finale con speziature nere, dove tabacco, cenere e affumicature dosano eleganze e struttura.

 

Montepulciano d’Abruzzo DOC Tralcetto 2015, Ciccio Zaccagnini (PE): 300 ettari vitati per 3 milioni di bottiglie, viticoltura convenzionale con lotta integrata. Al naso più susina e prugna che ciliegia. Meno succo rispetto al vino precedente, con un fruttato più cotto. Il naso è dolce, addomesticato da un maggiore ricorso al legno.

 

Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG Oinos 2012, Azienda San Lorenzo, Castilenti (TE): montepulciano in purezza, affinamento di 18 mesi in tonneaux nuovi e 6 mesi in bottiglia. Naso profondo di inchiostro, con evidenze di gelatina di mora e mirtillo. È un vino più austero, con un tannino vivo ma rotondo: è l’espressione più diretta di quei terreni calcareo argillosi che conferiscono al vino equilibrio, struttura e longevità.