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Le preziose espressioni borgognone oltre la Côte d'Or


Le preziose espressioni borgognone oltre la Côte d'Or

La quadratura del cerchio, l’altra faccia della luna, la mezza mela mancante.

È il viaggio che Armando Castagno, uno dei massimi esperti italiani di Borgogna, autore di Borgogna. Le vigne della Côte d'Or, ci propone quest’anno durante la rassegna Enozioni a Milano 2019.

 

Se l’anno scorso, infatti, abbiamo esplorato con lui la Borgogna della Côte d’Or, quella classica, quella più nota (vedi qui), per questa edizione ha proposto di farci scoprire gli angoli meno famosi ed esplorati di una regione mecca degli amanti del vino di tutto il mondo. Dalla Chablis a nord di Digione alle regioni a sud della magica Côte d’Or: Côte Chalonnaise e Mâconnais. Ma anche a est: le Hautes-Côtes de Nuits e Hautes-Côtes de Beaune.

 

Luoghi meno famosi, ma non per questo meno ricchi e interessanti a saperli esplorare. E con un Virgilio come Armando, non corriamo il rischio di smarrirci.


Il relatore

Tre chardonnay diversi dal solito

 

Il nostro viaggio nella Borgogna “sconosciuta” inizia a nord della Côte d’Or, a circa 8 chilometri a nord di Chablis. Il terroir è quella marna kimmeridgiana, calcare e conchiglie fossili sbriciolate risalenti al giurassico, che regala ai vini una ventata di mare, di salmastro. E il mare iniziamo a respirarlo con il primo vino, Chablis 1er Cru AOC Fourchaume 2014 - Domaine Daniel Seguinot et Filles. Un giallo paglierino chiarissimo dai riflessi freddi, quasi metallici, a ricordarci il clima di provenienza, ma anche la vinificazione in solo acciaio. Un naso timido ma netto, nei suoi sentori tipici polverosi, gessosi, delicatamente floreali, stemperati in una fragranza di farina. All’assaggio si rivela di grande purezza e forza, sapido di mare e pulito come un cielo quando spira il vento del nord. «Netto come una lama, come un metallo»”, riassume Castagno, che avverte con un sorriso: «Attenzione, questo è un vino pericoloso; un sorso dietro l’altro, non smetteresti mai».

 

Il secondo chardonnay arriva da un’azienda antichissima che affonda le sue radici nella storia, nel cuore della Borgogna meridionale. Oggi produce, oltre al vino, splendidi formaggi ed è un importante polo didattico della produzione agricola della zona. Parliamo del Saint-Véran Les Chailloux 2014 - Domaine Des Poncétys, che si presenta con un color giallo oro e un naso decisamente più ricco del precedente. Il legno c’è ma senza alcuna invadenza; dominano all’inizio le note dolci del miele e dell’albicocca, bilanciate da un sentore fresco e floreale di ginestre e mimosa, per arrivare a un finale quasi amarognolo. Al gusto è di ottima lunghezza ed espressività, con un bel respiro.

 

Nessuna invadenza del legno neanche per il terzo chardonnay che scorre nel bicchiere insieme alle strade di Borgogna raccontate da Armando Castagno in modo così vivido che sembra di vederle. Siamo nel Mâconnais e ogni ristorante, abbazia, detour descritti fanno venire voglia di saltare in auto non appena finita la degustazione. Viré-Clessé 2011 - Les Héritiers du Conte Lafon, come il precedente di un bel giallo caldo, regala al naso una speziatura marcata di zenzero. Più sapido del precedente, sviluppa a un secondo assaggio una marcata nota di agrume, di cedro, che dura a lungo.


I vini

Due pinot noir della Côte Chalonnaise (più un gran finale)

 

È ora di passare alla seconda parte della degustazione, i tre pinot noir che racconteranno altrettanti luoghi meno noti della Borgogna, ma con molto da dire. Siamo ora nella Côte Chalonnaise, propaggine della Côte d’Or verso Sud. Givry 1er Cru Les Bois Gauthiers 2014 - Domaine Michel Sarrazin et Fils si presenta già al naso con una trama elegante, finissima, di piccoli frutti selvatici come il ribes rosso e note di rosa. La stessa eleganza eterea, quasi evanescente si ritrova al gusto: «Inutile aspettarsi struttura da questo vino, ma eleganza sì, e qui la troviamo eccome», chiosa Castagno.

 

Scolliniamo quindi verso le Hautes-Côtes de Beaune per conoscere il Bourgogne Hautes-Côtes de Beaune 2013 - Domaine Claude Nouveau, che colpisce per la trasparenza e la luminosità del colore e per l’assoluta freschezza di un pinot di montagna. Parliamo di un’altitudine di poco superiore ai 400 metri, ma l’ambiente è già pedemontano, il clima più fresco e si sente; nel naso più timido, nel finale minerale e calcareo, nella grande acidità. Un vino fatto tutto in legno, ma che non lo sembra affatto; da sbicchierare in allegria, grazie anche al suo ottimo rapporto qualità-prezzo. Stesso produttore, ma un risultato decisamente diverso per l’ultimo vino, che funge da pietra di paragone e riassunto di tutto il nostro viaggio enoico.

 

Entriamo trionfalmente in Côte d’Or con il Santenay 1er Cru Grand Clos Rousseau 2014 - Domaine Claude Nouveau. Qui il legno si sente eccome, insieme alle note che più ci aspettiamo da un pinot nero di Borgogna: la speziatura, l’incenso, la cera, la lavanda, l’iris, il fruttato del lampone che arriva chiaro e preciso. E a livello evolutivo, un’integrità perfetta, nonostante i cinque anni.

 

E poi, purtroppo, è ora di chiudere. Pur nell’estrema sintesi di un’ora e poco più, è stato un viaggio meraviglioso, dedicato ai più curiosi, a chi non smette mai di viaggiare e imparare, a chi vuole sapere sempre cosa c’è dietro l’angolo. A chi ama il vino in tutte le sue espressioni, quindi.