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L’anima del Barolo raccontata dai Marchesi di Barolo


L’anima del barolo raccontata dai Marchesi di Barolo

In un territorio fatto di lingue di terra, colline leggere e profili sinuosi che si sono formati con lo scorrere lento dei millenni, nasce la storia del Barolo.

Un vino rosso capace di conquistare e sedurre, considerato oggi “vino dei re e re dei vini”.

 

La sua magia comincia nel 1806 grazie alla meravigliosa storia d’amore tra l’ultimo Marchese di Barolo Carlo Tancredi Falletti e la nobildonna francese Juliette Colbert da Maulévrier. Il loro matrimonio rappresenta il connubio perfetto di due anime affini per tempra, passioni e desideri, che si ameranno e rispetteranno per tutta la vita e che permetteranno al Barolo di muovere i suoi primi passi. E da vino zuccherino, tagliente e leggermente frizzante diventa secco, fermo e di notevole struttura.

 

Juliette trova, infatti, nella tenuta del marito a Barolo, il luogo ideale in cui riversare la sua personalità generosa e devota: intuisce immediatamente che i vigneti circostanti godono di una posizione particolarmente favorevole per la maturazione dell’uva. Chiama nelle sue terre il grande enologo francese Louis Oudart per applicare le tecniche dei migliori vini francesi, realizza nuove cantine per la fermentazione e l’affinamento del vino e conferisce al nebbiolo prodotto in quella terra il nome Barolo, sul modello francese e in onore della sua terra d’origine.

 

Il suo Barolo diventa talmente celebre da suscitare l’interesse del re Carlo Alberto di Savoia, al quale la marchesa ne invia 325 botti in modo che potesse assaggiare ogni giorno un vino diverso (fatta eccezione per i 40 giorni di Quaresima). Ed è così che il Barolo diviene "vino dei re, re dei vini" alla corte di Torino.


Il relatore

Alla morte della marchesa, la storia della famiglia Falletti s’intreccia con quella degli Abbona che, con tenacia e competenza, riescono ad acquistare le antiche cantine di vinificazione e affinamento dei Marchesi di Barolo che si trovavano nell’Opera Pia Barolo a Torino. Pietro Abbona, vero e proprio patriarca del Barolo, ereditò così la tradizione, l’amore per la vigna, la cantina e il vino della marchesa e fece conoscere il Barolo in tutto il mondo.

 

Oggi la famiglia continua l’opera dei suoi avi producendo vini di alta qualità, che arricchiscono la storia di una grande cantina in cui innovazione e tradizione s’incontrano e in cui si tramanda un importante patrimonio da più di cinque generazioni.

 

La degustazione delle tre tipologie – Dolcetto d’Alba DOC, Barbera d’Alba DOC e Barolo DOCG –, nate negli antichi poderi dei Marchesi di Barolo, regala nel calice la preziosa eredità della tradizione per consegnarla rinnovata alle generazioni future.

 

Dolcetto d’Alba DOC Bossèt 2017

A Barolo, in un terreno sciolto di circa 6 ettari con una buona presenza di argille calcaree, il dolcetto d’Alba esprime in maniera ottimale le sue qualità tanto da conferire piacevolezza, equilibrio e armonia al vino. Ha un colore luminosissimo, sfoggia una grande finezza al naso, con profumi che spaziano dalla mora di gelso, la peonia e le fragoline alla salvia, la maggiorana e la liquirizia dolce. In bocca è ineccepibile grazie anche a un tannino delicato e a una persistenza lunga.

 

Barbera d’Alba Peiragal 2016

Nata da vigne disposte su 3,5 ettari di Peiragal, termine dialettale che identifica colline di buona pendenza dal terreno calcareo-argilloso molto compatto e dotato di pietre di grandi dimensioni, la Barbera è un vino strutturato, con una moderata acidità, una buona componente alcolica e tannini delicati. Il colore rubino ha una bella intensità e vivacità, mentre al naso evidenzia una notevole presenza di erbe aromatiche, dalla melissa alla menta piperita, note dolci di cannella, vaniglia e burro fuso e note più vigorose di visciole, ribes nero e tabacco.

 

Nebbiolo d’Alba Roccheri 2016

Da colline calcareo-argillose di medio impasto e terreni ricchi di sabbie quarzose e limo, nasce un nebbiolo ricco di struttura, dotato di profumi fragranti e fruttati che unisce la corposità all’eleganza, la fruttuosità alla pienezza e all’armonia. Rubino intenso, con profumi di ribes nero, fragola e ciliegia, di petali di rosa e violetta appassiti, di timo e maggiorana, di cacao e liquirizia.

 

Barolo Coste di Rose 2014

È il cosiddetto “nebbiolo estivo” dell’azienda, un vino elegante e dalla notevole freschezza, sui toni del rubino intenso e lucente con leggeri riflessi granato, dalle note floreali di freisa, giunchiglia e rose bianche, fruttate di pesca, nespola e arancia sanguigna, e di spezie come il coriandolo. Un Barolo in finezza, in filigrana.


I vini

Barolo Sarmassa 2014, 2010, 1989

Sarmassa è il simbolo dell’azienda, un vino incredibilmente legato al territorio, in cui l’invecchiamento in botti di rovere ha saputo donare al nebbiolo complessità, grazia ed eleganza. Nasce in un celebre e conosciuto cru del territorio comunale di Barolo, sul fianco est di una collina dotata di buona pendenza e di un terreno calcareo-argilloso molto compatto dall’ottima percentuale di sassi.

 

Vendemmia 2014

Da una delle annate più complesse degli ultimi anni, nasce un vino dal colore granato vivace che sprigiona al naso un intenso profumo di viola mammola, ribes nero, mora e arancia amara, che si arricchisce in bocca con note di liquirizia e grafite. All’assaggio è succoso, sapido e persistente.

 

Vendemmia 2010

Granato intenso e deciso alla vista, con una ricca concentrazione di profumi che spaziano dalla lavanda e la rosa essiccata alla ciliegia sotto spirito, la prugna verde e la visciola, dalla bacca di ginepro, la noce moscata e la cannella fino al tabacco da pipa e la china. Il sapore è intenso: regala un tannino robusto ma allo stesso tempo dolce e una persistenza importante di aromi quali il nòcciolo di pesca e la ciliegia sotto spirito.

 

Vendemmia 1989

L’annata difficile e scarsa ha regalato a distanza di quasi trent’anni un Barolo da ricordare. I profumi si susseguono per un vino dalla complessità straordinaria: curcuma, cannella, noce moscata; mela cotogna, ciliegia, nocciole tostate; burro, vaniglia, fave di cacao, soia; fiori secchi, menta essiccata, legno di cipresso; tabacco maturo, confettura di cipolla e una sfumatura balsamica sul finale. In bocca entra dolcemente, mostra una buona acidità e un tannino ancora presente. Una grande espressione del territorio delle Langhe.