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Maremma, la Toscana che sorprende


 Maremma, la Toscana che sorprende Un banco di degustazione e una masterclass di approfondimento sui vini della Maremma Toscana: una terra tra mare e terra a tratti incontaminata e selvaggia ma, come scriveva Carducci, l’unica che riusciva a scaldargli il cuore.

La Maremma è una terra carica di sole: ci troviamo nella parte meridionale della regione, in un’area ricompresa tra le pendici del Monte Amiata, i rilievi collinari dei fiumi Fiora, Albegna e Ombrone e la costa, il Monte Argentario e l’isola del Giglio, fino a raggiungere le Colline Metallifere ai confini con le province di Livorno, Pisa e Siena.

 

Il verde è il colore di questa terra, disegnata tra vigne e olivi, alberi da frutto, pini marittimi, oleandri, corbezzoli e ginestre, arbusti tipici della macchia mediterranea; antiche vestigia etrusche con la necropoli di Pitigliano, borghi medioevali e castelli da favola che testimoniano quanta storia e quanta cultura abbia alle spalle questa porzione di Toscana. Zone e climi diversi, in grado di personalizzare e di dare sfumature sempre diverse alle produzioni: dal terreno vulcanico dei Monti Volsini e del Monte Amiata (il più grande vulcano spento della Toscana, attivo sino a duecentomila anni fa) alle marne tra il Fiora e l’Ombrone, dalle formazioni argillose dell’alta Maremma ai terrazzamenti a picco sul mare dell’Isola del Giglio e dell’Argentario che, come spugne, ritrasmettono calore alla vigna.

 

Una terra generosa che si snoda intorno alla provincia di Grosseto e offre un bouquet molto ampio di vitigni: non solo sangiovese che è dominatore assoluto del territorio arrivando nelle altre zone della Toscana a rappresentare il 65% del vigneto complessivo. Gli internazionali da un lato (cabernet sauvignon, cabernet franc, syrah, merlot, petit verdot, chardonnay, sauvignon, viognier e alicante, più noto come grenache), e gli autoctoni dall’altro (vermentino, canaiolo, ansonica, trebbiano, malvasia, grechetto, aleatico, ciliegiolo, sangiovese e pugnitello), declinati indistintamente con una mano che, nel tempo, si è fatta più docile e con una personalità sempre più definita.
I relatori

 

Una Toscana che va al di là dei Super Tuscan, che si affaccia al panorama enologico internazionale conquistando gli amanti del nuovo e della diversità. Non a caso il seminario di approfondimento che vede Adua Villa come relatrice, ha come titolo “Maremma: l’altra Toscana del vino”. Una parte di Toscana che, dal 2011, ha un riferimento giuridico definito con l’attribuzione della DOC. Il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, presente al The Westin Palace con il Presidente Edoardo Donato e il Direttore Luca Pollini, svolge l’importante ruolo di valorizzare il territorio vitivinicolo maremmano e il ricchissimo patrimonio ampelografico.

 

In degustazione otto vini molto versatili, diversi tra loro per vitigni e zone di produzione, ma sempre espressione pura di un territorio che si rivela essere di grande interesse. Questi i vini nei nostri calici:

 

Podere Ristella - Maremma Toscana DOC Vermentino 2016 “Bazzico” – vermentino 100%

 

Val delle Rose - Maremma Toscana DOC Vermentino 2016 “Litorale” – vermentino 95%, altri vitigni a bacca bianca 5%


I vini

 

Poggio L’Apparita - Maremma Toscana DOC Rosato 2016 “San Michele n. 3” – sangiovese 100%

 

Sassotondo - Maremma Toscana DOC Ciliegiolo 2015 – ciliegiolo 100%

 

Rocca di Montemassi - Maremma Toscana DOC Rosso 2015 “Rocca di Montemassi” – syrah 35%, petit verdot 35%, cabernet sauvignon 30%

 

Fattoria il Casalone - Maremma Toscana DOC Cabernet Sauvignon 2013 “Il Cucchetto” - cabernet sauvignon 85%, petit verdot 15%

 

Fattoria Mantellassi - Maremma Toscana DOC Alicante 2013 “Querciolaia” – alicante 100%

 

Rigoloccio - Maremma Toscana DOC Merlot 2012 “Abundantia” – merlot 100%

 

La degustazione è nel segno della freschezza, e i vini sono sempre un’espressione territoriale molto attendibile: sono tutti vini con una voce piuttosto alta, puntuali, definiti, da ascrivere al carattere ambientale. L’acidità è sempre qualificante, la salinità ben presente: agili, vibranti, caratterizzati da un naturale equilibrio. Vini che nascono in luoghi idonei con uve idonee. Come sottolinea Adua, sono vini che chiamano cibo e che, in abbinamento, esplicitano le sensazioni gustative. Ed è in questo contesto che letteralmente esplode il vermentino, una varietà che deve comunicare il mare: salmastro e sapidità si fondono sprigionando un bagaglio aromatico che sorprende. Così come il sangiovese vinificato in rosato è espressione di una mineralità che lo avvicina ai vitigni a bacca bianca, il ciliegiolo si presenta nella sua potenza.

 

Sui vitigni internazionali emerge una marcia stilistica diversa, con una rotondità di bocca non comune e una alcolicità che poi rallenta per lasciare spazio alla sapidità e a una sensazione di grande pulizia. Il vino rosso sembra concentrarsi sull’impatto tattile del tannino, piacevole ed elegante. Vini di corpo e di memoria, caratterizzati da una mano leggera nella vinificazione, dove l’uva è molto presente: il calice, un tempo ricco e opulento per sovrastrutture, oggi si presenta snello, versatile, eclettico, più adatto in abbinamento. Less is more, come si dice di questi tempi e come scrive Franco Arminio “oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere”. La vera ricchezza dei giorni nostri è la limitazione, per valorizzare ciò da cui tutto ha origine: l’uva.