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Franciacorta, Oltrepò Pavese e Trentino. Alla scoperta del Metodo Classico del nord Italia


Franciacorta, Oltrepò Pavese e Trentino. Alla scoperta del Metodo Classico del nord Italia

Nell’ambito della rassegna Vinovagando, Sara Missaglia ha condotto una serata dedicata alle nobili bollicine Metodo Classico prodotte in tre storici areali che hanno saputo interpretarle ai massimi livelli in Italia.

Dalla leggenda dell’abate Dom Pérignon parte la grandissima avventura della rifermentazione in bottiglia.

 

Le bollicine - esordisce Sara - richiamano da sempre l’idea della festa. Ma non solo. Madame Bollinger diceva:

 

«Lo Champagne lo bevo quando sono contenta, e quando sono triste. Talvolta lo bevo quando sono sola. Quando ho compagnia lo considero obbligatorio. Lo sorseggio quando non ho fame, e lo bevo quando ne ho. Altrimenti non lo tocco, a meno che non abbia sete».

 

Per molto tempo in Italia abbiamo parlato di metodo champenoise (termine ormai da anni messo al bando) per indicare i vini spumanti prodotti secondo metodo classico. Lunga e dibattuta è la diatriba su chi sia stato effettivamente il primo a produrre, nel nostro paese, un vino con rifermentazione in bottiglia. I testi attribuiscono tale paternità a Camillo Gancia ad Asti, seguito dopo qualche anno da Antonio Carpenè a Conegliano. La critica contemporanea è tuttavia abbastanza concorde nel ritenere questi ultimi dei precursori, e Giulio Ferrari a Trento, nel 1902, il primo a ottenere un vero e proprio Metodo Classico.


Il relatore

Addentriamoci, grazie a Bollicino (un simpatico personaggio di fantasia disegnato per l’occasione da Sara stessa), nei territori che saranno protagonisti della degustazione. La Franciacorta è un grande triangolo collocato in provincia di Brescia, che una cortina di colline circostanti e l’effetto mitigatore dal lago d’Iseo proteggono dalle correnti fredde. Il consorzio Franciacorta nasce nel 1990, e ad oggi sono associate 116 aziende. I vitigni utilizzati per la spumantizzazione sono chardonnay, pinot nero, pinot bianco e, entrato del disciplinare della DOCG a partire dal 2017, erbamat. Quest’ultimo è un vitigno autoctono a maturazione tardiva, caratterizzato da elevata acidità. Il suo impiego è legato a due motivazioni principali: da un lato il desiderio di recuperare una varietà tipica del territorio, dall’altro la necessità di compensare gli effetti del cambiamento climatico a cui stiamo assistendo negli ultimi anni, inserendo una sferzata di freschezza.

 

Franciacorta DOCG Nature Berlucchi ‘61 2012 – Berlucchi

chardonnay 70%, pinot nero 30%

Splendido colore paglierino carico, all’olfatto eleganti sensazioni floreali che rimandano al sambuco, all’acacia e che virano poi verso la cera d’api. Esce quindi una nota legata a erbe aromatiche e a sensazioni minerali di roccia, grafite e calcare. Sullo sfondo si stagliano ricordi di zenzero e di lavanda. All’assaggio la bollicina fine dà una sottile pungenza molto piacevole ed estremamente appagante. Il finale è sapido, quasi salato, a ricordare addirittura una Margarita messicana.

 

Franciacorta Brut Saten Cesonato - Villa Crespia

chardonnay 100%

Se nel precedente i fiori e i frutti erano più croccanti, in questo vino il frutto sembra più maturo, quasi tendente al cotto. Anche il colore è più carico, anche grazie a un passaggio in legno. Al naso avvertiamo pan brioche, semi di sesamo tostato, sensazioni di torrefazione. La componente floreale è tenue e declinata su sentori di appassimento. La sensazione è quella di un calice avvolgente, quasi opulento. L’assaggio conferma l’idea di vino pieno, morbido, carezzevole e rotondo. Entra in bocca con delicatezza e con grande garbo, composto e perfettamente equilibrato.

 

L’Oltrepò Pavese è un crocevia di quattro regioni, una specie di crogiuolo di culture. In questo territorio passa il 45° parallelo considerato la latitudine nord ideale per la viticoltura. In Oltrepò si produce il 62% del vino di Lombardia. Grandissimi personaggi del XX secolo come Veronelli, Brera, Soldati erano innamorati dei vini di questa terra. La matrice geologica è prevalentemente argillosa e calcarea, incline a dare vini di notevole potenza. La spumantizzazione, di antica tradizione in Oltrepò, vede come protagonista assoluto il pinot nero, autentico vitigno simbolo del territorio e, a complemento, chardonnay, pinot grigio e pinot bianco.

 

Vino Spumante di Qualità Brut Pinot Nero – Monsupello

pinot nero 90%, chardonnay 10%

Il colore carico riconduce alla prevalenza di un vitigno a bacca rossa. La bollicina è fine e persistente. L’apertura olfattiva si gioca sul lievito e sui piccoli frutti rossi. Emergono, a seguire, la ginestra, il fiore d’arancio e un tocco di frutta esotica, soprattutto mango. Ben avvertibile anche una componente di speziatura di pepe, di bacca di vaniglia e di cumino. Al palato molto piacevole, con una freschezza importante che va a braccetto con una buona sapidità. Ottima persistenza.


I vini

Pinot Nero Spumante Classese DOCG Metodo Classico 2010 – Quaquarini

pinot nero 100%

Dalla boulangerie alla pâtisserie, i 64 mesi sui lieviti ci regalano un bouquet olfattivo importante che rimanda a ricordi di pan brioche, panettone e croissant salato. Si fanno poi larghe le sensazioni di vaniglia e fiori che virano, dopo qualche secondo, sul miele e sulla cera d’api. E poi ancora torrone, zenzero candito e ricordi di smalto a chiudere. L’esame gusto-olfattivo ci indica una perfetta corrispondenza naso-bocca. La beva conferma la sensazione di opulenza e di avvolgenza - generalmente atipica per un pinot nero - come se la lunga permanenza sui lieviti avesse in qualche modo addomesticato la muscolosità del vitigno.

 

Il Trentino è un territorio montano caratterizzato da un clima alpino, con un bacino idrico importante quale il lago di Garda da cui soffia un vento caldo, l’Ora, che accarezza i vigneti. Circa il 50% della superficie trentina è vitata, e la produzione di spumante ha qui un ruolo prevalente, con circa 800 ettari complessivi occupati dalla Trento DOC. L’elemento di novità in Trentino è un diverso metodo di allevamento della vite, la pergola. Si tratta di un sistema in cui le piante sono disposte a formare una sorta di “casetta”, dalla quale i grappoli pendono e risultano protetti dal sistema fogliare dall’eccessiva esposizione all’irraggiamento solare. La Trento DOC nasce nel 1993 e comprende oggi 45 case spumantistiche. I vitigni usati sono chardonnay, pinot nero, pinot bianco e meunier.

 

Trento DOC Brut Nature Riserva 2013 – Bellaveder

chardonnay 100%

Molto luminoso, all’olfatto rivela fiori bianchi e frutti croccanti quali mela acidula, frutta esotica e un ricordo di ananas: un versante olfattivo che riporta a sensazioni di grande freschezza. All’assaggio ritroviamo tocchi agrumati e di nuovo una piacevole freschezza che ci regala in bocca anche suggestioni minerali di roccia.

 

Trento DOC Brut Riserva Graal – Altemasi

chardonnay 70%, pinot nero 30%

Da vigneti collocati ad altitudini piuttosto elevate, è un vino che fa 70 mesi sui lieviti. Il bouquet al naso è ampio, declinato sul frutto dolce con una componente che rimanda alla vaniglia e alla pasticceria. A queste note di decisa morbidezza fanno da contrappunto elementi minerali quasi da crackers salati. La beva è appagante, viva e vibrante. Il sorso si presenta con una bella spinta acida rinfrescante, per poi chiudere con una persistenza da maratoneta.