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François Mauss e il World Wine Symposium


World Wine SymposiumIl fondatore del "Grand Jury Europeen" ci accompagna alla scoperta della manifestazione enologica più esclusiva al mondo

Incontriamo François Mauss  al termine della cena di gala della seconda edizione del World Wine Symposium che si è tenuto a Villa d’Este di Cernobbio dal 28 al 31 ottobre 2010.
Francois Mauss, oltre ad essere promotore del symposium, è stato anche il fondatore, nel 1996, del Grand Jury Europeen.

Come è nata l’idea del World Wine Symposium?
Sono nove anni che vengo a Villa d’Este con il Grand Jury Europeen, un gruppo di degustatori di tutto il mondo: ne fanno parte italiani, francesi, tedeschi, portoghesi e di altre nazionalità. Con loro degustiamo grandi vini per attribuire un punteggio che sia il frutto di una valutazione collegiale non legata al gusto personale.
All’inizio dello scorso anno, l’amministratore delegato di Villa d’Este, monsieur Droulers, mi chiama e mi dice: “Francois, bisogna che ci vediamo!”. Penso che mi voglia dire che abbiamo utilizzato un po’ troppo la Villa esortandomi a cercare un altro luogo per i nostri incontri. Non è così, anzi, è proprio il contrario: “Francois, sono molto contento delle nostre relazioni, ma occorre che miglioriamo, fatti venire in mente qualcos’altro”.  Erano tre anni che stavo pensando ad un Wine Symposium, per riunire tutti i più importanti attori della filiera del vino e riflettere sui problemi e sulle eventuali soluzioni.


Proprio come i politici e gli economisti fanno a Davos.
Esattamente. Però non per il concetto di economia liberale ma per il metodo di lavoro: riunire i principali interlocutori, discutere insieme ed esaminare le nuove idee. Dunque, monsieur Droulers mi ha dato subito il suo assenso e l’anno scorso abbiamo creato il primo World Wine Symposium.
Il mondo del vino, del grande vino, non è organizzato; le persone si conoscono ma non ci sono momenti di dibattito tra di loro e questo è negativo. In tanti altri settori industriali vi sono invece degli organismi di aggregazione. Desideravo un contesto un po’ al di fuori delle organizzazioni ufficiali, come, per esempio, i consorzi delle denominazioni.
La location qui è ideale: la villa sorge all’interno di un parco di nove ettari, non in città; lo scenario è magnifico, a bordo del lago, in un luogo conosciuto nel mondo intero. Ho riservato tutto l’hotel: 160 camere. I partecipanti sono per circa il 40% produttori, per il 20% fornitori, per il 10% giornalisti e altrettanti politici; il resto è costituito da grandi appassionati di vino.
Organizziamo seminari su temi specifici, durante i quali il relatore illustra il suo punto di vista; le riflessioni sono poi spunto di discussione tra tutti i partecipanti. Gli atti del convegno costituiranno una linea di condotta comune.


Francois MaussParlava di politici, quale è il rapporto tra il mondo del vino e la politica?
Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo è stato presente all’inaugurazione. Ai prossimi incontri vorrei chiedergli di adoperarsi affinché si ponga un limite alla connessione nefasta tra alcol e vino; sappiamo che nel vino c’è alcol, ma il vino non è solo questo; esistono molti altri valori da preservare: la cultura e la storia. È fondamentale. Il giorno in cui toglieremo dal vino la cultura e la storia, il vino non esisterà più; sarà un prodotto come un altro, come un bicchiere, un fiammifero o un telefono. Il resto del mondo vuole spingerci a rendere il vino un prodotto standardizzato, sottoposto alle regole della concorrenza. E questo non lo possiamo accettare.


Che cosa intende per “il resto del mondo”?
Intendo il Nuovo Mondo, dove le produzioni sono di massa, di milioni di bottiglie.
La nostra attenzione, invece, si focalizza sui Paesi nei quali la viticoltura è storica, come, ad esempio, l’Italia e la Francia, la Germania e l’Austria, senza dimenticare la Svizzera.
Il World Wine Symposium si prefigge lo scopo di permettere alla persone si incontrarsi e di confrontarsi. Tutti conoscono Romanée-Conti o Château Ausone, ma qui abbiamo la possibilità di parlare con monsieur Vauthier, il proprietario, o con monsieur Magrez, proprietario di 32 Château, oppure con Piero Antinori. A questo Symposium partecipano persone che arrivano da tutte le parti del mondo.
E’ straordinario il fatto che nessuno sia qui per vendere. Nelle fiere come VinExpo o Vinitaly, tutti sono là per promuovere i loro vini: ogni produttore vorrebbe che gli altri interlocutori ascoltassero la sua storia mentre gli altri, a loro volta, vogliono anch’essi raccontare la loro azienda. Qui invece non è così: siamo qui per riflettere, ci piacciono le idee nuove e tentiamo, insieme, di sviluppare alcuni concetti.


Ci parli dei temi affrontati durante questa seconda edizione del Symposium.
Oggi abbiamo riflettuto su come parlare di vino ai giovani, è necessario riflettere sull’argomento se vogliamo guardare al futuro: un seminario magnifico con Robert Pitte, già presidente dell’Università della Sorbona di Parigi. Nei giorni scorsi, il professor Alberto Bertelli dell’Università Statale di Milano, il professor David Khyat dell’Institut National du Cancer di Francia e il professor R. Curtis Elisson della Boston University hanno esaminato il rapporto tra vino e salute.


E per il futuro?
Tutti questi temi necessitano di tempo per svilupparsi, ancora tre o, forse, quattro anni.
Credo fortemente che con il World Wine Symposium Villa d’Este potrà diventare in futuro, per qualche giorno all’anno, il centro mondiale del vino di qualità.