Ultimi articoli

Champagne: l'evocativa sublimazione dell'essere vino

News image

Un’altra degustazione fiore all’occhiello dell’edizione 2019 di Enozioni a Milano. Un viaggio in sei tappe, che a sorp...

Recensioni | Barbara Sgarzi

Solaia, il Rinascimento del vino italiano. Verticale di sei annate

News image

«Questo è il numero di dicembre 2000/gennaio 2001 della rivista americana Wine Spectator, contenente la classifica dei...

Recensioni | Marco Agnelli

L’antica Tracia tutta da scoprire: i vini bulgari

News image

La produttività vinicola della Bulgaria è in costante crescita. I vini bulgari, prodotti con vitigni autoctoni, si fan...

Recensioni | Giulia Cacopardo

I Tre TENOri: le voci del vino incontrano il vino che “parla”

News image

Qual è il senso della degustazione Tre TENOri? Non è dedicata a una zona, non ha un unico esperto, potrebbe essere la ...

Recensioni | Ilaria Ranucci

Alsazia, i vini del "bel giardino" d’Europa

News image

La produzione vitivinicola alsaziana punta sempre più al bio e alla biodinamica. Enozioni 2019 non poteva non aprir...

Recensioni | Giulia Cacopardo

Alsazia, i vini del "bel giardino" d’Europa


Alsazia, i vini del “bel giardino” d’Europa

La produzione vitivinicola alsaziana punta sempre più al bio e alla biodinamica.

Enozioni 2019 non poteva non aprirsi con una delle degustazioni più seguite e amate di sempre, quella sui vini d’Alsazia. Per gli appassionati ed esperti di vino, il nome Alsazia evoca alla memoria olfattiva un mondo eclettico e di inebrianti profumi che richiamano alla polieditricità di questo territorio. A condurci attraverso questo territorio, dall’Alto al Basso Reno, è Nicola Bonera.

 

Situata tra la catena montuosa dei Vosgi e il fiume Reno, l’Alsazia è stata storicamente una regione molto contesa, soprattutto fra i francesi e i tedeschi, fino a quando, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, è rimasta definitivamente ai francesi. Questo “bel giardino” – così l’aveva definita Luigi XIV – al centro dell’Europa, lungo circa 97 chilometri e largo circa 4, ha sempre sintetizzato le contaminazioni culturali di entrambi i paesi così come la sua viticoltura. I vigneti si estendono da Strasburgo a Mulhouse, suddivisi nei due sotto-distretti del Basso-Reno a nord e dell’Alto-Reno a sud. In ogni vigneto è possibile trovare differenti tipologie di terreno: ben 13 diverse mappature morfologiche (suoli calcarei, marnoso-calcarei, argilloso-marnosi, sedimentari di varia origine, graniti, scisti, alluvionali, etc.).

 

I vitigni che si coltivano in Alsazia sono gli stessi che si coltivano al di là del Reno, nella zona vitivinicola di Baden, ma la vinificazione rispecchia lo stile francese. La produzione alsaziana si attesta intorno a 140-150 milioni di bottiglie annue, con il 90% di vini bianchi, prevalentemente riesling, pinot blanc, gewürztraminer, pinot gris, ma anche - in percentuali minori - sylvaner, muscat, chardonnay, chasselas e savagnin rosé. Il pinot nero, unico vitigno a bacca rossa coltivato nella regione, si ritaglia un importante spazio con circa il 10% dell’intera produzione. In degustazione Alsace Pinot Noir 2016, vinificato in rosso, è prodotto dal Domaine Pierre Frick, azienda biologica dal 1970 e passata alla coltivazione biodinamica nel 1981.


Il relatore

Il 20% del pinot nero concorre alla produzione di Crémant d’Alsace (fondamentale per il rosè), insieme a pinot blanc, riesling e pinot gris. Dagli anni ’60 -’70 l’Alsazia ha notevolmente incrementato la sua produzione (del 65% circa in 40 anni), aumentando l’uso dei vitigni richiamati dal disciplinare del Crémant d’Alsace (anno di uscita 1976), a scapito di altri come il sylvaner e lo chasselas, la cui produzione è diminuita di oltre il 50%. Il Cremant d’Alsace si attesta dunque tra le etichette più bevute di Francia.

 

Tuttavia, la scelta di percorso degustativo è stata quella di privilegiare una selezione di vini rappresentativi del territorio facenti parte dell’AOC Alsace Grand Cru e di dar voce alla produzione biodinamica alsaziana. Sono ad oggi 51 i territori d’eccellenza (Grand Cru) menzionati nel disciplinare, dopo le ultime modifiche apportate nel 2011. Tra i calici in degustazione, l’Alsace Muscat Grand Cru Goldert 2011, l’Alsace Riesling Grand Cru Brand 2014 e l’Alsace Gewurztraminer Grand Cru Hengst 2012 prodotti dal Domaine Zind-Humbrecht e l’Alsace Riesling Grand Cru Kessler Vendages Tardives 2009 di Dirler-Cadé sono eccelsi esempi di prodotti ottenuti in biodinamica.

 

La produzione biologica (e con essa anche la biodinamica) ha registrato negli ultimi 10 anni una crescita importante: un incremento del 14% della superficie coltivata con metodi biologici fa dell’Alsazia la seconda regione di Francia quanto a produzione biologica. Sul totale di circa 15.500 ettari di superficie vitata, 2.200 sono dedicati a questa, con 275 produttori biologici di cui 50 in biodinamica.

 

La degustazione guidata da Nicola Bonera si è conclusa con l’Alsace Gewurztraminer Grand Cru Schoenenbourg 2010 del Domaine l’Agapé e l’Alsace Gewurztraminer Grand Cru Hengst 2012 del Domaine Zind-Humbrecht. Per ultimo, uno dei calici più rappresentativi di Enozioni 2019, l’Alsace Riesling Vendange Tardive 1988 del Domaine Hugel con i suoi profumi di zafferano, miele di castagno e la lunghissima persistenza gusto-olfattivo è stato un ottimo promemoria in attesa della prossima edizione di Enozioni.


I vini

La degustazione

 

Alsace Zind 2016 - Domaine Zind-Humbrecht: assemblage di 2/3 di chardonnay e 1/3 di auxerrois, frutto della produzione biodinamica di Zind Humbrecht da viti piantate nel 1989 sul Clos Windsbuhl di Hunawihr.

 

Alsace Pinot Noir 2016 - Domaine Pierre Frick: pinot nero vinificato in rosso con metodi biodinamici, presenta all’esame olfattivo note di vinosità e asperità dovute al metodo di vinificazione.

 

Alsace Muscat Grand Cru Goldert 2011 - Domaine Zind-Humbrecht: moscato dalle note di menta e erbe aromatiche al naso e di caramello in bocca, questo vino è prodotto nel cru Goldert nel comune di Gueberschwihr, dai terreni calcareo-marnosi e un’esposizione est/sud-est.

 

Alsace Riesling Grand Cru Brand 2014 - Domaine Zind-Humbrecht: viti coltivate nei terreni di tipo granitici del cru Brand caratterizzato da un’esposizione a sud e una forte pendenza, danno a questo riesling caratteri minerali piuttosto spiccati e una buona acidità.


Il relatore

Alsace Riesling Grand Cru Kessler Vendages Tardives 2009Dirler-Cadé: su terreni ricchi di sabbia, argilla e arenaria del cru Kessler, questo riesling evoca luoghi esotici con i suoi profumi di melassa e dattero. In bocca risulta caldo, ricco e lungo.

 

Alsace Riesling Vendange Tardive 1988Domaine Hugel: al naso si distinguono profumi di zafferano, miele di castagno, propoli, note balsamiche e di canfora. Nonostante i suoi 36 g/L di zucchero, in bocca è quasi secco, grazie all’acidità che riesce ad allungarne il gusto; persistenza gusto-olfattiva lunghissima.

 

Alsace Gewurztraminer Grand Cru Schoenenbourg 2010Domaine l’Agapé: gewürztraminer con una distinta nota salina, proviene da un territorio al nord di Riquewihr: i vigneti sono situati sulla collina di Schoenenbourg, con un’esposizione sud/sud-est, su terreni di tipo “Keuper” (“argille e marne miste a salgemma e gesso, alternate a strati di arenarie e dolomie” cit. Treccani).

 

Alsace Gewurztraminer Grand Cru Hengst 2012 - Domaine Zind-Humbrecht: vino minerale, “piccante” e “nervoso”, questo gewürztraminer, coltivato nel cru Hengst nel comune di Wintzenheim, rispecchia il terreno calcareo-marnoso arricchito da una componente di arenaria.