Ultimi articoli

Champagne: l'evocativa sublimazione dell'essere vino

News image

Un’altra degustazione fiore all’occhiello dell’edizione 2019 di Enozioni a Milano. Un viaggio in sei tappe, che a sorp...

Recensioni | Barbara Sgarzi

Solaia, il Rinascimento del vino italiano. Verticale di sei annate

News image

«Questo è il numero di dicembre 2000/gennaio 2001 della rivista americana Wine Spectator, contenente la classifica dei...

Recensioni | Marco Agnelli

L’antica Tracia tutta da scoprire: i vini bulgari

News image

La produttività vinicola della Bulgaria è in costante crescita. I vini bulgari, prodotti con vitigni autoctoni, si fan...

Recensioni | Giulia Cacopardo

I Tre TENOri: le voci del vino incontrano il vino che “parla”

News image

Qual è il senso della degustazione Tre TENOri? Non è dedicata a una zona, non ha un unico esperto, potrebbe essere la ...

Recensioni | Ilaria Ranucci

Alsazia, i vini del "bel giardino" d’Europa

News image

La produzione vitivinicola alsaziana punta sempre più al bio e alla biodinamica. Enozioni 2019 non poteva non aprir...

Recensioni | Giulia Cacopardo

Vinovagando - I molteplici volti del profilo vitivinicolo lombardo


Vinovagando - I molteplici volti del profilo vitivinicolo lombardo

«Non esiste altra regione in Italia che, come la Lombardia, possa garantire almeno una denominazione di eccellenza per ogni tipologia di vino».

Gabriele Nasti pensa all’appuntamento di Vinovagando come a un’ipotetica cena dove, a rappresentare i vini a servizio delle varie portate, siano solo le eccellenze lombarde.

 

Iniziando dallo spumante, non v’è dubbio che due sono le aree deputate alla produzione di “bollicine” in Lombardia: Franciacorta e Oltrepò Pavese. Quanto alla prima, si tratta di un terroir particolarmente vocato: i terreni di origine glaciale, costituiti da sabbie e argille ricche di minerali, godono di un microclima del tutto favorevole alla produzione di uve da spumante, grazie alla presenza del bacino lacustre a mitigare le temperature e all’area fresca proveniente dalla Valcamonica a regolare l’escursione termica.

 

Gabriele tratteggia il Franciacorta DOCG come uno spumante dai rimandi francesi, un metodo classico lombardo che, basandosi principalmente su chardonnay e pinot bianco, «punta soprattutto sulla verticalità e sull’eleganza», e che gode oggi di un crescente prestigio nazionale e internazionale grazie, oltre che all’indiscussa qualità del prodotto, alla convincente forza del Consorzio franciacortino.

 

L’Oltrepò Pavese è un’area collinare molto diversa dalla Franciacorta. La relativa vicinanza al Mar Ligure, la grande biodiversità e la presenza di aree boschive influenzano la maturazione delle uve contribuendo a inciderne e caratterizzarne i profumi. I terreni sono costituiti da marne argillose e sabbiose nelle vicinanze del Po e, salendo di altitudine, da arenarie e da zone ricche di gesso. A fronte degli oltre 17 milioni di bottiglie prodotte a marchio Franciacorta, l’Oltrepò Pavese DOCG è una roccaforte da “soli” 1,5 milioni di bottiglie. «Forse», dice Gabriele, «il territorio non ha ancora capito “quanto” può puntare sul Metodo Classico DOCG».


Il relatore

Il calice di spumante dell’Oltrepò spicca per la sua struttura e un «bellissimo equilibrio gustativo», grazie al pinot nero, uva principe della denominazione. Passando ai vini bianchi e alle eccellenze lombarde di tale tipologia, Gabriele cita innanzitutto il Lugana DOC, prodotto in 16 milioni di bottiglie a sud del lago di Garda da uve turbiana (o c.d. trebbiano di Lugana). Un vino interessante soprattutto per la longevità e la mineralità che accentua particolari caratteristiche a seconda della zona di produzione: nelle vicinanze del lago, su terreni composti da argille e calcare, troveremo Lugana che giocano sulla sapidità, mentre sulle sabbie più a sud il vino sarà caratterizzato da una maggior struttura e componente alcolica.

 

Merita poi una menzione l’Oltrepò Pavese Riesling DOC, una denominazione che prevede l’utilizzo di riesling renano e riesling italico, dai quali si ottiene un vino che non ha certamente quel carattere «spudorato» del riesling della Mosella, ma che evidenzia in gioventù grande freschezza, note di agrumi, fiori ed erbe officinali.

 

È il turno dei vini rossi, a cominciare da quelli vivaci, da non sottovalutare perché rappresentano l’abbinamento ideale con salumi e formaggi e piatti della tradizione come lasagne e cotechino. Il Lambrusco Mantovano DOC è prodotto in piena pianura padana, su terreni limosi ricchi di calcare. Il clima, particolarmente caldo e afoso soprattutto in estate, è ideale per i vitigni previsti dalla denominazione, ovvero i lambruschi maestri, vaidanese, salamino e marani. Calcare e clima caldo donano sapidità e morbidezza a un vino, sempre vivace, prodotto in rosso e in rosato, secco o amabile. Rovescala, in provincia di Pavia, è invece al centro della zona particolarmente vocata per la produzione della Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC, un vino – da croatina almeno per l’85% - certamente più fresco e fragrante del Lambrusco Mantovano e, rispetto a questo, meno morbido.

 

I vini rossi di struttura d’eccellenza si trovano in Valtellina e, ancora una volta, nell’Oltrepò Pavese. Lungo la Valtellina, con estensione est-ovest e vitigni coltivati esclusivamente a nord dell’Adda, la denominazione si sviluppa tra la S.S. 38 e il limite altimetrico di 700 m s.l.m.. All’interno di questi due confini il vino prodotto potrà fregiarsi del nome di Valtellina Superiore DOCG e Sforzato di Valtellina DOCG. Poche precipitazioni, escursioni termiche accentuate e terreni principalmente sabbiosi con un substrato di porfidi e graniti fondamentali per trattenere l’acqua, ospitano l’area terrazzata Patrimonio Unesco più vasta d’Europa, coltivata a chiavennasca, particolare biotipo di nebbiolo.


I vini

Ognuna delle cinque sottozone della Valtellina ha una propria specificità, accentuata anche per cru e singola vigna. E qui Gabriele si lascia andare a un aneddoto: «un giorno, durante una visita, chiesi a Marco Fay di mostrami il territorio perché volevo conoscere meglio le differenze tra le varie sottozone. Lui ci pensò e decise di non portarmi in vigna, preferendo portarmi dalla parte opposta della valle, vicino a una chiesa, dove potevo guardare a perdita d’occhio i vigneti sull’altro versante dei monti. Fu guardando quel panorama magnifico» continua Gabriele «che capii che a caratterizzare il vino valtellinese, ancor più dell’andamento est-ovest delle sottozone, è soprattutto l’altitudine della vigna».

 

I vigneti posti più in basso, nelle vicinanze dell’Adda, subiscono un maggior calore e una più accentuata umidità: ne deriveranno vini d’annata, di pronta beva. Dai 350 ai 600 m s.l.m. si trova invece la situazione pedoclimatica ideale: da qui arrivano i Valtellina Superiore DOCG. Ancor più in alto le temperature sono così basse che l’uva fa fatica a maturare: nasce qui lo Sforzato di Valtellina. Tornando in Oltrepò, il pinot nero, qui vinificato in rosso, sarà tendenzialmente più strutturato e morbido rispetto agli altri pinot prodotti in Italia.

 

Per chiudere con i vini da dessert, l’eccellenza lombarda di questa tipologia è il Moscato di Scanzo DOCG, un passito ottenuto dall’appassimento sui graticci dell’omonima uva autoctona, prodotto esclusivamente nel territorio comunale di Scanzorosciate, in provincia di Bergamo. Un vino elegante, dalla complessità aromatica che seduce e dalla longevità sorprendente.

 

Terminata la splendida rassegna delle più apprezzate tipologie di vini lombardi, ha il via la degustazione.

 

Franciacorta DOCG – Vintage Collection Brut 2013 – Cà del Bosco

Si presenta seducente, fragrante su fondo fruttato. Gli aromi di bocca sono coerenti con il profilo olfattivo e all’assaggio è verticale, fresco e particolarmente persistente.


I vini

Lugana DOC Riserva – Vigna di Catullo 2015 – Tenuta Roveglia

Al naso è sottile, spicca la nota fruttata seguita da erbe officinali. All’assaggio colpisce la sapidità; ben presente, ma affatto disturbante, la nota pseudocalorica. È un vino sorprendentemente persistente.

 

Benaco Bresciano IGT – Eretico 2015 - Citari

A differenza del precedente, questo vino – anch’esso da turbiana in purezza – evidenzia profumi speziati, frutta matura, un fondo erbaceo e un idrocarburo appena accennato eredità di una vinificazione che prevede un passaggio rapido in tonneaux. In bocca è più fresco che sapido, maggiormente virato verso le morbidezze.

 

Oltrepò Pavese DOC – Bonarda Vivace Selezione 2015 – Azienda Agricola Rebollini

Frutta a bacca nera fresca, coerente con la tipologia, così come coerente è – all’assaggio – la spiccata tannicità, amplificata dalla vivacità.

 

Provincia di Pavia IGT – Pinot Nero Moro 2016 – Le Fracce

I profumi spaziano dalla frutta rossa croccante ai fiori freschi; naso non particolarmente complesso ma senz’altro piacevole. La bevibilità è il punto di forza di questo vino, con un tannino appena accennato che contribuisce a dare un po’ di carattere.

 

Valtellina Superiore DOCG Riserva – Riserva La Gatta 2011 - Triacca

Spettro olfattivo ampio e affascinante, con evidenti note di confettura, spezie dolci, fiori secchi, sentori mentolati e balsamici, tabacco biondo e cacao. In bocca spicca la sapidità e, per via retronasale, gli aromi sono pienamente coerenti con i profumi sentiti al naso.