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Tenuta Cavalier Pepe, accoglienti vini irpini


Tenuta Cavalier Pepe, accoglienti vini irpini

Irpinia: verde landa dal grande fascino rurale. Altorilievo segnato da valli e da altipiani solcati da venti dove duro è l’inverno e fresca l’estate.

Dai piccoli paesi, ognuno con identità propria, spesso collegati tra loro da vie impervie o da strade statali illuminate da un unico grande lampione lunare. Benedetta da Bacco, vanta tradizioni enoiche e mangerecce di altissimo pregio.

 

È una regione che, come ci viene raccontato dall’autore latino Sesto Pompeo Festo nell’opera «De verborum significatu», deve il suo nome al lupo che ivi ha condotto la migrazione delle prime tribù:

 

 

«Hirpini appellati sunt nomine lupi quem hirpum dicunt Samnites; eum enim secuti agros occupa vere»

 

(trad.: «Furono nominati Irpini dal nome del lupo che i Sanniti chiamano hirpum; infatti dopo averlo seguito occuparono le terre»).

 

È in questa terra di lupi che Milena Pepe, belga di nascita e forte dei suoi studi in marketing ed enologia, approda nel 2005 per raccogliere, in orgoglio del papà Angelo, le redini dell’azienda di famiglia.

Ma non aspettatevi un tenero cappuccetto rosso in balia degli eventi.

Milena, infatti, in pochi anni rivoluziona l’azienda, non senza difficoltà si scontra e vince contro consuetudini vitivinicole superate, apporta la sua competenza in vigna e in cantina rendendo Cavalier Pepe una realtà tra le più importanti dell’Irpinia, consacrata da numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.


Il relatore

E se, durante una degustazione dedicata ai suoi vini, si abbina l’innato charme di Milena, con l’istrionica personalità di Guido Invernizzi, uno dei più stimati relatori in seno all’Associazione Italiana Sommelier, il risultato è una serata ad alti livelli di “armonia”.

 

Così è stato quando abbiamo avuto il piacere di degustare otto etichette di Cavalier Pepe accompagnate, per l’occasione, da assaggi di prodotti tipici irpini e campani gentilmente selezionati da Milena, a conferma del caratteristico senso di ospitalità del Sud Italia.

I sapori delle nocciole, della mozzarella di bufala, del caciocavallo da bovino podolico e del pecorino di Carmasciano hanno creato felici intrecci con quanto servito nei calici dall’impeccabile squadra dei sommelier in servizio.

 

Partiamo con Oro Spumante Brut, vino spumante ottenuto con metodo Martinotti da falanghina, fiano e greco, dai toni agrumati e floreali che guidano il sorso verso delicate sensazioni di freschezza e mineralità.


I vini

Si continua con Irpinia Coda di Volpe DOC Bianco di Bellona 2017, dall’aspetto invitante, luminoso, dai profumi di pesca e frutta esotica. Rinfresca il palato con decisione accomiatandosi con fini risvolti salini che allettano il proseguo della degustazione.

 

Greco di Tufo DOCG Nestor 2017, paglierino punteggiato da pagliuzze dorate, al naso si avverte la forza del greco con aromi di pesca, agrumi verdi, noce e cenni affumicati. In bocca è potente, sapido, dal finale con ricordi di cedro.

 

Eccoci al Fiano di Avellino DOCG Brancato 2016, ottenuto da uve diligentemente selezionate di cui una parte viene vinificata in barrique di rovere. Corredo olfattivo di grande eleganza: mandorla, cannella, fiori gialli e sbuffi di roccia calcarea. Portato alle labbra è suntuoso, avvolgente, equilibrato e dalla lunga persistenza.

 

La degustazione prosegue con i rossi in cui il vitigno aglianico si esibisce in alcune sue possibili declinazioni.

 

Irpinia Campi Taurasini DOC Santo Stefano 2013 offre fragranze di frutti di bosco, caramello ed erbe aromatiche. Signorile, dal tannino levigato che contribuisce a rendere la beva decisamente appagante.


Il relatore

Taurasi DOCG Opera Mia 2013 apre il suo mutevole corredo aromatico con amarena, cacao, tabacco bruno, sensazioni mentolate e balsamiche. Morbido, dalla trama tannica importante e retto da ottima acidità; in grande stile si affida alla durevole percezione retronasale.

 

Chiudiamo il tris con Taurasi Riserva DOCG La Loggia del Cavaliere 2012. All’olfatto esordisce con mora, anice, cacao e prosegue con spezie e cenni muschiati. L’assaggio evidenzia tannini ben integrati, intensità, grande raffinatezza e lungo epilogo.

 

La serata si conclude con Cerri Merry, vino aromatizzato che coniuga la potenza aromatica dell’aglianico con l’amarena in un dolce nettare color rubino. Goloso in abbinamento a pasticceria con cioccolato e confettura di frutta.

 

Ci si congeda tra gli applausi, con la promessa di (ri)visitare la tenuta e concedersi, presso il ristorante gestito dalla famiglia Pepe, un altro sfizio tipico del meridione: un pranzo interminabile!