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Bordeaux: il carattere del mito


Bordeaux: il carattere del mito

È possibile raccontare in una manciata di ore l’essenza di un territorio come Bordeaux?

Ecco la ricetta di Enozioni 2019: metti un campione della sommelierie italiana come Nicola Bonera, un’impeccabile squadra di sommelier AIS, un gruppo di enoappassionati e il gioco è fatto.

 

Da Margaux a Saint Julien, da Pauillac a Saint-Émilion, fino a Sauternes: sono queste alcune delle tappe del racconto di Bonera dedicato ai mitici vini di Bordeaux.

 

Primo territorio francese per viticoltura, 118.000 ettari vitati con una prevalenza di uve a bacca nera, Bordeaux è un burroso susseguirsi di lievi colline che arrivano fino all’Oceano Atlantico, in un falsopiano dolcissimo. Una regione che deve all’acqua molta della propria identità: i fiumi che la attraversano, Garonna e Dordogna, e la vicinanza dell’Oceano, sono parte integrante del terroir e dell’identità stessa della zona, e ne hanno determinato la fortuna commerciale. Il territorio, diversissimo per sottosuolo e composizione, gode di un clima temperato, regolato dalla presenza dei corsi d’acqua. I terreni, per lo più ghiaiosi e drenanti, con una significativa presenza calcarea, hanno le caratteristiche ideali per la coltivazione della vite.


Il relatore

Château Giscours, Grand Cru Classé, Margaux 2013

Petit verdot, cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot compongono lo Château Giscours 2013. Bouquet dolce e vario, niente ci conduce alle classiche note di peperone o foglia di pomodoro, i sentori ricordano piuttosto caffè d’orzo ed erbe fini. Una marcata nota di liquirizia segue la bellissima pepatura, gradevolmente piccante, e si affianca ad aromi più coriacei come la buccia di frutti rossi. All’assaggio si rivela subito figlio del suo anno: immediato, semplice, beverino, non particolarmente vigoroso, con il tannino più marcato all’inizio che si mitiga ingentilendosi pian piano. Ottima persistenza, soprattutto nelle note di caffè che si percepivano già al naso, ma che in bocca si arricchiscono di zucchero caramellato.

 

Château Beychevelle, Grand Cru Classé, Saint Julien 2013

Millesimo dalle rese molto contenute, questo Château Beychevelle 2013, cabernet sauvignon e petit verdot, si contraddistingue da subito per un frutto carnoso, con un buon patrimonio acidico anche se l’annata è stata piuttosto siccitosa. La vendemmia, abbastanza tardiva, concede alla polpa una dolcezza più accentuata e anche le note dell’affinamento in legno prevalgono, con un generoso tocco di vaniglia. Il naso è chiaramente dolce, accogliente, privo aggressività, non eccessivamente complesso nei suoi profumi rilassati e aperti. In bocca la trama tannica è robusta e vigorosa: «stiamo degustando un tipico Bordeaux, da 150 anni fanno vini così», spiega Nicola.

 

Château Pichon Baron, 2ème Grand Cru Classé, Pauillac 2012

Figlio di una vendemmia più classica, il naso si caratterizza per un frutto estremamente dolce e concentrato, quasi zuccheroso, uno sciroppo di ribes nero e mora arricchito subito dopo da note di grafite e tabacco. Profondo e opulento, già dai profumi riusciamo a intuire che l’assaggio sarà pieno e di corpo. Infatti, il vino è piacevolmente masticabile, succoso, di grande equilibrio. «Potrebbe già rasentare l’eccellenza», aggiunge Nicola, «ma ha bisogno ancora di crescere. Ognuno di noi vorrebbe avere nella propria cantina vini come questo».


I vini

Château Smith Haut Lafite, Gran Cru Classé, Pessac-Léognan 2013

Naso meno potente rispetto allo Château Pichon Baron, ma più caldo e avvolgente, si esprime con una nitida immediatezza espressiva di frutti rossi, boiserie e cacao. Una leggerissima nuances di aceto balsamico ne esalta la vivacità accendendo le note di prugna matura e spezie. In bocca le tostature la fanno da padrona mentre al naso non si percepivano con tale nettezza. All’assaggio non manca la freschezza e una piacevole tensione legata al tannino: «si intuisce subito che questo vino avrà una vita più lunga dei precedenti. Per me Château Smith Haut Lafite è sempre una certezza», conclude Nicola.

 

Château Canon la Gaffelière, Premier Grand Cru Classé, Saint-Émilion 2013

Azienda certificata bio, questo Château Canon la Gaffelière, 70% merlot, 5% cabernet sauvignon, 25% cabernet franc, è immediatamente vegetale e ci ricorda lo Château Giscours nelle sue note piccanti e pungenti. Il tannino più rilassato ci fa apprezzare la bella avvolgenza del vino, grazie anche all’alcol gestito con maestria. Il carattere del merlot più aperto, aereo, disponibile, rende questo vino perfettamente gastronomico, anche se il sentore di legno invade un po’ troppo la bocca con il suo aroma di vaniglia.

 

Château d’Yquem, Sauternes 2008

«Non ho mai avuto delusioni da Yquem», esordisce Nicola mentre si accinge a degustare lo Château d’Yquem 2008, sémillon (80%) e sauvignon blanc (20%). Millesimo buono, nulla di trascendentale, ma il vino è di grande finezza e pulizia, e non eccede in sentori di zafferano rimanendo invece delicatamente floreale con le sue note di lavanda e margherita. «Tannico come vino, un Sauternes lo è, perché schiacciando le bucce il tannino diventa parte del vino», spiega Nicola. La bocca è infinita, portentosa, sembra andare a distribuire aromi in punti che non sapevamo di possedere, è talmente elegante che il giudizio non può che essere di eccellenza straordinaria. Mentre lo assaporiamo nella sua totalità, gli aromi di caramella, confetto, radice di liquirizia e miele di castagno continuano a turbinare nel palato.