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Intervista ad Alberto Lupetti: Selosse e i suoi champagne visti da vicino


Intervista ad Alberto Lupetti: Selosse e i suoi champagne visti da vicino

L’assaggio dei vini di Anselme Selosse è sempre una meravigliosa avventura.

Bello quindi ritrovarli a Milano a un anno di distanza dal precedente incontro, con un’aggiunta degna di nota, l’annata 2005 del millesimato servito in magnum.

 

Ci è sembrato di trovarci di fronte a un vecchio amico, accompagnati da una presenza ormai familiare e apprezzata, Alberto Lupetti, la persona giusta per conoscenza della Champagne e di Anselme in persona, cui fare qualche domanda su cosa ha significato Selosse per la regione e soprattutto che cosa c’è di nuovo all’orizzonte.

 

Alberto, quando hai provato gli champagne di Selosse per la prima volta, a cosa hai pensato?

 

Una decina di anni fa, quando provai il Substance. Sono nato prima come “maisonista” (amante di champagne delle grandi maison, ndr) e poi mi sono avvicinato ai prodotti dei vigneron. Avevo già sentito parlare di Selosse; all’epoca era più un fenomeno italiano mentre, paradossalmente, in Champagne era poco conosciuto. Adesso è molto noto ma per diversi anni è stato nemo propheta in patria. Trovai questo stile completamente diverso e ne rimasi molto affascinato. Non è uno champagne per tutti, però, ma lui è un grande personaggio e, soprattutto, un grande amico che vado a trovare due volte l’anno.

 

Lo stile di Anselme Selosse è molto particolare, come cambierà? Qual è il futuro di Selosse?

 

A dicembre andrà in pensione e lascerà tutto al figlio Guillaume, che sta già lavorando da qualche anno in azienda, mentre Anselme si dedicherà alla produzione di…sapone!

Il figlio fa vini leggermente meno grassi, meno opulenti, più precisi. Anselme è il primo ad incoraggiare lo stile personale del figlio; è normale avere due influenze diverse senza rinnegare l’inconfondibile stile Selosse.

 

Selosse, ora, è un punto di riferimento, ma quando lo è diventato? Come ha influenzato il mondo dello champagne?

 

A mio avviso lo è sempre stato, però mancava dell’esposizione mediatica: Selosse c’era ma era una cosa per pochi, di nicchia. Poi, il suo hotel, Les Avisés, ha avuto un ottimo impatto sul pubblico e da lì ha cominciato a farsi conoscere (ndr). Oggi grandi chef de cave ne parlano con grande rispetto e stima, ma ricordo che fino a sette anni fa non sapevano nemmeno chi fosse.

Ha influenzato moltissimo la zona, soprattutto il mondo dei vigneron. Ha dimostrato una cosa molto importante: anche un “piccolo” può fare grandi champagne.


Il relatore

Andremo a provare il millesimo 2005, cosa ci racconti?

 

La 2005 è un’annata che forse non era da “millesimare”, parlo in generale, non per Selosse che è una storia a sé. È stata un’annata calda, pesante, che ha dato dei vini tutt’ora con un finale amaro; i 2005 degni di nota sono veramente pochi.

Per lui è stata l’unica vendemmia fatta ad agosto! Di solito è l’ultimo a vendemmiare; quest’anno ha iniziato il 4 settembre.

100% chardonnay, 100% Avize. Essendo un magnum ha riposato molto più a lungo, uscendo sul mercato 5 anni dopo la bottiglia da 750 ml. Riposa 12 anni sui lieviti con 4 scuotimenti e il dosaggio scelto per questa annata è di 0,7 g/L. Prodotta in solo 400 esemplari, ora 397 perché 3 sono qui con noi ad AIS Milano!

Abbiamo una freschezza impensabile per un’annata del genere, una sensazione rinfrescante e piacevole dovuta anche al formato magnum, ideale per le bollicine. Agrume rosso, note dolci che ricordano il mandarino. Il legno gioca in Oriente, nelle spezie. È compatto: un concentrato di energia pura. Al palato è talmente elegante da sembrare leggero, asciutto. La lingua riporta al gesso e poi arriva la sapidità ai lati della bocca. Uno spettacolo.

 

Cosa ti senti di dire a una persona che prova per la prima volta Selosse?

 

Di dimenticare il concetto classico di Champagne, altrimenti rimarrà deluso; deve bere senza pensare e lasciarsi andare. Selosse è come Krug di una volta: o lo ami o lo odi. Ricordiamoci sempre che Selosse è un punto di arrivo, non un punto di partenza perché la sua particolarità può spiazzare.

 

E con questo diciamo speranzosi: arrivederci al prossimo anno!