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Liaison, il progetto di famiglia Cotarella e lo champagne Vilmart


Liaison, il progetto di famiglia Cotarella e lo champagne Vilmart

È nato solo da pochi mesi, ma fa già parlare di sé. È Liaison, il nuovo progetto voluto da Dominga, Marta ed Enrica Cotarella, cugina e sorelle, conosciute come “Cotarella Sisters” per il forte legame che le unisce.

Liaison – lo dice il nome stesso – è innanzitutto un legame tra persone che amano il mondo del vino, dallo champagne dei vignerons ai prodotti dei piccoli domaine della Borgogna. Un progetto ambizioso, di piccola distribuzione, che comprende anche la linea dei bicchieri Zalto.

 

«Un legame tra persone che condividono passioni, entusiasmo ed energia», ribadisce Dominga, e che nasce quando Alberto Lupetti, uno dei massimi esperti italiani di champagne, Chambellan dell’Ordre des Coteaux de Champagne e volto assai noto al pubblico di AIS Milano, fa conoscere la maison Vilmart a Dominga & family. «Ci siamo follemente innamorati degli champagne prodotti da Laurent Champs e della sua famiglia», e così è nata Liaison che nel mondo dello champagne comprende anche un’altra eccellenza: si tratta di Alexandre Filen di Fabrice Glass, una maison che produce appena 5000 bottiglie l’anno.

 

Ma veniamo a noi. È la prima volta che la maison Vilmart viene presentata in Italia e a Milano, e chi se non Alberto Lupetti può darne una visione dettagliata, ritagliata a misura nel panorama della Champagne? «Come ho scoperto Vilmart? Muovevo i primi passi nello champagne quando, nel 1991, comprai il libro di Tom Stevenson in cui si parlava di Vilmart come di un piccolo Krug. Incuriosito iniziai ad assaggiare questi champagne e ne rimasi folgorato». E prosegue: «Laurent non è solo fra i più bravi piccoli vigneron, ma è uno dei migliori produttori di champagne in assoluto, anche paragonato alle maison storiche». Una presentazione magistrale che fa ben presagire.

 

Collocata nel cuore della Champagne, a Rilly La Montagne, paesino a pochi chilometri da Reims, la maison produce champagne fin dal 1890 gestendo i suoi 11 ettari di vigneto di pinot noir e chardonnay, tutti premier cru, in biodinamica. Laurent Champs, figlio di René Champs e Nicole Vilmart, è l’ultimo discendente diretto della famiglia Vilmart, giunta alla quinta generazione.


Il relatore

Precisione, emozione ed esperienza caratterizzano la maison. Pazienza, passione e umiltà è la filosofia del vigneron. «Ancor prima di pensare a produrre uno champagne si deve pensare che si sta producendo un vino», dice Laurent, che ha fatto suo un paradosso: produrre chardonnay in una terra d’elezione per il pinot noir. Una scelta coraggiosa, ma non azzardata poiché, fra le 12 parcelle che possiede, ve ne sono alcune esposte a sud, con un sottosuolo gessoso ideale per lo chardonnay. Certo, quando si pensa a un Blanc de Blancs viene subito in mente la Côte de Blancs, ma a Laurent piacciono le sfide e rilancia: «Perché fare quello che fanno tutti quando si può fare diversamente?». Come non essere d’accordo con lui?

 

La verifica non può che passare dalla teoria alla pratica, con i vini in degustazione.

 

Grande Réserve

pinot noir 70%, chardonnay 30%

Un sans année prodotto in 50.000 bottiglie, il vino che potrebbe essere considerato a buon diritto il biglietto da visita ideale di ogni azienda, il simbolo dello stile della maison poiché indipendente dall’annata. Per Laurent, invece, rappresenta il suo grande classico, quello legato più al territorio che allo stile, in quanto prodotto con una maggioranza di pinot noir. L’impatto è esuberante, per questo champagne la cui base è l’annata 2016 e il 50% selezionato fra la 2014 e la 2015, ancora troppo giovane per trovare segni di evoluzione. Nitidi i frutti rossi, una grassezza che ricorda la nocciola su un fondo minerale. Opulento, verticale. Non svolgendo la fermentazione malolattica (come tutti i vini prodotti da Laurent) la morbidezza è bilanciata dal dosaggio: 9 g/L.


I vini

Grand Cellier Rubis 2011

pinot noir 60%, chardonnay 40%

Champagne rosé de saignée (da macerazione) prodotto in sole 2000 bottiglie, da uve provenienti da viti di 55-60 anni. In Champagne l’annata 2011 è stata difficile per l’estate molto calda tant’è che, per paura della sovramaturazione, si è deciso di vendemmiare anticipatamente. Laurent ha rischiato scegliendo di vendemmiare 5 giorni dopo gli altri per portare le sue uve alla giusta maturazione fenolica. Ed è stato premiato, con questo millesimo dal naso eccezionale, goloso, abbinato a una mineralità sottile, complesso ed equilibrato al tempo stesso merito anche dei 2 anni passati dalla sboccatura. Davvero mancano le parole per questo regalo inaspettato vista la limitata disponibilità del prodotto.

 

Grand Cellier

chardonnay 70%, pinot noir 30%

Assemblaggio di tre annate (2012, 2013 e 2014), è questo il vero biglietto da visita della maison Vilmart. Questo sans année, rimasto in cantina per 3 anni e degustato a 1 anno e mezzo dalla sboccatura, si esprime nel bevante con aromi di agrumi, limone e pompelmo, complesso e maturo. Una certa «vinosità borgognona» in bocca ci ricorda che siamo in Champagne non solo con le bollicine, ma anche con la sua netta acidità.

 

Grand Cellier d'Or 2013

chardonnay 80%, pinot noir 20%

Saliamo ancora con la percentuale di chardonnay nella cuvée, per questo millesimo fermentato e maturato in botti di quarto passaggio che tradisce l’uso del legno solo per una sensazione leggermente burrosa. Ma lo scheletro su cui si regge il vino è ancora la nota agrumata e la mineralità. Nonostante l’alta percentuale di chardonnay, questo Grand Cellier d’Or è più champenoise del Grand Cellier.

 

La degustazione termina qui. Cosa pretendere di più da questa serata? Forse un blanc de blancs? Laurent ha pensato anche a questo, ma dovremo cercarlo sul mercato. Da vigne di 60 anni, prodotto in sole 2900 bottiglie, racchiude purezza, precisione ed eleganza. E un tocco di creatività, con la preziosa etichetta in velluto con stampa in rilievo e lo stemma serigrafato sul vetro, frutto del lavoro di Morgane, figlia di Laurent, rappresentante della sesta generazione della famiglia, che ha voluto essere presente alla “prima” di Vilmart in Italia.

 

* Si ringrazia Céline Dissard Laroche per la traduzione durante la serata.