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A spasso per la Francia: alla scoperta dei grandi bianchi d’oltralpe


A spasso per la Francia: alla scoperta dei grandi bianchi d’oltralpe

Dopo i due incontri interamente dedicati ai “grandi” vini rossi francesi guidati da Samuel Cogliati, passiamo ad esplorare il mondo dei vini bianchi esplorato applicando il medesimo concetto.

Punto di partenza è la cultura d’oltralpe, da sempre legata alla vinificazione in bianco di alta qualità che conduceva, e tutt’ora porta, alla produzione di vini capaci di sfidare il tempo e che migliorano con il passare degli anni.

 

Basti pensare a due fatti: nell’olimpo francese trovano stabilmente posto alcune etichette bianche di grande fama mondiale e, nel passato, era tradizione offrire agli ospiti un bianco affinato.

 

Il discorso legato alla grandezza dei vini bianchi richiede ben due incontri per analizzare nel dettaglio gli elementi qualitativi che devono essere necessariamente presenti come la complessità olfattiva e gusto-olfattiva, la tensione acido-sapida, l’equilibrio e la finezza del sorso, e la longevità nel tempo. Per ottenere tutto ciò sono fondamentali le scelte agronomiche in vigna e produttive in cantina. Le prime riguardano soprattutto il terreno, il clima e i vitigni coltivati, essenziali per il risultato e punto di partenza dal quale prendere tutte le decisioni relative al sistema colturale e all’epoca vendemmiale. Le seconde interessano in particolare la fermentazione alcolica, l’uso di lieviti selezionati o indigeni e la temperatura alla quale ha luogo, e il successivo élevage, in legno o altri materiali entrambi decisivi per gli aromi del prodotto finale.

 

Dopo una carrellata dei principali vitigni a bacca bianca, circa 115 in tutto, e dei terroir francesi con la Borgogna come punto di riferimento, siamo passati all’assaggio di dodici vini potenzialmente grandi. D’altronde la prova decisiva si ha all’interno del bicchiere e non nell’etichetta, motivo per cui le due degustazioni sono avvenute alla cieca, per essere scevri da ogni condizionamento.


Il relatore

Il primo incontro inizia dalla Champagne, con il giovanile e floreale Champagne Brut Rèserve Verzy Grand Cru L’Atavique di Mouzon-Leroux (pinot noir 60% e chardonnay 40%, più di 30 mesi sui lieviti, dosaggio 3 g/L), dal gusto pieno e vibrante, e dal cremoso e speziato Champagne Extra-brut Blanc de Blancs Grand Cru Minéral 2010 di Agrapart (chardonnay 100%, 63 mesi sui lieviti, dosaggio 4 g/L), fresco e persistente.

 

Ci spostiamo poi verso il fiume Rodano, incontrando l’Hermitage Blanc Chante-Alouette 2015 di Michel Chapoutier (marsanne 100%, vinificazione per un terzo in legno) ancora giovane, ma espressivo grazie ai suoi agrumi in fiore e frutta e alla morbidezza all’assaggio.

 

Altro passo verso la parte meridionale francese e ci fermiamo in Provenza, regione più nota per i rossi, ma capace di regalare perle bianche come il Bandol Blanc 2001 di Château Sainte-Anne (clairette 50% e ugni blanc 50%), dal naso ampio, con riconoscimenti di frutta gialla appassita, pasticceria, fiori gialli, cera d’api, spezie e resina. Una bocca che ha raggiunto la perfetta maturità, con tensione e morbidezza in ottimo equilibrio e lunghissima persistenza. Non da meno il Palette Blanc 2001 di Château Simone (clairette 80%, grenache blanc 10%, ugni blanc 6%, bourboulenc e moscato bianco 4%, 18 mesi in botte grande sulle fecce fini e poi 12 mesi di barrique), balsamico, denso di erbe aromatiche e sensazioni olfattive ancora fresche, con un sorso che mette in chiaro come questo vino abbia ancora tanta strada davanti, grazie alla grande tensione acida e, soprattutto, sapida e il suo lungo finale mentolato.

 

Per concludere la prima delle due serate, una puntatina nel Sud-Ovest, con il Gaillac doux Vin d’Autan 2008 di Domaine Plageoles (ondenc 100%, solo acciaio), fine e opulento, equilibrato e persistente.


I vini

Il tour francese del secondo incontro si apre sul fiume Loira, con il Vouvray Tendre 2015 di Domaine Vincent Carême (chenin blanc 100%, affinamento in legno), floreale e fragrante, giovane e intrigante in bocca. Approdiamo poi in Alsazia, degustando l’Alsace Riesling Grand Cru Brand 2014 di Domaine Zind-Humbrect (riesling 100%, 23 mesi in acciaio), molto complesso e affascinante all’olfatto, completo e lungo all’assaggio.

 

Ci concediamo un soggiorno in Borgogna, in particolare nello Chablis e nella Côte d’Or. Come primo vino abbiamo lo Chablis “Coteau de Rosette” 2012 di Alice et Olivier De Moor (chardonnay 100%, 11 mesi in legno), dal naso riservato ma interessante, soprattutto speziato, e dalla bocca di grande tensione. Ci riserva una maggiore soddisfazione lo Chablis 1er Cru Montmain 2010 di Domaine Pattes-Loup (chardonnay 100%, affinamento in legno) grazie alla tanta frutta elegante e un perfetto bilanciamento tra tensione e morbidezza. Infine, ci ammalia il Corton-Charlemagne Grand Cru 2001 di Domaine Bonneau du Martray (chardonnay 100%, 12 mesi in legno piccolo), di grande finezza ed eleganza, dal perfetto equilibrio gustativo.

 

Siamo arrivati alla fine e la degna conclusione di questa lunga esplorazione si conclude nello Jura, grazie al Côtes-du-Jura Vin Jaune 1989 di Château d’Arlay (savagnin 100%, 7 anni in botti scolme), dal naso ampio, esotico ed evoluto, ma che ha ancora tanti anni davanti a sé nonostante abbia già oggi una proverbiale finezza.