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La riscossa del Grignolino: la valorizzazione contro i pregiudizi


La riscossa del Grignolino: la valorizzazione contro i pregiudizi

800 anni di storia, una rilevante qualità ottenibile mediante la cura e la passione verso il vitigno, la sua capacità di maturare e migliorare nel tempo: sono le armi che il Grignolino ha a disposizione per rompere i pregiudizi e rinascere nel cuore degli appassionati.

Condivisione, formazione e promozione. Sono questi i tre obiettivi del progetto di valorizzazione denominato “Rosso Grignolino”, nato presso AIS Casale e promosso dal Delegato Daniele Guaschino.

 

Un’idea e una realizzazione nati dal desiderio di ricercare le origini e la qualità di questo vino talvolta poco conosciuto e spesso non adeguatamente stimato, il Grignolino.

 

Il nome dell’iniziativa si ispira al colore tipico e identificativo che si nota appena versato il vino nel calice: un rosso rubino/granato poco intenso, dotato di ottima trasparenza. Un elemento imprescindibile, come il corredo aromatico di frutti e fiori rossi, di spezie intriganti e un sorso qualificato da finezza, freschezza e tannino.

 

Ad accompagnare il Delegato, i sommeliers e degustatori Denis Mazzucato, Gian Piero Ottavis e Stefano Di Bona, tutti partecipanti attivi nel progetto.

 

A partire dagli anni ’90, il Grignolino si trova a fronteggiare due grandi limiti: un’importante retrocessione nel gusto degli appassionati e dei consumatori - che richiede prodotti di strutture più importanti -, e la sua reputazione di vino semplice, non adatto all’uso del legno, da bere solo giovane e con limitate speranze di longevità. Tutti pregiudizi che, grazie a una comunicazione basata su una convinta valorizzazione e progetti al pari di quello di AIS Casale, che non hanno ragione d’esistere, e che si sgretoleranno durante la serata.


Il relatore

Innanzitutto la prima carta da giocare è la sua storia, che affonda le radici nel Medioevo, a partire dal 1200. La prima citazione, come vitigno di pregio e presente sul territorio del Monferrato, è datata 1246. Tra il 1612-1616 è saldamente presente nell’inventario dei possedimenti e delle entrate della Fortezza di Casale. Il massimo fulgore si registra nel 1891, quando il Re Umberto I di Savoia, durante la sua visita all’Esposizione e fiera di vini nazionali di Alba, ne elogiò le sue qualità e lo volle come vino di corte. Fino agli anni ’80 del secolo scorso veniva annoverato tra i vini più importanti del Piemonte, sovrastando anche la Barbera, riuscendo a spuntare prezzi del tutto simili al Barolo e al Barbaresco. Nel ‘73 e nel ‘74 veniva riconosciuta anche la territorialità, con le denominazioni Grignolino d’Asti DOC prima e Grignolino del Monferrato Casalese DOC poi, divise latitudinalmente dal fiume Tanaro.

 

La seconda carta è la qualità, che se ricercata con passione e dedizione, diventa un vero jolly. Questo vitigno richiede, rispetto ad altre varietà piemontesi, una maggior cura, necessitando di terreni possibilmente marnosi, dalla felice esposizione al sole e dalle giuste pendenze, caratteristiche queste che le dolci colline casalesi garantiscono, mentre il territorio dell’astigiano, composto principalmente da sabbie, permette di produrre vini fini ma inferiori in longevità e complessità. I suoli migliori, una vendemmia manuale e l’ideale maturazione dei grappoli garantiscono la base per prodotti dall’ampia possibilità di abbinamento, complessi, dal potenziale di elevazione nel tempo e dalla grande bevibilità.

 

L’asso nascosto nella manica è l’uso sapiente del legno, con affinamenti anche prolungati, a dispetto del luogo comune secondo il quale una botte sarebbe sprecata per questo vitigno. L’uso di barrique, tonneau o recipienti di legno di grandi dimensioni garantiscono stabilità di colore e integrazione dei tannini. La gestione di questi ultimi è molto delicata per l’ampia presenza di vinaccioli negli acini che rischiano di conferire al vino un’astringenza sgraziata. La medesima piacevolezza e qualità si può raggiungere anche nel caso in cui la produzione avvenga unicamente in acciaio.

 

Poiché la teoria deve essere necessariamente accompagnata dalla pratica, si degustano sette Grignolino del Monferrato Casalese DOC, tutti serviti all’ideale temperatura di servizio di 12-14 °C.

 

La versione 2017 di Tenuta Tenaglia e il Bricco Mondalino 2017 di Gaudio introducono nel migliore dei modi le caratteristiche tipiche del Grignolino casalese. Il primo si presenta con un colore rosso decisamente tipico, con sentori di ciliegia e amarena, pepe e rosa canina, un tannino piacevolmente presente accompagnato dalla freschezza e un alcol equilibrante, il tutto con buona persistenza. Il secondo mostra un colore più intenso, note di melagrana matura, lampone, pepe rosa e genziana, una trama tannica soddisfacente, un’acidità che verrà domata nel tempo e lungo finale.


I vini

Appena più maturo il Tumas 2015 di La Scamuzza, prodotto in acciaio come i primi due, in cui si riconoscono ciliegia matura, frutti di bosco, rosa, pepe nero, tannino integrato e ottima persistenza.

 

Il Bricco del Bosco Vigne Vecchie 2014 di Accornero fa da perfetto apripista ai Grignolino lavorati in legno: il suo colore più intenso rispetto ai precedenti, i sentori di marasca, fragola, ribes, viola, pepe, caffè, liquirizia e sbuffi balsamici. La struttura importante, il tannino presente ma fuso, la morbidezza in equilibrio con la freschezza e la lunga scia fruttata e speziata, rivelano quanto questo vitigno sia capace di adattarsi alla botte.

 

Con gli ultimi tre vini, al legno si unisce l’effetto benefico del tempo trascorso in bottiglia.

 

Il Golden Arbian 2013 di Angelini Paolo, oltre alla frutta e spezie tipiche regala note di arancia sanguinella, violetta, rosa e un tocco balsamico. Al sorso i sapori sono coerenti, il tannino è ben fuso con le altre durezze completate da una bella struttura e dalla persistenza molto soddisfacente.

 

Nel Primo Canato 2012 di Canato i riconoscimenti spaziano dal rosmarino alla macchia mediterranea, dal rabarbaro alla parte fruttata, con arancia amara e frutti di rovo, dal pepe rosa alla viola selvatica; all’assaggio è fresco, molto piacevole, con tannino e lunghezza agrumata mirabile.

 

Infine, l’Uccelletta 2012 di Vi.Ca.Ra. ci regala frutti rossi, una delicata pesca bianca, agrumi, liquirizia, un corredo di spezie e tostatura eleganti; in bocca l’equilibrio tra le varie componenti è in via di definizione ottimale, con degna e lunga conclusione.