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Hallowine, nessun dorma


Hallowine, nessun dorma

Streghe, scheletri, maghi e fattucchiere, gnomi, gatti neri e pipistrelli: la notte di Halloween si può tutto, o quasi.

Non si finisce mai di giocare e, per questa sera, gli abiti seriosi e le parrucche da gran soirée non sono ammesse.

 

Jack-o'-lantern è ovunque: lanterne a forma di zucca (anche se in origine erano grandi rape) illuminano la sala del Westin Palace Hotel, pronta ad accogliere una serata di festa. Trick-or-treat (dolcetto o scherzetto, in italiano) è il mantra scherzoso di questa notte, che nell’ultimo secolo ha assunto sembianze più commerciali rispetto al significato originario.


Il relatore

Tante storie e tante paternità: forse le sue origini risalgono all’epoca romana, con una festa dedicata a Pomona, dea dei frutti e dei semi; o forse Halloween non è altro che la trasposizione di Samhain, una festa celtica legata alla fine dell’estate. Anche il Cattolicesimo ha un ruolo importante, se teniamo conto che nell'840 Papa Gregorio IV istituì per il 1º novembre la festa di Ognissanti, conferendo una veste religiosa alla festa profana dell’antichità. Halloween altro non è che la rielaborazione fonetica di All Hallows' Eve, la "Notte di tutti gli spiriti sacri", ovvero la vigilia di Ognissanti. Che sia sacra o profana, la notte esorcizza paure e spiriti maligni, e vira verso colori tematici: l’arancione alternato al viola e al nero è il motivo dominante, in abbinamento a ragni e ragnatele, fantasmini, cappelli, bacchette magiche, strani oculari e mani scheletriche.

 

Decisamente vivi i partecipanti alla serata di Hallowine: il naming è figlio della fantasia di Davide Garofalo, maestro di cerimonia della serata che, con Augusto Tombolato, Chef Executive del Westin Palace Hotel, ha messo a punto un menù “terrificante”, in perfetta sintonia con la serata.

 

Piatti e vini per fare festa, ricchi di profumi, aromi, sensazioni saporifere e gustative che con fantasia incuriosiscono i tavoli: si degusta, si chiacchiera, si gioca. Si torna un po’ bambini, con il desiderio di suonare i campanelli e di combinare piccole marachelle in cerca di una caramella.


Il relatore

Si comincia con gamberi in tempura avvolti in pasta kataifi e mousse di melanzane: piccole mummie profumate, proposte in abbinamento (centratissimo per colori e sensazioni) con Franciacorta Brut Riserva CruPerdu 2009 di Castello Bonomi. Il Monte Orfano, dove vengono allevati i vigneti di questo assemblage 70% chardonnay e 30% pinot nero, altro non è che un grande agglomerato di origine marina, un anfiteatro naturale che garantisce la perfetta maturazione delle uve. Il vino non ha l’irruenza dialettica del frutto: sprigiona sentori piacevoli e delicati di erbe aromatiche, esprimendo al palato grande sapidità. I gamberi regalano dolcezza, e dalla pasta che li avvolge arriva la croccantezza. La mousse è rinfrescante, una nota vegetale che regala freschezza e sprint al piatto.

 

I Ragnolotti, ravioli neri con totani, patate e crema di provola, trovano nel Campania Bianco 25 Rare 2012 dell’Azienda Agricola Nativ il corretto bilanciamento: molto interessante l’origine del nome del vino, che vuole che 25 fossero le Rare, ossia i gradini, che collegano il centro storico della città irpina di Paternopoli alla parte nuova, riedificata dopo il terribile terremoto del 1980. Greco di Tufo e Fiano di Avellino uniti in un abbinamento ingegneristico: lo scatto del Greco, centometrista dai toni agrumati, e il Fiano, che con la sua acidità regala longevità al vino. Una cucina di mare rivisitata con contributi di terra, dalla patata alla provola, che si sposano con l’aromaticità del vino.


I vini

Il polpo è arrostito, e si presenta su una vellutata di pomodori gialli e zucca: l’abbinamento con il vino rosso di Le Piane, il Piane 2011, è ambizioso. Croatina quasi in purezza, inizialmente un po’ irruento e arrembante, il vino trova in pochi minuti la sua espressione più felice: il frutto si fa più nitido tra sentori di ciliegia e cacao, e l’eleganza si declina in una grande e piacevole beva. Abbinamento pesce e vino rosso, in linea con le ultime tendenze che prevedono corpo e struttura con piatti dall’aromaticità intensa: la parte arrostita è sapida e piena, ricca di materia, addolcita dalla vellutata di zucca e ben compensata dalla spinta fresca del pomodoro giallo. Cromatismi energetici, amplificati dal vino.

 

Gran finale con panna cotta ai lamponi e cialda di zucchero vetrificato, con Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese 2014 dell’Azienda Francesco Quaquarini: nessun dolce è mai stato così deliziosamente spaventoso, con lo zucchero che ricorda una lama da Profondo Rosso. Approvazione assicurata anche da Dario Argento, ne siamo certi. Il vino, certificato biologico, rilascia al naso piacevolissime note di camomilla selvatica, di Achillea, di tisane da erbe officinali: la componente tannica del vino ha un effetto nettante sulle sensazioni morbide, avvolgenti e dolci della panna, per un abbinamento sicuramente centrato.

 

E sulle parole di Shakespeare la serata volge al termine: tutti a casa, lasciamo solo qualche calice per gli spiriti errabondi:

 

«ora è nella notte il momento delle streghe, quando i cimiteri sbadigliano e l’inferno stesso alita il contagio su questo mondo».